Regime Forfettario è boom: ecco perché

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(Last Updated On: 18 luglio 2018)

Regime Forfettario

Cosa significa aprire Partita IVA nel 2018, nell’epoca del boom del Regime Forfettario.

Per chi decide di aprire partita IVA, ecco i requisiti e i vantaggi che rendono appetibile il regime forfettario anche nel 2018.

Quello più gettonato da chi apre partita IVA è anche nel 2018 il Regime Forfettario. Scelto da oltre un terzo dei contribuenti che hanno aperto la partita IVA.
Ci sarà un motivo se il Regime Forfettario è la scelta consigliata da molti quando si intende aprire una partita IVA. Nel post di oggi, oltre ad analizzare i vantaggi e i requisiti del regime forfettario, ci soffermiamo sulle novità attese dall’anno prossimo che prevedono un innalzamento della soglia di ricavi.

Regime forfettario 2018: come funziona?

Il Regime Forfettario è stato introdotto dalla Legge di Stabilità del 2015 e ha abrogato l’ex regime dei minimi al 5%. Questo resta comunque valido per i titolari di partita IVA che lo hanno adottato prima del 2015. È stato completamente riformato dalla Legge di Stabilità 2016 ed è l’unica forma per utilizzare una partita IVA agevolata. L’unica alternativa al regime fiscale forfettario è il regime ordinario.

A differenza dell’ex regime dei minimi, il regime forfettario è aperto anche alle vecchie Partite IVA che rispettino determinate fasce di fatturato. Permette di pagare un’unica imposta sostitutiva del 15% oltre a offrire uno sconto contributivo per gli iscritti all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti del 35%. Condizioni molto convenienti quindi per artigiani, piccoli commercianti e professionisti, sempre più oppressi dall’elevata pressione fiscale.

Inoltre, mentre nel caso dei contribuenti minimi, quando i ricavi conseguiti nell’anno superano i € 45.000, l’esclusione è immediata e avviene in corso d’anno comportando il versamento dell’IVA relativa a tutte le operazioni effettuate nell’anno stesso, per i contribuenti forfettari invece il superamento della soglia di ricavi determina la fuoriuscita dall’anno successivo.

Niente spesometro e niente studi di settore, aliquota al 5% per le nuove attività. Ma analizziamo nel dettaglio quali sono i vantaggi per il regime forfettario 2018.

Quali i vantaggi Regime Forfettario?

Con il regime forfettario il contribuente versa un’imposta pari al 15% sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. Un ulteriore vantaggio per coloro che aprono partita IVA è che l’imposta sostitutiva è del 5% per i primi 5 anni di attività secondo determinate condizioni.

  1. Il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti, altra attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare.
  2. L’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo. Escluso il caso in cui questa consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
  3. Qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente a quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime.

N.B. il regime forfettario non prevede alcuna scadenza legata a un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. (Nel regime dei minimi, ad esempio, era previsto che poteva essere utilizzato per cinque anni o, in alternativa, fino al raggiungimento del 35mo anno di età).

Le ulteriori agevolazioni previste per i contribuenti che aderiscono al Regime Forfettario 2018 sono:

  • esonero liquidazione e versamento IVA;
  • esonero dichiarazione IVA;
  • esonero Spesometro;
  • esonero registrazione corrispettivi, fatture di acquisto e fatture emesse;
  • esonero studi di settore;
  • esonero IRAP.

Per approfondimento su requisiti, soggetti esclusi, soglie di fatturato e coefficienti di redditività consultare il post di approfondimento Nuovo Regime Forfettario: i Dettagli.

Come si calcola il reddito nel Regime Forfettario?

Nel Regime Forfettario il reddito viene tassato a forfait, applicando al fatturato un coefficiente di redditività diverso a seconda del tipo di attività svolta dal contribuente.

Per simulare il reddito di un contribuente forfettario utilizzare il tool gratuito  Calcola le imposte regime forfettario.

Ma il Regime Forfettario conviene sempre?

Finora abbiamo analizzato i vantaggi del Regime Forfettario. Ma non sempre è la scelta ottimale in quanto in alcune situazioni il regime fiscale ordinario potrebbe essere più conveniente: vediamo quando.

Come noto, nel Regime Forfettario non è possibile scaricare i costi in quanto il calcolo del reddito imponibile avviene a forfait sulla base dei coefficienti di redditività e non in maniera analitica (Ricavi – costi). Di conseguenza quando i costi sostenuti per l’attività superano di gran lunga quelli calcolati a forfait, il Regime Forfettario potrebbe non convenire.

Inoltre, quando si adotta il Regime Forfettario non è possibile usufruire delle detrazioni e deduzioni previste per l’IRPEF, come ad esempio le spese mediche, gli interessi sui mutui, le assicurazioni sulla vita, etc., fatta eccezione per i contribuenti che hanno, oltre il reddito di lavoro autonomo, anche altri redditi assoggettati ad IRPEF quali ad esempio redditi da lavoro dipendente o redditi da fabbricati.

Di conseguenza, per capire se il Regime Forfettario è più conveniente del regime ordinario, occorre valutare caso per caso facendo attenzione in particolare:

  • alle deduzioni e detrazioni IRPEF se possono essere recuperate;
  • ai costi sostenuti per l’attività.

Per un maggiore approfondimento con esempi reali di calcolo si rimanda al nostro articolo utile per capire quale regime è più conveniente “regime forfettario: quando conviene?”.

Regime Forfettario: quali le novità per il 2019?

La proposta del Governo per il Regime Forfettario con imposta sostitutiva al 15% per i professionisti, i precari, i freelance e le altre tipologie di partite IVA, mira ad innalzare il limite di fatturato da € 30.000 a € 50.000 euro annui, con una fascia di uscita graduale sino a € 55.000. L’obiettivo è quello di sostenere l’occupazione, soprattutto dei giovani, con particolare attenzione ai titolari di partita IVA.

La fascia di uscita graduale prevederebbe un’aliquota al 24% per i successivi € 5.000 di fatturato favorendo la crescita dimensionale, scoraggiando l’evasione e semplificando gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi.

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