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Aprire partita IVA per vendita APP: ecco come mettersi in regola 

Aprire partita iva per vendita app
(Last Updated On: 24 Settembre 2019)

Sei uno sviluppatore di applicazioni e vuoi regolarizzare la vendita APP tramite Google o Apple? Oppure hai acquistato una APP da rivendere e vuoi sapere come farlo? Nel nostro articolo tutto ciò che è necessario per essere in regola.

Uno dei mercati maggiormente in crescita al momento è proprio quello delle APP per mobile e negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale. Di conseguenza la figura dello sviluppatore di APP si diffonde sempre di più. Di qui la necessità di dedicare un post a questa figura per chiarire gli aspetti fiscali e previdenziali per stare in regola con la vendita APP.

Chi sono gli Sviluppatori di APP?

Possiamo suddividere gli sviluppatori di APP in tre macrocategorie ovvero in coloro che:

  • sviluppano APP per conto di terzi e non le commercializzano direttamente negli store (ad esempio, si pensi all’informatico che sviluppa un APP per un committente che la utilizza per la propria attività);
  • sviluppano le APP o le acquistano da terzi per poi le rivenderle negli store;
  • svolgono contemporaneamente sia lo sviluppo per terzi che per proprio conto al fine della commercializzazione.

In questo post ci focalizziamo esclusivamente sulla disciplina applicabile a coloro che effettuano la vendita delle app negli store.

Quando è necessario aprire Partita IVA?

Se si vende una app in maniera non abituale, non ci sono particolari adempimenti da porre in essere.

Occorre aprire partita IVA quando si esercita un’attività abituale e continuativa di vendita, come ad esempio quando si ha un sito internet oppure si ha un proprio account di venditore su uno STORE tipo Apple o Google a prescindere dal numero di APP vendute.

Gli adempimenti per aprire un account come venditore su uno store sono diversi. Oltre ad aprire partita IVA, occorre iscriversi al Registro Imprese e all’INPS. Vediamo nel dettaglio i passaggi da effettuare per capire come vendere app. Primo passo è la scelta del codice Ateco da indicare nel modulo di apertura. Vediamo come scegliere il Codice Ateco.

Quale codice attività ATECO scegliere?

Il codice ATECO più appropriato per lo sviluppatore APP potrebbe essere a seconda del caso:

  • Produzione di software non connesso all’edizione – 62.01.00
  • Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica – 62.02.00
  • Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica – 62.09.09

Oltre il codice Atecofin è necessario scegliere il regime fiscale tra regime forfettario e quello ordinario.

Regime fiscale per vendere APP

In sede di apertura della partita IVA occorre selezionare il regime fiscale da adottare. Dal regime fiscale dipendono gli adempimenti contabili e fiscali nonché le imposte e i contributi da pagare. Per arginare i costi e le spese, soprattutto nella fase di incertezza iniziale, la soluzione potrebbe essere di adottare un regime fiscale agevolato: il regime forfettario.
Trattasi di un regime semplificato, regime naturale per le partite IVA individuali con una soglia di fatturato massimo di 65.000 euro. Il reddito è determinato con un coefficiente di redditività che varia in base al codice ateco.

ATTENZIONE! Le fatture nel regime forfettario vengono emesse senza applicare l’IVA. Per scoprire come emettere fattura nel regime forfettario leggi anche: Fattura regime forfettario: come compilarla.

L’imposta da applicare sul reddito nel regime forfettario start-up è molto vantaggiosa ed è pari al 5%. Trascorso il primo quinquennio di attività, l’imposta sale al 15%.

Come funziona la SCIA

La SCIA è la comunicazione di inizio attività da inviare allo sportello unico per le attività produttive del comune dove ha sede l’attività. Per gli eCommerce occorre considerare il comune di residenza anagrafica, quando non si dispone di un altro luogo fisico per esercitare l’attività.

Iscrizione registro imprese per vendita app

Per efffettuare l’iscrizione al registro imprese è possibile presentare un’unica comunicazione, c.d. ComUnica, per adempiere agli obblighi di comunicazione nei confronti di diversi enti quali la Camera di Commercio, l’INPS, l’INAIL e l’Agenzia delle Entrate. Il tutto utilizzando una procedura telematica. L’iscrizione al Registro delle Imprese, tenuto dalla Camera di Commercio, non è gratuita e comporta i seguenti costi:

  • diritti camerali pari a circa euro 60 per le ditte individuali;
  • diritti di segreteria pari ad euro 18;
  • imposta di bollo pari ad euro 17,50.

A questi costi vanno aggiunti gli eventuali compensi dovuti al professionista che presenta la richiesta di iscrizione, il costo per l’apertura della PEC e l’eventuale costo sostenuto per la firma digitale.

Una volta presentata la domanda, viene valutata dall’Ufficio e, se completa, viene rilasciato il certificato di iscrizione, inviato all’indirizzo PEC indicato in ComUnica.

INPS e Partita IVA per vendita APP

Ultimo step per mettersi in regola è l’apertura della posizione INPS alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti. Trattasi della nota dolente, in termini di costi fissi, quando si apre una partita IVA per vendere APP in quanto, anche con fatturato zero, occorre versare i contributi INPS alla Gestione Commercianti ed Artigiani sul reddito minimale di euro 15.710 pari ad euro 3.777,84 (così suddivisi: euro 3770,40 a titolo di IVS, euro 7,44 a titolo di maternità). Tuttavia, nel regime forfettario, è prevista la possibilità di chiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti alla Gestione Commercianti INPS. Per effetto della riduzione, la quota di contributi fissi da versare passa da euro 3.777,64 annuali ad euro 2.458,20 da versare in 4 rate trimestrali di pari importo.

Come funziona l’IVA per i venditori di APP?

La vendita APP mobili è assimilata a quella di un e-commerce diretto, considerando che trattasi della cessione di un bene immateriale, dove sia il pagamento che il download avvengono esclusivamente online. L’applicazione dell’IVA varia a seconda se il cliente è:

  • titolare di Partita IVA: lo sviluppatore deve emettere una fattura senza l’applicazione dell’IVA (reverse charge) ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72, in quanto l’IVA è territorialmente rilevante nel Paese del soggetto committente;
  • privato: il venditore deve identificarsi in ogni Paese di residenza del soggetto che acquista l’applicazione ovvero in alternativa, iscriversi al cosiddetto “Moss – Mini One Stop Shop“ – che evita di identificarsi presso ogni stato membro UE. Infatti, con l’iscrizione al MOSS, il venditore trasmette le dichiarazioni IVA trimestrali ed effettua i versamenti esclusivamente nel proprio Stato, il quale, successivamente provvede a trasmettere ai rispettivi stati membri gli importi di loro competenza. Leggi anche: Cos’è il commercio elettronico diretto.

Come funziona la vendita app su Google Play e su Apple Store?

Tutti e tre i principali APP Store si sono organizzati per evitare agli sviluppatori di dover effettuare tutti gli adempimenti IVA previsti dal nuovo regime IVA. Infatti, si sostituiscono agli utenti finali, conservano e gestiscono direttamente loro tutta la documentazione necessaria all’individuazione del luogo di consumo per 10 anni e rendono in sostanza il rapporto con lo sviluppatore di B2B anziché B2C. Ma vediamo nel dettaglio come funziona ogni singolo Store.


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Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela

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2 Comments

  1. Salve,sono uno sviluppatore di app per iPhone.
    Volevo gentilmente un chiarimento in merito al credito iva che avrei conseguito dalla vendita delle mie app.
    Come spiega questa frase :

    Dal momento che lo sviluppatore non paga Iva italiana, in virtù dell’applicazione del rapporto B2B, egli si trova nella situazione di conseguire un cronico credito Iva annuale, dovuto al fatto che può scaricare Iva in acquisto, ma non può addebitare Iva in vendita.

    In pratica mi sapreste dire in cosa consiste? Posso chiedere dei soldi indietro allo stato?
    Grazie.


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