Apri il modello F24 e trovi un importo più alto di quello che ti aspettavi. Il commercialista ti ha calcolato le imposte sul reddito dell’anno precedente, ma insieme al saldo compare anche un acconto per l’anno in corso.
È una situazione frequente, soprattutto per chi ha aperto da poco la Partita IVA. Non significa che le stesse tasse vengano pagate due volte: il sistema fiscale italiano prevede che, oltre a regolare le imposte dell’anno precedente, si anticipi una parte di quelle dell’anno in corso.
Vediamo come funzionano saldo e acconto delle tasse nel 2026, quando si pagano e come si calcolano, con esempi per professionisti, forfettari e imprese.
Saldo e acconto tasse: qual è la differenza?
Il saldo è l’imposta definitiva dovuta per un periodo d’imposta, al netto degli acconti già versati e degli eventuali crediti utilizzabili.
L’acconto è invece un pagamento anticipato dell’imposta relativa all’anno in corso. Sarà poi scomputato quando verrà presentata la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.
Nel 2026, ad esempio, con la dichiarazione REDDITI 2026 vengono determinate le imposte relative ai redditi del 2025. In occasione dei versamenti, il contribuente può dover pagare anche gli acconti delle imposte riferite al 2026.
| Versamento effettuato nel 2026 | Anno d’imposta di riferimento |
|---|---|
| Saldo delle imposte | 2025 |
| Primo acconto | 2026 |
| Secondo o unico acconto | 2026 |
Gli acconti versati nel 2026 verranno considerati nella dichiarazione presentata nel 2027, quando sarà calcolata l’imposta definitiva relativa al 2026.
Quando si pagano saldo e acconto nel 2026?
Il calendario ordinario delle imposte sui redditi prevede il versamento del saldo e del primo acconto entro il 30 giugno e del secondo o unico acconto entro il 30 novembre.
Nel 2026 è però intervenuto un differimento per determinate categorie di contribuenti, tra cui i soggetti interessati dalla proroga ISA e i contribuenti in regime forfettario.
| Scadenza 2026 | Adempimento |
|---|---|
| 30 giugno 2026 | Termine ordinario per saldo 2025 e primo acconto 2026 |
| 20 luglio 2026 | Termine differito senza maggiorazione per i soggetti ammessi alla proroga |
| 30 luglio 2026 | Versamento ordinario differito di 30 giorni con maggiorazione dello 0,40%, per i soggetti non interessati dalla proroga speciale |
| 20 agosto 2026 | Versamento con maggiorazione dello 0,80% per i soggetti ammessi alla proroga del 20 luglio |
| 30 novembre 2026 | Secondo o unico acconto 2026 |
Le scadenze possono variare in presenza di disposizioni speciali, proroghe, particolari periodi d’imposta o altre condizioni. Prima di effettuare il pagamento è quindi necessario verificare il termine effettivamente applicabile alla propria posizione.
Per i forfettari e i contribuenti ammessi al differimento, il 20 luglio 2026 rappresenta il termine di pagamento senza maggiorazione previsto dalla disciplina applicabile.
Puoi verificare le scadenze anche nello scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola il saldo delle tasse?
Il saldo si determina partendo dall’imposta effettivamente dovuta per l’anno precedente e sottraendo gli acconti già pagati e gli eventuali crediti utilizzabili.
Consideriamo un professionista che, dalla dichiarazione dei redditi 2026, risulta avere un’imposta relativa al 2025 di €3.000.
Durante il 2025 aveva già versato €2.000 di acconti.
| Calcolo del saldo 2025 | Importo |
|---|---|
| Imposta definitiva relativa al 2025 | €3.000 |
| Acconti 2025 già versati | €2.000 |
| Saldo da versare nel 2026 | €1.000 |
Il saldo è quindi pari a €1.000, non a €3.000, perché gli acconti versati in precedenza sono già stati considerati.
Al saldo può aggiungersi il primo acconto per il 2026. Ed è proprio questo che può rendere il modello F24 più elevato del previsto.
Come si calcola l’acconto delle tasse?
Gli acconti delle imposte sui redditi vengono generalmente determinati utilizzando uno di due metodi:
- Metodo storico, che prende come riferimento l’imposta dell’anno precedente, secondo le regole applicabili.
- Metodo previsionale, che utilizza una stima dell’imposta dovuta per l’anno in corso.
La scelta del metodo incide sugli importi da versare, ma non modifica il principio fondamentale: gli acconti costituiscono anticipazioni dell’imposta che sarà liquidata definitivamente l’anno successivo.
Metodo storico: esempio di calcolo
Supponiamo che la base di calcolo dell’acconto 2026 sia pari a €2.000 e che il contribuente debba versare un acconto complessivo del 100%.
Se è soggetto alla ripartizione del 50% e 50%, i versamenti saranno:
| Versamento | Importo |
|---|---|
| Primo acconto 2026, 50% | €1.000 |
| Secondo acconto 2026, 50% | €1.000 |
| Totale acconti 2026 | €2.000 |
Per i contribuenti ai quali si applica invece la ripartizione del 40% e 60%, gli stessi €2.000 vengono suddivisi in €800 di primo acconto e €1.200 di secondo acconto.
È quindi importante non applicare indistintamente la divisione 50% e 50% a tutti i contribuenti. La ripartizione dipende dalla tipologia di imposta e dalle regole applicabili al soggetto.
Metodo previsionale: quando può convenire?
Il metodo previsionale permette di calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che si prevede di dover pagare per l’anno in corso.
Può essere utile quando il reddito si riduce sensibilmente, l’attività viene cessata o intervengono altre circostanze che determinano una minore imposta.
Facciamo un esempio.
Un professionista ha una base storica di €4.000, ma prevede che l’imposta effettiva del 2026 sarà di €2.500.
Se la previsione è attendibile e vengono rispettate le regole applicabili, può valutare di commisurare gli acconti alla minore imposta attesa.
Attenzione però: se l’acconto versato risulta insufficiente rispetto a quanto dovuto, possono essere applicati sanzioni e interessi, salva la possibilità di regolarizzare la posizione con gli strumenti previsti dalla legge.
Per questo motivo, prima di ridurre un acconto, è opportuno predisporre una simulazione aggiornata del reddito e delle imposte.
Saldo e acconto nel regime forfettario
Il meccanismo del saldo e acconto si applica anche ai titolari di Partita IVA in regime forfettario.
La differenza principale rispetto al regime ordinario riguarda l’imposta: il forfettario applica un’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti previsti.
Il saldo e gli acconti vengono calcolati sull’imposta sostitutiva, tenendo conto dei dati della dichiarazione e delle regole per la determinazione degli acconti.
Esempio: Partita IVA forfettaria con €2.400 di imposta
Ipotizziamo che un contribuente forfettario abbia un’imposta sostitutiva 2025 pari a €2.400 e non abbia versato acconti per il 2025.
Supponiamo inoltre che, sulla base del metodo storico, l’acconto 2026 sia pari a €2.400 e debba essere suddiviso in due rate uguali.
| Versamento | Importo |
|---|---|
| Saldo imposta sostitutiva 2025 | €2.400 |
| Primo acconto 2026 | €1.200 |
| Totale alla prima scadenza | €3.600 |
| Secondo acconto 2026 | €1.200 |
Nel corso del 2026 il contribuente versa quindi €4.800 complessivi, dei quali €2.400 sono il saldo dell’anno precedente e €2.400 sono acconti dell’anno in corso.
Gli acconti 2026 saranno poi scomputati dall’imposta definitiva relativa al 2026, calcolata nella dichiarazione presentata nel 2027.
L’esempio ipotizza che l’acconto complessivo sia pari al 100% della base storica e che si applichi la ripartizione in due rate del 50% ciascuna. Gli importi effettivamente dovuti possono variare in base alla posizione fiscale del contribuente, alle soglie previste e alle eventuali disposizioni particolari.
Questo esempio è particolarmente utile per chi ha aperto la Partita IVA nel 2025 e si trova nel primo anno in cui deve pagare sia il saldo sia gli acconti.
Per simulare l’imposta sostitutiva puoi utilizzare il nostro calcolatore.
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Nel primo anno di Partita IVA si pagano gli acconti?
Quando si apre una nuova Partita IVA e non esiste un’imposta dell’anno precedente da utilizzare come base storica, generalmente non si devono versare acconti calcolati con il metodo storico per il primo periodo d’imposta.
È però necessario distinguere l’assenza di una base storica dalla presenza di altri redditi o di situazioni fiscali particolari.
Per una nuova attività avviata nel 2026, il primo saldo delle imposte sul reddito prodotto nel 2026 sarà normalmente determinato con la dichiarazione presentata nel 2027.
In quella occasione, oltre al saldo 2026, potranno essere dovuti gli acconti 2027.
È per questo che il secondo anno di attività richiede una particolare attenzione alla liquidità.
Perché nel secondo anno di Partita IVA si pagano più tasse?
Non è necessariamente vero che nel secondo anno aumenti la tassazione. Spesso aumenta semplicemente l’importo da versare in una determinata scadenza.
Il motivo è la contemporanea presenza di due componenti:
- il saldo delle imposte relative al primo anno di attività;
- gli acconti relativi al secondo anno.
Il problema nasce quando il contribuente utilizza tutti gli incassi del primo anno senza accantonare la liquidità necessaria per le imposte e i contributi.
Un consiglio pratico è tenere separata una parte degli incassi destinata ai versamenti fiscali e previdenziali, rivedendo periodicamente l’importo da accantonare.
La percentuale corretta non è uguale per tutti: dipende dal regime fiscale, dal coefficiente di redditività, dai contributi e dalla situazione personale.
Saldo e acconto nel regime semplificato
Il meccanismo degli acconti riguarda anche le imprese individuali e i professionisti che applicano il regime semplificato.
In questo caso, per le persone fisiche, le imposte sul reddito sono generalmente determinate applicando le aliquote IRPEF progressive, considerando anche gli eventuali oneri deducibili, le detrazioni e le addizionali.
La base dell’acconto IRPEF si ricava dai dati della dichiarazione dei redditi, con le eventuali rideterminazioni richieste dalla normativa.
Per i soggetti ai quali si applica la disciplina prevista per gli ISA, la ripartizione ordinaria degli acconti è generalmente del 50% e 50%.
Negli altri casi, quando sono previste due rate, può applicarsi la ripartizione del 40% e 60%.
Il confronto deve essere effettuato sulla posizione concreta del contribuente, evitando di confondere l’imposta IRPEF con l’imposta sostitutiva del regime forfettario.
Per approfondire il calcolo dell’imposta, i termini di versamento e i codici tributo da utilizzare nel modello F24, consulta la nostra guida dedicata al saldo IRPEF: cos’è, quando si paga e come si calcola.
Saldo e acconto IRES per le SRL
Anche le società di capitali devono effettuare versamenti a saldo e in acconto.
Per una SRL con esercizio coincidente con l’anno solare, il saldo IRES 2025 e il primo acconto IRES 2026 seguono generalmente le scadenze previste per le imposte sui redditi, salvo differimenti o disposizioni particolari.
L’acconto IRES è ordinariamente determinato con il metodo storico oppure con quello previsionale, secondo le condizioni previste.
La ripartizione delle rate e le scadenze devono essere verificate in relazione alla società, al periodo d’imposta e all’eventuale applicazione delle disposizioni previste per i soggetti ISA.
Nel caso delle società, inoltre, è importante distinguere l’IRES dall’IRAP, dall’IVA e dagli altri tributi eventualmente dovuti.
Per evitare tensioni finanziarie, il calendario dei versamenti dovrebbe essere integrato nella pianificazione della liquidità aziendale.
Saldo e acconto INPS: sono la stessa cosa delle tasse?
No. I contributi previdenziali sono distinti dalle imposte, anche quando vengono versati attraverso lo stesso modello F24.
I professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS e gli artigiani o commercianti tenuti ai contributi sul reddito eccedente il minimale possono avere versamenti previdenziali a saldo e in acconto.
Gli artigiani e commercianti devono inoltre considerare i contributi fissi sul minimale, che seguono un calendario specifico.
Questo significa che un F24 di giugno o luglio può contenere contemporaneamente imposte e contributi previdenziali, con un esborso complessivo significativo.
Per approfondire, consulta la nostra guida ai contributi INPS per chi ha una Partita IVA.
Come prevedere le imposte con le situazioni contabili periodiche
Una corretta pianificazione fiscale non dovrebbe iniziare quando arriva il modello F24.
Per un’impresa in contabilità semplificata o per una società, le situazioni contabili periodiche permettono di verificare l’andamento dei ricavi, dei costi e del risultato economico.
Partendo da una situazione aggiornata al 30 settembre o al 31 ottobre, ad esempio, è possibile elaborare una previsione del risultato di fine anno, considerando le operazioni ancora da effettuare e le necessarie rettifiche fiscali.
Il risultato non è una semplice moltiplicazione dei dati dei primi mesi: bisogna considerare stagionalità, costi non ricorrenti, ammortamenti, rimanenze quando rilevanti e altri elementi specifici.
Per i contribuenti forfettari, il monitoraggio si concentra soprattutto su ricavi e compensi, requisiti del regime, contributi previdenziali e imposta sostitutiva stimata.
Le proiezioni permettono di valutare in anticipo anche l’opportunità di utilizzare il metodo previsionale per gli acconti.
Abbiamo approfondito questo argomento nell’articolo situazioni contabili di fine anno: perché sono importanti.
Acconto cedolare secca: come funziona?
Il meccanismo degli acconti riguarda anche la cedolare secca applicata ai redditi da locazione.
In generale, l’acconto è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente e deve essere versato quando ricorrono le soglie previste dalla normativa.
Se l’acconto complessivo è inferiore a €257,52, il versamento avviene normalmente in un’unica soluzione entro il 30 novembre.
Quando l’importo richiede la suddivisione in due rate, si applica generalmente la ripartizione del 40% e 60%, ferme restando le eventuali regole particolari applicabili.
Per approfondire gli aspetti contrattuali, leggi anche contratto con cedolare secca: come funziona.
Quali codici tributo usare per saldo e acconto?
Il pagamento avviene generalmente tramite modello F24, utilizzando i codici tributo previsti per ciascuna imposta.
| Codice tributo | Descrizione |
|---|---|
| 4001 | Saldo IRPEF |
| 4033 | Primo acconto IRPEF |
| 4034 | Secondo o unico acconto IRPEF |
| 2003 | Saldo IRES |
| 2001 | Primo acconto IRES |
| 2002 | Secondo o unico acconto IRES |
| 3812 | Primo acconto IRAP |
| 3813 | Secondo o unico acconto IRAP |
| 1792 | Saldo imposta sostitutiva regime forfettario |
| 1790 | Primo acconto imposta sostitutiva regime forfettario |
| 1791 | Secondo o unico acconto imposta sostitutiva regime forfettario |
| 1795 | Saldo imposta sostitutiva regime di vantaggio |
| 1793 | Primo acconto regime di vantaggio |
| 1794 | Secondo o unico acconto regime di vantaggio |
| 1842 | Saldo cedolare secca |
| 1840 | Primo acconto cedolare secca |
| 1841 | Secondo o unico acconto cedolare secca |
Per maggiori dettagli sull’acconto IRPEF, puoi consultare il nostro articolo dedicato al codice tributo 4034.
La corretta compilazione del modello F24 richiede anche l’indicazione dell’anno di riferimento e degli eventuali dati relativi alla rateazione.
Si possono rateizzare saldo e primo acconto?
In molti casi è possibile rateizzare il saldo e il primo acconto delle imposte sui redditi, rispettando le modalità e le scadenze previste.
La rateizzazione comporta generalmente l’applicazione degli interessi sulle rate successive alla prima.
Il secondo o unico acconto di novembre, invece, non segue ordinariamente la stessa rateizzazione prevista per il saldo e il primo acconto.
Prima di scegliere la rateizzazione è opportuno confrontare il calendario dei pagamenti con le disponibilità finanziarie, considerando anche gli eventuali contributi previdenziali e gli altri tributi in scadenza.
Cosa succede se non si pagano saldo e acconto?
Il mancato o insufficiente versamento delle imposte può comportare sanzioni e interessi.
Quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa, è possibile regolarizzare spontaneamente la violazione mediante ravvedimento operoso.
La misura delle sanzioni e degli interessi dipende dalla tipologia di violazione, dalla data del versamento e dalle disposizioni applicabili.
Prima di effettuare un pagamento tardivo è quindi necessario verificare l’importo aggiornato e utilizzare i codici tributo corretti.
Le domande più frequenti su saldo e acconto
Perché il sistema utilizza normalmente l’imposta dell’anno precedente come riferimento. Se prevedi un’imposta inferiore, puoi valutare il metodo previsionale, prestando attenzione al rischio di versamenti insufficienti.
No. Gli acconti versati nel 2026 vengono considerati nel calcolo dell’imposta definitiva relativa al 2026, che sarà liquidata nella dichiarazione presentata nel 2027.
Non necessariamente. È possibile valutare il metodo previsionale, purché la stima sia corretta e siano rispettate le regole applicabili.
Sì. L’aliquota agevolata del 5% non elimina il meccanismo degli acconti. Cambia l’imposta sulla quale vengono effettuati i calcoli.
In presenza di crediti utilizzabili, è possibile effettuare compensazioni tramite modello F24 nel rispetto dei limiti, delle condizioni e degli obblighi previsti dalla normativa.
Come evitare sorprese con saldo e acconto delle tasse
Il modo migliore per gestire i versamenti non è aspettare giugno o novembre, ma conoscere in anticipo quanto sarà necessario pagare.
Per chi ha una Partita IVA, questo significa controllare periodicamente i ricavi, stimare le imposte e verificare i contributi previdenziali. Per le imprese e le SRL, significa utilizzare situazioni contabili aggiornate e previsioni di liquidità.
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2 risposte
Articolo professionale e comprensibile a tutti
Trovo interessante questa iniziativa di informazione fiscale.
Prenderò contatti per avere altre informazioni.
Grazie e cordiali saluti.
Pellizzato rag. Oriello