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partita iva costi

Partita IVA costi e tasse

SOMMARIO

Quanto costa mantenere una Partita IVA nel 2026? È una delle domande più importanti da porsi prima di iniziare a lavorare in proprio.

Aprire una Partita IVA può essere gratuito, ma mantenerla comporta costi che cambiano in base all’attività svolta, al regime fiscale, alla gestione previdenziale e al fatturato.

La differenza più importante riguarda i costi fissi, che possono essere dovuti anche senza incassi, e i costi variabili, che dipendono invece dai redditi prodotti e dalle caratteristiche dell’attività.

In questa guida scoprirai quanto costa una Partita IVA ogni anno, quali contributi INPS si pagano, quali spese devi prevedere e cosa succede se il fatturato è pari a zero.

Se invece vuoi conoscere esclusivamente i costi iniziali, consulta la nostra guida ai costi di apertura della Partita IVA.

Partita IVA costi: quanto si paga ogni anno?

Il costo annuale di una Partita IVA non è uguale per tutti.

Un libero professionista iscritto alla Gestione Separata INPS, ad esempio, ha obblighi previdenziali diversi rispetto a un commerciante o a un artigiano. Anche il regime fiscale adottato incide sulle imposte e sugli adempimenti contabili.

Per stimare quanto costa mantenere una Partita IVA bisogna considerare quattro categorie di spese:

  1. Contributi previdenziali – versamenti INPS o alla Cassa professionale di appartenenza.
  2. Imposte – tassazione del reddito secondo il regime fiscale applicato.
  3. Gestione fiscale e contabile – dichiarazioni, fatturazione e assistenza del commercialista.
  4. Costi dell’attività – Camera di Commercio, INAIL, software, locali e altre spese operative, quando previste.

Alcuni di questi costi sono fissi, mentre altri aumentano con il reddito o con le dimensioni dell’attività.

Tabella riepilogativa dei principali costi

Voce di costoLibero professionista senza CassaArtigiano o commerciante
Contributi INPSGeneralmente proporzionali al redditoGeneralmente anche fissi sul minimale
Imposte sui redditiIn base al reddito imponibileIn base al reddito imponibile
CommercialistaIn base al servizio sceltoIn base al servizio scelto
Camera di CommercioGeneralmente non previstaGeneralmente prevista
INAILSolo nei casi previstiIn base all’attività e agli obblighi applicabili
Software e strumentiIn base alle necessitàIn base alle necessità

Attenzione: la tabella è indicativa. Gli obblighi effettivi dipendono dall’inquadramento dell’attività, dalla situazione personale e dalle eventuali agevolazioni.

Per le attività commerciali e artigianali è importante verificare anche quando è obbligatoria l’iscrizione al Registro delle Imprese e il pagamento del diritto camerale annuale. Si tratta di adempimenti che possono incidere sui costi di mantenimento della Partita IVA.

Partita IVA con fatturato zero: quali costi si pagano?

Una Partita IVA con fatturato zero non è necessariamente una Partita IVA senza costi.

Molti pensano che, se durante l’anno non emettono fatture, non debbano sostenere alcuna spesa. In realtà, la risposta cambia soprattutto in base all’iscrizione previdenziale.

Libero professionista in Gestione Separata INPS

Per un libero professionista iscritto esclusivamente alla Gestione Separata INPS, i contributi sono generalmente calcolati sul reddito professionale.

Se non viene prodotto alcun reddito imponibile derivante dall’attività, normalmente non sono dovuti contributi previdenziali per quella posizione.

Questo non significa però che non esistano altri costi.

Possono rimanere le spese per il commercialista, gli strumenti utilizzati per lavorare e gli adempimenti fiscali previsti.

Artigiano o commerciante

La situazione è diversa per gli iscritti alle Gestioni INPS Artigiani e Commercianti.

In questi casi, sono generalmente previsti contributi obbligatori calcolati su un reddito minimale, anche quando l’attività non produce reddito.

Per questo motivo un commerciante o un artigiano potrebbe dover versare contributi INPS anche con fatturato zero.

Gli importi vengono aggiornati annualmente e possono essere ridotti in presenza di specifiche agevolazioni.

Per approfondire gli obblighi amministrativi e previdenziali di queste attività, consulta la nostra guida dedicata alle ditte individuali.

Se l’attività non viene più esercitata, è opportuno valutare anche come chiudere correttamente la Partita IVA, anziché mantenerla aperta senza necessità.

Professionista con Cassa previdenziale

Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti e altri professionisti iscritti a una Cassa autonoma devono rispettare le regole del proprio ente previdenziale.

Alcune Casse prevedono contributi minimi obbligatori anche in assenza di reddito, mentre altre applicano riduzioni o esoneri in situazioni particolari.

Prima di aprire una Partita IVA è quindi fondamentale verificare gli obblighi della Cassa di appartenenza.

Per conoscere tutti i passaggi necessari prima di iniziare un’attività, consulta la nostra guida completa su come aprire una Partita IVA nel 2026.

Si pagano le tasse con fatturato zero?

In generale, se non viene prodotto reddito imponibile, non maturano imposte sul reddito derivanti da quell’attività.

Tuttavia, possono rimanere obblighi dichiarativi, costi amministrativi e contributi previdenziali.

Inoltre, fatturato zero e reddito zero non sono sempre concetti equivalenti, soprattutto quando si considerano altri redditi, componenti fiscali o situazioni particolari.

Per questo motivo è importante verificare la posizione complessiva del contribuente.

Contributi INPS Partita IVA 2026: quanto si paga?

I contributi previdenziali rappresentano una delle voci più importanti nel costo di mantenimento della Partita IVA.

L’importo dipende dalla gestione previdenziale alla quale il contribuente è iscritto.

Per una panoramica completa delle diverse gestioni previdenziali, leggi il nostro approfondimento sui contributi INPS per chi apre una Partita IVA.

Gestione Separata INPS

La Gestione Separata riguarda generalmente i liberi professionisti che non dispongono di una Cassa previdenziale autonoma.

I contributi vengono calcolati applicando al reddito professionale l’aliquota prevista per la propria posizione.

L’aliquota può cambiare in presenza di altre coperture previdenziali o di una pensione.

Per il 2026 le aliquote sono state definite dall’INPS con la circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.

La Gestione Separata non prevede generalmente contributi fissi minimi obbligatori indipendenti dal reddito per i liberi professionisti.

La scelta del codice attività e dell’inquadramento previdenziale deve essere effettuata con attenzione. Puoi approfondire il rapporto tra codice ATECO e iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Gestione Artigiani INPS

Chi svolge un’attività artigianale ed è soggetto all’iscrizione alla relativa gestione deve generalmente versare:

  • contributi sul reddito minimale;
  • eventuali contributi aggiuntivi sul reddito eccedente il minimale.

Per il 2026 l’aliquota pensionistica ordinaria è pari al 24%, ferme restando le ulteriori componenti contributive e le regole applicabili.

Il versamento dei contributi minimi può essere dovuto anche quando il reddito dell’attività è pari a zero.

Gestione Commercianti INPS

Per i commercianti il meccanismo è simile a quello previsto per gli artigiani.

Sono generalmente dovuti contributi sul reddito minimale ed eventuali contributi sul reddito eccedente.

Per il 2026 l’aliquota ordinaria complessiva indicata dall’INPS è pari al 24,48%, oltre alle componenti dovute secondo le disposizioni applicabili.

Anche in questo caso possono essere previsti contributi obbligatori indipendentemente dal fatturato.

Riduzioni contributive per il regime forfettario

Gli artigiani e commercianti che applicano il regime forfettario possono, in presenza dei requisiti e delle condizioni previste, beneficiare di una riduzione contributiva del 35%.

L’agevolazione non si applica automaticamente a tutte le Partite IVA forfettarie e non riguarda indistintamente ogni gestione previdenziale.

È necessario verificare le modalità e i termini di accesso al beneficio.

Abbiamo approfondito requisiti e modalità di accesso nell’articolo dedicato allo sconto INPS per i contribuenti forfettari.

Per verificare i requisiti del regime agevolato e le agevolazioni contributive disponibili, leggi la nostra guida al regime forfettario 2026.

Quanto costa il commercialista per una Partita IVA?

Il compenso del commercialista dipende principalmente dal regime fiscale, dal tipo di attività, dal numero di documenti e dai servizi compresi.

Una Partita IVA in regime forfettario richiede generalmente una gestione più semplice rispetto a un’attività in regime ordinario o semplificato.

Prima di scegliere il professionista è importante verificare quali servizi siano effettivamente inclusi nel compenso.

Se hai una situazione particolare o vuoi verificare il corretto inquadramento fiscale e previdenziale, puoi richiedere una consulenza personalizzata con un commercialista online.

Quanto costa la gestione del regime forfettario?

Con Il Commercialista Online, la gestione contabile e fiscale del regime forfettario è proposta a partire da €400 + IVA all’anno, oppure €50 + IVA al mese, secondo la formula contrattuale scelta.

Il servizio comprende l’assistenza fiscale e contabile prevista dall’incarico.

Affidandoci la gestione contabile, l’apertura della Partita IVA è gratuita, restando esclusi eventuali diritti e oneri amministrativi dovuti agli enti.

Quanto costa la gestione in regime semplificato?

La contabilità semplificata richiede generalmente più adempimenti rispetto al regime forfettario.

Possono essere necessarie la registrazione delle fatture, le liquidazioni IVA, gli adempimenti periodici e la dichiarazione dei redditi.

Con Il Commercialista Online, la gestione in regime semplificato parte da €90 + IVA al mese, con dichiarazione dei redditi annuale a partire da €300 + IVA, secondo il servizio concordato.

Prima di confrontare i preventivi, verifica sempre se la dichiarazione dei redditi, le pratiche amministrative e gli altri adempimenti siano compresi oppure fatturati separatamente.

Partita IVA: costi fissi e costi variabili

Per pianificare correttamente l’attività è utile distinguere le spese che si sostengono indipendentemente dagli incassi da quelle che cambiano in base al volume di lavoro.

Quali sono i costi fissi?

I costi fissi possono comprendere:

  • contributi previdenziali minimi, quando dovuti;
  • diritto annuale della Camera di Commercio, quando previsto;
  • compenso del commercialista;
  • abbonamenti a software e servizi digitali;
  • canoni di affitto;
  • assicurazioni e altri costi ricorrenti;
  • eventuali spese amministrative obbligatorie.

Non tutte queste spese sono presenti in ogni attività.

Un professionista che lavora da casa può avere una struttura di costi molto diversa rispetto a un negozio o a un laboratorio artigianale.

Tra le spese da pianificare rientrano anche i programmi per emettere e conservare le fatture. Scopri quale software di fatturazione elettronica scegliere.

Per le attività soggette a specifici adempimenti comunali, è utile conoscere anche come funziona la SCIA e quando è necessaria.

Quali sono i costi variabili?

I costi variabili dipendono generalmente dal livello di attività.

Tra questi possono rientrare:

  • acquisto di merci e materie prime;
  • commissioni sui pagamenti;
  • trasporti e spedizioni;
  • collaborazioni e prestazioni esterne;
  • spese pubblicitarie;
  • consumi collegati alla produzione o alle vendite.

Le imposte e i contributi proporzionali al reddito rappresentano ulteriori uscite da pianificare, anche se non sono costi operativi variabili nello stesso senso delle merci o delle commissioni.

Quanto si paga di tasse con una Partita IVA?

Le imposte dipendono dal regime fiscale adottato e dal reddito imponibile prodotto.

I due principali sistemi da confrontare per una persona fisica sono il regime forfettario e il regime ordinario, eventualmente con contabilità semplificata.

Tasse nel regime forfettario

Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva generalmente pari al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano specifici requisiti.

L’imposta non viene calcolata direttamente sull’intero fatturato.

Per determinare il reddito imponibile si applica ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata.

Dal reddito così determinato possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati, secondo le regole previste.

Nel regime forfettario le spese effettivamente sostenute per l’attività non sono deducibili analiticamente. Il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività, mentre i contributi previdenziali obbligatori versati possono essere dedotti secondo le regole previste. Per approfondire, scopri quali costi si possono scaricare nel regime forfettario.

Per capire quando si applica l’aliquota ridotta e quando quella ordinaria, consulta l’approfondimento sul regime forfettario con imposta al 5% o al 15%.

Esempio semplificato

Un professionista con:

  • compensi annui di €30.000;
  • coefficiente di redditività del 78%;
  • imposta sostitutiva del 15%;

avrebbe un reddito forfettario iniziale di €23.400.

L’imposta teorica, prima di considerare la deduzione dei contributi previdenziali, sarebbe pari a €3.510.

L’imposta effettiva può quindi essere inferiore, in funzione dei contributi deducibili e della situazione fiscale.

L’esempio non comprende il calcolo dei contributi INPS.

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Utilizza il nostro simulatore gratuito per ottenere una prima stima delle imposte e dei contributi previdenziali nel regime forfettario.

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La simulazione è indicativa e non sostituisce una valutazione fiscale personalizzata.

Tasse nel regime ordinario o semplificato

Nel regime ordinario il reddito imponibile viene determinato tenendo conto dei ricavi o compensi e dei costi fiscalmente deducibili, secondo le regole applicabili alla specifica attività.

La tassazione avviene generalmente attraverso l’IRPEF progressiva e le relative addizionali.

L’IVA viene gestita secondo le regole ordinarie, con gli obblighi di fatturazione, liquidazione e versamento previsti.

Attenzione: dal 2022 le persone fisiche esercenti attività commerciali, arti e professioni non sono più soggette all’IRAP.

Il regime ordinario può risultare conveniente quando l’attività sostiene costi elevati oppure non possiede i requisiti per accedere al regime forfettario.

La deduzione delle spese può incidere significativamente sul reddito imponibile. Scopri quali costi sono fiscalmente deducibili e quali limiti occorre rispettare.

Quanto costa una Partita IVA forfettaria rispetto a una ordinaria?

La differenza principale riguarda il sistema di tassazione e gli adempimenti.

CaratteristicaRegime forfettarioRegime ordinario o semplificato
TassazioneImposta sostitutiva 5% o 15%IRPEF progressiva
Costi effettiviNon deducibili analiticamenteDeducibili secondo le regole fiscali
IVA sulle operazioni ordinarie interneGeneralmente non addebitataGeneralmente applicata
ContabilitàSemplificazioni significativeAdempimenti più articolati
Contributi INPSDipendono dalla gestioneDipendono dalla gestione
Costo del commercialistaGeneralmente inferioreGeneralmente superiore

Per approfondire i vantaggi e gli svantaggi dei due sistemi di tassazione, leggi quando conviene davvero il regime forfettario.

Il regime forfettario non è automaticamente il più conveniente.

Chi sostiene costi importanti, effettua investimenti o presenta particolari condizioni personali potrebbe ottenere un risultato diverso adottando il regime ordinario.

Esempi pratici: quanto costa mantenere una Partita IVA?

Vediamo tre situazioni tipiche.

Esempio 1 – Freelance che non fattura nulla

Un consulente senza Cassa professionale apre una Partita IVA e si iscrive alla Gestione Separata INPS.

Durante l’anno non produce reddito professionale.

In linea generale, non matura contributi alla Gestione Separata per quell’attività, ma può sostenere costi per la gestione fiscale e gli strumenti utilizzati.

Esempio 2 – Commerciante con fatturato zero

Un commerciante apre una ditta individuale e si iscrive alla Gestione Commercianti INPS.

Anche se non produce reddito, possono essere dovuti i contributi previdenziali sul minimale, oltre al diritto camerale e alle altre spese applicabili.

L’eventuale presenza di agevolazioni contributive deve essere verificata individualmente.

Esempio 3 – Professionista forfettario che fattura €30.000

Un professionista in regime forfettario con coefficiente di redditività del 78% determina un reddito forfettario iniziale di €23.400.

Su tale reddito vengono calcolati i contributi previdenziali secondo la gestione applicabile.

L’imposta sostitutiva viene poi determinata considerando anche la deduzione dei contributi obbligatori versati, secondo le disposizioni fiscali.

Per conoscere il costo complessivo della Partita IVA bisogna aggiungere le spese di gestione e gli eventuali costi operativi.

Come ridurre i costi della Partita IVA?

Ridurre i costi non significa soltanto cercare il commercialista meno caro.

Le scelte più importanti riguardano il corretto inquadramento fiscale e previdenziale.

Prima di aprire la Partita IVA è utile:

  • verificare se si possiedono i requisiti per il regime forfettario;
  • scegliere correttamente il codice ATECO;
  • individuare la gestione previdenziale appropriata;
  • controllare eventuali riduzioni contributive;
  • confrontare i costi complessivi dei diversi regimi fiscali;
  • pianificare le scadenze di imposte e contributi;
  • evitare servizi e abbonamenti non necessari.

Una scelta corretta all’inizio può evitare spese e adempimenti superflui negli anni successivi.

Prima di iniziare, puoi anche scaricare il nostro eBook gratuito per aprire una Partita IVA e approfondire le differenze tra le principali forme di attività.

Una scelta importante riguarda il codice attività. Scopri come individuare il codice ATECO corretto prima di aprire la Partita IVA.

Domande frequenti sui costi della Partita IVA

Quanto costa mantenere una Partita IVA all’anno?

Dipende dal regime fiscale, dall’attività e dall’inquadramento previdenziale. Bisogna considerare contributi, imposte, commercialista ed eventuali spese amministrative e operative.

Quanto costa una Partita IVA se non fatturo?

Un libero professionista in Gestione Separata, senza reddito professionale, generalmente non deve versare contributi per quella posizione.
Artigiani e commercianti possono invece essere tenuti al pagamento dei contributi minimi anche con fatturato zero.

Si può avere una Partita IVA senza pagare l’INPS?

In determinate situazioni non sono dovuti contributi alla Gestione Separata in assenza di reddito. Non esiste però un’esenzione generale valida per tutte le Partite IVA.

Quanto costa una Partita IVA forfettaria al mese?

Il costo mensile di una Partita IVA forfettaria dipende soprattutto dalla gestione previdenziale, dal reddito prodotto e dal servizio contabile scelto.
Con Il Commercialista Online, la gestione del regime forfettario è disponibile a €50 + IVA al mese oppure, scegliendo la formula annuale, a €400 + IVA all’anno. A questi compensi si aggiungono le imposte e i contributi previdenziali dovuti in base alla situazione individuale.

Il primo anno di Partita IVA si pagano le tasse?

Le imposte sono dovute secondo le regole e le scadenze applicabili. Spesso il primo versamento significativo delle imposte sui redditi avviene nell’anno successivo all’apertura, quando possono sommarsi saldo e acconti.
Per capire perché il primo anno possono sommarsi più versamenti, leggi il nostro approfondimento su come funzionano saldo e acconto delle tasse.

Quanto costa aprire una Partita IVA con Il Commercialista Online?

L’apertura della Partita IVA è gratuita se ci affidi la gestione contabile e fiscale, fatti salvi gli eventuali diritti e oneri amministrativi dovuti agli enti.

Vuoi sapere quanto ti costerà davvero la tua Partita IVA?

Ogni attività ha costi e obblighi differenti.

Un freelance, un artigiano e un commerciante con lo stesso fatturato possono sostenere spese previdenziali e fiscali molto diverse.

Con Il Commercialista Online puoi ricevere assistenza per scegliere il regime fiscale, individuare il codice ATECO e verificare il corretto inquadramento previdenziale.

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Cosa ne pensi?

2 risposte

  1. Gentile ilcommercialistaonline Team,

    Spero che stia bene. La ringrazio per il tempo e l’aiuto, e sarei molto grato se potesse chiarire alcuni dubbi.

    Ho vissuto in Italia dal 2019 al 2023 con permessi di soggiorno continuativi, principalmente come dottorando a Bologna, lavorando con contratti regolari e pagando le tasse (CUD 2019–2024). Nel 2023 ho ottenuto un permesso di lavoro subordinato valido fino a dicembre 2025. Successivamente ho lavorato come ricercatore in Svezia e ora in Irlanda.

    Per rafforzare la mia futura domanda di permesso UE di lungo periodo, sto valutando se aprire una Partita IVA in Italia entro la fine del 2025, così da poter dimostrare redditi e pagamenti fiscali anche per quest’anno.

    Avrei bisogno di un chiarimento su due punti:

    È sempre necessario aver trascorso almeno 183 giorni in Italia nell’anno fiscale per aprire la Partita IVA, oppure esistono eccezioni nel mio caso (permesso valido ma lavoro all’estero)?

    È corretto che con la Partita IVA si possano dimostrare i redditi solo dal giorno di apertura e non retroattivamente?

    La ringrazio anticipatamente per la disponibilità e la competenza.

    Cordiali saluti, Mostafa Salehi

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