INPS e Partita IVA: come funzionano i contributi?

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(Last Updated On: 19 ottobre 2018)

INPS e Partita IVA: come funzionano i contributi?

La questione contributiva è il dilemma più pressante per chi si accinge ad aprire Partita IVA, unitamente al tipo di gestione INPS a cui si è tenuti ad iscriversi. Proviamo a scioglierlo limitatamente alle persone fisiche.

Tra i tanti questo è sicuramente il dubbio principale che attanaglia coloro che si accingono ad aprire Partita IVA o che ancora non hanno intrapreso questa strada a causa del timore dei versamenti dovuti all’INPS.

Questo articolo vuole essere una guida per aiutare a comprendere il funzionamento dei contributi INPS dovuti dai titolari di Partita IVA, limitando il discorso alle persone fisiche e tralasciando le società, partendo dall’iscrizione alla forma previdenziale appropriata fino al versamento, per evitare errori che in questa fase possono compromettere seriamente il nuovo business.

I contributi sono uguali per tutti?

La risposta è decisamente negativa e il versamento dei contributi INPS varia a seconda dell’attività svolta, della forma giuridica e di determinati requisiti personali del titolare.
Innanzitutto possiamo suddividere le Partite IVA in 4 macrocategorie ovvero:
  • Artigiani;
  • Commercianti;
  • Lavoratori autonomi “senza cassa“;
  • Professionisti con cassa autonoma.

Vediamo nel dettaglio come funzionano i contributi per ciascuna categoria.

Come funziona la Gestione INPS Artigiani e Commercianti?

Le ditte individuali sono tenute ad iscriversi alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti INPS, versando i contributi fissi sul minimale pari a circa 3.600 euro annui.

L’iscrizione in questa Gestione dell’INPS è obbligatoria sia per gli artigiani che esercitano in forma individuale (elettricisti, muratori, falegnami, estetiste, etc.) che per i commercianti che acquistano e rivendono beni di consumo quali abbigliamento, mobili, e-commerce oppure svolgono attività di servizi per le quali è necessaria l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Sia gli artigiani che i commercianti devono iscriversi alla Gestione IVS Artigiani e Commercianti versando due tipologie di contributi:

  • Contributi fissi sul reddito minimale di € 15.548 a prescindere dal reddito percepito pari ad € 3.600 circa annui (da evidenziare che tali contributi sono sempre dovuti anche in caso di reddito pari a 0).
  • Contributi a percentuale sul reddito eccedente il minimale secondo le aliquote riportate nella tabella sottostante

Quando si versano i contributi fissi INPS?

Il pagamento dei contributi fissi deve essere effettuato in 4 rate entro il:

  1. 16 maggio
  2. 20 agosto
  3. 16 novembre
  4. 16 febbraio (dell’anno successivo)

Come si effettua il versamento dei contributi a percentuale? 

Il calcolo delle eventuali eccedenze contributive dovute oltre il reddito minimale di € 15.548 viene effettuato in dichiarazione ed i versamenti seguono quelli IRPEF e IRAP con il metodo del saldo per l’anno precedente e di acconto per l’anno in corso.

I contributi a percentuale, a differenza di quelli fissi, devono essere versati in due sole tranche:

  • 30 giugno anche a rate
  • 30 novembre 

Come funziona il cosiddetto massimale contributivo?

Le eccedenze sul minimale sono dovute fino ad un tetto massimo,  il cosiddetto massimale contributivo, ovvero fino al limite di € 76.872. I contributi previdenziali INPS dovuti da commercianti e artigiani a percentuale hanno un tetto massimo sul quale si applicano, che è fissato alla soglia di € 76.872. Di conseguenza la quota di reddito che supera la menzionata soglia è esente da contributi INPS.

Come funziona l’INPS per i professionisti “senza cassa”?

I professionisti che non sono tenuti ad iscriversi in appositi albi e che non hanno una cassa previdenziale autonoma (come ad esempio i freelance, i consulenti d’impresa, i consulenti informatici,  e comunque tutti gli altri professionisti senza Albo), sono tenuti ad iscriversi all’INPS Gestione Separata e al pagamento dei relativi contributi.

L’aliquota dovuta dagli iscritti alla Gestione Separata INPS è del 25,72% da applicare al reddito lordo effettivo risultante dalla dichiarazione dei redditi.

  • Il lato positivo è che non ci sono contributi fissi, ma si paga solo in percentuale al reddito e quindi, se si guadagna poco, si paga poco.
  • Il lato negativo è che se non si raggiunge un reddito di € 15.548 l’INPS non accrediterà un anno di contributi validi ai fini della pensione.

Il tetto oltre il quale non si applicano i contributi è di € 100.324 (massimale contributivo).

Come si effettua il versamento dei contributi dovuti per la gestione separata? 

Il calcolo dei contributi dovuti sul reddito per l’iscrizione alla gestione separata viene effettuato in dichiarazione ed i versamenti seguono quelli IRPEF e IRAP con il metodo del saldo per l’anno precedente e acconto per l’anno in corso.

I contributi a percentuale devono essere versati in due sole tranches:

  • 30 giugno anche a rate
  • 30 novembre 

Come funziona per i Professionisti con Cassa previdenziale autonoma?

Le considerazioni che abbiamo appena fatto non si applicano ai professionisti che hanno una specifica cassa di previdenza come Avvocati, Commercialisti, Notai, Medici, etc.
Per ogni cassa esiste un regolamento specifico e le regole del gioco cambiano dall’una all’altra.

Come funziona lo sconto INPS per i contribuenti forfettari?

Per i contribuenti che iniziano un’attività commerciale o artigianale adottando il regime forfettario, la Legge di Stabilità 2016 ha introdotto uno sconto contributivo pari al 35% dei contributi fissi INPS da pagare alla Gestione Commercianti o Artigiani (per effetto dell’agevolazione i contributi sul minimale dovuti sono pari ad euro 2.400 circa annui). Mentre per i contribuenti forfettari iscritti alla gestione separata INPS non è prevista alcuna riduzione.

I lavoratori dipendenti devono versare l’INPS due volte?

La risposta è negativa quando un lavoratore dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato full time (ovvero con un contratto part- time prevalente) che decide di aprire partita IVA come ditta individuale, fintanto che l’attività prevalente risulti quella di lavoro dipendente sia in termini di tempo che in termini reddituali (reddito annuo come lavoratore dipendente maggiore del reddito derivante dall’attività commerciale), è esonerato dal versamento dei contributi fissi sul minimale dovuti per la Gestione IVS Commercianti e Artigiani INPS.

Diverso il caso di un lavoratore dipendente che decide di aprire una partita IVA come libero professionista, deve iscriversi alla Gestione separata INPS versando comunque i contributi previdenziali in maniera proporzionale anche se in maniera ridotta.

Per maggiori informazioni leggere il nostro post di Partita IVA e Lavoro Dipendente: Possono Convivere?

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14 commenti
  1. Martina
    Martina dice:

    Buongiorno, avrei bisogno di una delucidazione.
    Se ho aperto la partita iva ad aprile 2017 come libero professionista, quando pago per la prima volta i contributi per la gestione separata? E come vengono calcolati?
    Grazie

    Rispondi
  2. benedetto
    benedetto dice:

    Buongiorno,
    se nel 2017 ho fatturato 30.000 euro, dovrò pagare IRPEF + INPS (25.75%) che risultano circa 8.000+8.000.
    Nel 2018, supponendo lo stesso fatturato, i contributi INPS andranno in deduzione?
    In particolare le tasse vanno pagate su 30k – contributi INPS versati nel 2017?
    Grazie
    Benedetto

    Rispondi
  3. Gabriele
    Gabriele dice:

    Buongiorno dott.ssa,
    porto alla sua c.a. alcune questioni:
    1. Ho aperto P.I. nel 2017, mai i compensi sono stati introitati soltanto nel gennaio 2018; pertanto, dovrò compilare il modello unico nel 2018?
    2. A fronte di compensi per 25.000 €, avendo codice ATECO 78.10.00, quali sono gli oneri che dovrò pagare?
    3. Negli anni successivi, rimane tutto invariato in termini di tasse da versare?
    Sempre grazie.

    Rispondi
  4. Silvia
    Silvia dice:

    Buongiorno Dottoressa,
    mio marito aveva aperto una srl nel corso dell’anno 2010 (luglio 2010).
    Gli viene notificata una cartella per Inps non pagata relativa a tutto l’anno 2010 mentre avevamo pagato per i mesi effettivamente operativi (quindi agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre 2010).
    Credo che non sia possibile che si debba pagare anche per la metà dell’anno in cui la società non esisteva ancora…ma il commercialista ci conferma che, anche se assurdo, si deve pagare.
    E’ davvero così??

    Rispondi
  5. giovanni g.
    giovanni g. dice:

    Buongiorno Dott.sa
    desidero porLe il seguente quesito. Sono un pensionato vorrei iniziare una attività sul web blog dedicato al turismo, per la gestione dei banner pubblicitari etc . penso che ho bisogno di aprire una partita iva. vorrei sapere quale può essere il costo annuale inps e se il reddito da pensione va a cumularsi con l’eventuale reddito della nascente attività.
    grazie 1000 della sua risposta.
    giovan

    Rispondi
  6. Andrea
    Andrea dice:

    Buongiorno dottoressa,
    vorrei provare a vendere dei prodotti locali su un sito di e-commerce. E’ necessario avere partita Iva.
    Ipotizzando che io apro la P.I giorno 1 Agosto mi va male l’attività e decido di chiuderla dopo un mese, quanto pagherò di contributi INPS?
    Si fa il calcolo del relativo mese di attività? Si paga tutto il trimestre di riferimento?
    Grazie

    Rispondi

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