Di Categorie: Aprire Partita IVA, Regimi contabiliPubblicato il: 17/02/2022Last Updated: 25/02/2022

Si sente spesso parlare di regime forfettario e regime ordinario. Di fatto esiste una via di mezzo rappresentata dal regime semplificato. Quest’ultimo presenta meno vantaggi rispetto al regime agevolato (forfettario), ma allo stesso tempo è meno complesso e oneroso rispetto al regime ordinario. Si tratta di una soluzione indicata per le partite IVA minori. Attenzione però, non tutti i soggetti con partita iva, però, possono abbracciare questa tipologia di regime poiché esistono dei requisiti da rispettare.

Quali sono i requisiti del regime semplificato?

Il regime semplificato è un regime contabile che implica il rispetto di obblighi di contabilità minori rispetto a quelli richiesti dal regime ordinario. Ma è meno conveniente del regime forfettario, e per questi motivi si colloca fra le due opzioni cardine. Di fatto, potrebbe rappresentare l’alternativa di passaggio per i soggetti a partita iva che escono dal regime forfettario per lo sforamento del limite dei ricavi pari a 65.000 euro.

I soggetti che possono accedere al regime semplificato devono però rispettare alcuni requisiti, Nello specifico, devono essere:

  • società di persone (sas o snc)
  • persone fisiche che esercitano attività commerciali in forma di ditta individuale e che non hanno i requisiti per accedere al regime forfettario oppure che non vogliono aderirvi

Inoltre, è fondamentale rispettare anche uno specifico limite massimo di ricavi in riferimento all’anno solare. E più precisamente:

  • 400.000 euro per attività di prestazioni di servizi
  • 700.000 euro per tutte le altre tipologie di attività

A quanto ammontano le tasse nel regime semplificato?

Le aliquote di tassazione del regime semplificato variano da una percentuale minima pari al 23% a una percentuale massima pari al 43%, sulla base della fascia di reddito. La tassazione è comunque determinata in modo progressivo, sulla base delle aliquote IRPEF vigenti. Nel dettaglio, per l’anno 2022 vale quanto segue:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro
  • 25% per redditi compresi tra i 15.001 euro e i 28.000 euro
  • 35% per redditi compresi tra i 28.001 e i 50.000 euro
  • 43% per redditi superiori ai 50.000 euro

Esempio

Reddito annuo pari a 33.000 euro

Si pagherà il 23% su 15.000 euro + 25% su 13.000 euro (ossia 28.000-15.000) + 35% sui restanti 5.000 euro (ossia 33.000 – (15.000 + 13.000)).

Le nuove imprese che aprono la partita IVA nel 2022 possono accedere al regime semplificato se il volume d’affari presunto indicato in sede di attribuzione del numero di partita IVA non supera le soglie sopra indicate.

Le nuove imprese che aprono la Partita IVA nel 2022 entrano nel regime contabile semplificato se, al momento dell’istanza per l’attribuzione del numero di partita IVA, viene indicato un volume d’affari presunto che non superi le soglie di ricavi sopra indicate. Se l’impresa svolge più di un’attività, si prenderà in considerazione l’attività prevalente, ovvero quella che produce il maggior ricavo.

Quali sono gli obblighi del contribuente in regime semplificato?

I soggetti che adottano il regime contabile semplificato sono tenuti a rispettare specifici obblighi, quali registro:

  1. IVA: registrazione di tutte le fatture di acquisto e cessione, oneri deducibili ai fini d’imposta sui redditi e fuori campo IVA
  2. INCASSI-PAGAMENTI entro 60 giorni dall’incasso realizzato e dei pagamenti eseguiti
  3. DEI BENI AMMORTIZZABILI: non è di fatto obbligatorio nel caso in cui l’imprenditore può fornire all’agenzia delle Entrate i dati che risulterebbero dalla tenuta del registro
  4. LIBRO UNICO DEL LAVORO: obbligatorio in caso di dipendenti

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi

Proviamo a riassumere brevemnete quelli che sono i vantaggi e gli svantaggi del regime semplificato.

Vantaggi

  1. semplificazione nelle registrazioni delle operazioni e nella tenuta documentale
  2. costi inferiori per la gestione contabile

Svantaggi

  1. minore immediatezza nel valutare l’andamento aziendale
  2. informazioni meno dettagliate disponibili
  3. difficoltà nel predisporre bilanci di controllo periodici
  4. rischio di essere soggetti ad accertamenti induttivi da parte dell’Agenzia delle Entrate, a causa delle minori informazioni disponibili

Se il fatturato è molto alto e/o la percentuale dei costi aziendali è superiore al 50% del fatturato, è meglio prediligere il regime ordinario o semplificato. In alternativa, nel limite dei specifici requisiti da soddisfare, il regime forfettario è più conveniente.

Quali sono le differenze tra i 3 regime contabili?

Per concludere e dare una panoramica completa, ecco un riassunto delle principali differenze tra i 3 regimi.

  1. Regime forfettario:
    • Esonero dalla registrazione e tenuta delle scritture contabili
    • Esonero dall’applicazione IVA sulle fatture, dalla fatturazione elettronica, dalla ritenuta d’acconto, dal versamento dell’imposta, dall’applicazione Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
    • Imposta sui redditi del 15% (5% per i primi 5 anni di attività)
    • Limite massimo di ricavi fissato a 65.000 euro
    • Limite massimo di compensi, spese per lavoro accessorio e dipendente fissato a 20.000 euro
    • Possibilità per artigiani e commercianti di richiedere una riduzione del 35% sui contributi
  2. Regime semplificato:
    • Reddito determinato per cassa (costi e ricavi in base alla data di effettivo esborso o incasso)
    • Obbligo della tenuta dei registri IVA, incassi e pagamenti
    • Obbligo dell’applicazione IVA sulle fatture, della fatturazione elettronica, del versamento della ritenuta d’acconto, del pagamento Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
    • Limite massimo di ricavi fissato a 400.000 euro per le prestazioni di servizi, 700.000 euro per tutte le altre attività
  3. Regime ordinario:
    • Reddito determinato per competenza (costi e ricavi in base alla data di maturazione)
    • Obbligo della tenuta dei registri IVA, beni ammortizzabili, libro giornale, libro inventari, libri sociali per le società di capitali
    • Obbligo dell’applicazione IVA sulle fatture, della fatturazione elettronica, del versamento della ritenuta d’acconto, del pagamento di Irap, Irpef, addizionali regionali e comunali
    • Nessun limite massimo di ricavi per prestazioni di servizi e altre attività

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Commenti
  1. Antonio 08/03/2022 at 23:14 - Reply

    Salve, sto valutando se aprire o meno partita iva ordinaria in regime semplificato.
    Sono un dipendente di azienda privata, a tempo indeterminato full-time con Reddito annuale lordo superiore al limite di 30.000€. (dunque niente regime forfettario, se ho ben capito).
    Sto valutando se aprire P.Iva come libero professionista nel settore olistico (DBN, discipline bio-naturali), ma essendo una attività per me residuale, fatturerei molto poco annualmente.
    Da quanto ho capito, come iscritto alla Gestione Separata INPS (professioni senza Albo), anche con “reddito zero” o quasi avrei comunque una spesa annuale di 3.828,72€., riguardante i contributi obbligatori minimi alla gestione separata INPS…
    E’ corretto, oppure nel mio caso – dato che l’attività sarebbe residuale rispetto a quella da dipendente – sarei esentato da tale versamento minimo obbligatorio?
    Grazie

  2. Carlo 18/02/2022 at 15:06 - Reply

    Salve,
    non mi è chiaro se nel regime semplificato, per un libero professionista senza cassa (quindi iscritto alla gestione separata inps) l’imponibile della tassazione irpef è determinato dai ricavi al netto dei costi effettivi o se c’èuna percentuale fissa di costi indipendente dai costi effettivi come nel forfettario.

    Grazie,
    Carlo

  3. Sofia 17/02/2022 at 13:07 - Reply

    Buongiorno,
    Sono partita IVA regime forfettario ma nel 2021 scadevano i 5 anni, quindi vorrei sapere come passare al regime ordinario. Inoltre, ho bisogno di mandare la dichiarazione 2020 entro la fine di febbraio. Ho una sola fattura da dichiarare nel 2020.
    Vi ringrazio in anticipo.

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