Cosa sono e come funzionano le operazioni intracomunitarie

Cosa sono e come funzionano le operazioni intracomunitarie
 
(Last Updated On: 16 Maggio 2019)

Per operazioni intracomunitarie si intendono gli scambi di beni e le prestazioni di servizio effettuate fra soggetti appartenenti a due diversi Stati UE. Rientrano pertanto in tale definizione:

  • acquisti e cessioni di beni effettuate con un soggetto residente in un Paese (diverso dal proprio) appartenente alla Comunità Europea
  • prestazione di servizio rese / ricevute da un soggetto residente in un Paese (diverso dal proprio) appartenente alla UE

Gli scambi intracomunitari possono essere tra:

  • soggetti passivi IVA le c.d. operazioni B2B (Business to Business)
  • soggetti passivi e soggetti non passivi o privati consumatori: le c.d. B2C (Business to Consumer)

Le cessioni di beni INTRAcomunitarie

Relativamente agli scambi dei beni, il regime transitorio attualmente vigente prevede la tassazione nel paese di:

  • destinazione per le cessioni effettuate tra operatori economici nei diversi Stati e quindi per le operazioni B2B
  • origine per le cessioni effettuate a privati consumatori o B2C.

Il principio di tassazione nel Paese di destinazione prevede:

  • la non imponibilità delle operazioni di cessione intracomunitarie
  • l’imponibilità delle operazioni di acquisto INTRA con le stesse regole previste per le operazioni interne

Come funziona l’IVA nelle cessioni INTRA di beni

Affinchè per una operazione intracomunitaria possa essere emessa una fattura senza l’applicazione dell’IVA, e quindi non imponibile ex art. 41 del D.L. 331/93, occorre che siano presenti i seguenti elementi:

  • soggettivo: entrambi gli operatori che effettuano lo scambio devono essere titolari di partita I V A, residenti in uno Stato UE e iscritti al VIES (per scoprire come verificare l’iscrizione nella banca data VIES clicca qui);
  • oggettivo: l’operazione deve comportare il trasferimento della proprietà a titolo oneroso
  • di beni mobili o di altro diritto reale di godimento
  • territoriale: la transazione deve comportare la movimentazione fisica dei beni da un territorio comunitario ad altro territorio sempre appartenente alla UE

In mancanza anche di un solo presupposto elencato, verrebbero a mancare le condizioni per applicare la non imponibilità ai fini IVA ex art. 41 del DL 331/93, con conseguente applicazione dell’IVA secondo la normativa nazionale.

Cos’è il CMR?

Occorre prestare molta attenzione al requisito territoriale e quindi alla prova dell’avvenuta movimentazione dei beni da un Paese UE a un altro. Il contribuente, infatti, in caso di controllo è tenuto a fornire all’Amministrazione finanziaria la prova della consegna dei beni nel territorio del cliente UE. A tale fine, il documento idoneo a dimostrare l’uscita del bene dal territorio italiano è il CMR, firmato per presa in carico dal corriere e controfirmato dal cliente a destinazione.

ATTENZIONE: è il cedente che deve fornire l’onere della prova dell’uscita dei beni dal territorio italiano in quanto, in caso di controllo, in assenza di documentazione probatoria, rischia il mancato riconoscimento della “non imponibilità” dell’operazione con recupero dell’IVA.

Il CMR è utile per testimoniare la movimentazione dei bene, ma non è l’unico documento utilizzabile per fornire la prova. In assenza del CMR, infatti, possono essere utili il DDT firmato dal destinatario, la conferma di ricezione della merce da parte dell’acquirente, il contratto di assicurazione relativo al trasporto delle merci, la polizza di carico per i trasporti via mare oppure la lettera di vettura aerea e la lettera di vettura ferroviaria (CIM).

Fattura di vendita per le operazioni intracomunitarie

Chi ha effettuato un’operazione intracomunitaria non imponibile deve emettere una fattura senza applicare l’IVA riportando:

  • la dicitura “non imponibile” e l’eventuale annotazione della relativa norma comunitaria o nazionale
  • il numero di identificazione IVA attribuito al committente UE

Fattura di acquisto per le operazioni intra

Per gli acquisti intracomunitari imponibili in Italia e per le prestazioni di servizio ricevute, la relativa fattura senza imposta, emessa dal cedente o prestatore UE, deve essere numerata e integrata dal committente italiano, indicando gli elementi che concorrono a formare la base imponibile, nonché l’ammontare dell’imposta.

Le fatture emesse dal fornitore intra-Ue, ricevute dal cessionario residente senza l’addebito dell’imposta, devono essere numerate, integrate e annotate distintamente nel registro delle vendite e, contestualmente, nel registro degli acquisti, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, con riferimento al mese precedente (ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.L. 331/93).

Le prestazioni di servizi INTRAcomunitarie

Rispetto alle prestazioni di servizi, l’articolo 7-ter del DPR n. 633/72 prevede che:

LE PRESTAZIONI DI SERVIZI SI CONSIDERINO EFFETTUATE NEL TERRITORIO DELLO STATO (IN ITALIA) QUANDO SONO RESE A SOGGETTI PASSIVI STABILITI IN ITALIA (OPERAZIONI “B2B“). OPPURE, QUANDO SONO RESE DA TITOLARI DI PARTITA I V A STABILITI NEL TERRITORIO DELLO STATO A SOGGETTI PRIVATI (OPERAZIONI “B2C“)

Per le operazioni B2B secondo il principio di territorialità IVA è rilevante la sede del committente e quindi:

  • se la sede è territorialmente rilevante in Italia l’operazione è imponibile
  • se la sede è all’estero, l’operazione è non imponibile IVA ai sensi dell’articolo 7-ter, comma 1, lettera a) del DPR n 633/72 verificando l’esattezza del numero d’identificazione IVA e dei dati comunicati dalla controparte, tramite consultazione della banca dati Vies.

Per le operazioni B2C il principio di territorialità IVA prevede che sia rilevante la sede del prestatore esecutore della prestazione. Quando la prestazione è effettuata a un soggetto privato estero da un professionista con sede in Italia, l’operazione è imponibile.

Operazioni INTRAcomunitarie, fattura elettronica ed esterometro

Le fatture emesse nei confronti di soggetti passivi non stabiliti, anche se identificati nel territorio dello Stato, non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura elettronica.

Tali operazioni tuttavia sono soggette alla comunicazione tramite i Modelli INTRA e, dal 2019, all’esterometro. Tuttavia, con la fatturazione elettronica, anche se non obbligatoria, viene meno l’obbligo di presentazione dell’esterometro.

Vediamo come comportarsi in una serie di esempi pratici che si possono verificare nei rapporti con soggetti UE o extracomunitari.

Cessione di beni B2B o a soggetto passivo UE (Non imponibili ex art. 41 c.1 D.L. 331/93) oppure per cessione di beni nei confronti di titolare di partita IVA UE identificato in Italia (ai sensi artt. 17 e 35-ter del D.P.R. n.633/1972 ) nonchè per cessione di bene nei confronti di soggetto extracomunitario (non imponibile ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera a) del DPR 633/1972)

  • Fattura elettronica – non obbligatoria, ma può essere emessa compilando il campo “Codice Destinatario SDI” inserendo un codice composto dalla lettera X ripetuta per 7 volte (“XXXXXXX”), oltre a riportare la partita Iva comunitaria
  • Esterometro SI quando non viene emessa la fattura elettronica, NO se si opta per l’emissione della fattura elettronica
  • Presentazione modello INTRA solo se trattasi di cessione B2B o a titolare di partita I V A UE

Prestazione di servizi con un soggetto passivo comunitario (Art. 7 ter. DPR 633/72), nei confronti di soggetto passivo comunitario identificato in Italia (ex artt. 17 e 35-ter del D.P.R. n.633/1972 ) oppure verso un soggetto extra comunitario (Art. 7 ter. DPR 633/72)

  • Fattura elettronica – non obbligatoria, ma può essere emessa compilando il campo “Codice Destinatario SDI” inserendo un codice composto dalla lettera X ripetuta per 7 volte (“XXXXXXX”), oltre all’indicazione della partita Iva comunitaria. In questo caso la fattura deve riportare l’indicazione della natura N6 (inversione contabile)
  • Esterometro SI se non si emette fattura elettronica, NO se si emette fattura elettronica in via facoltativa
  • Presentazione modello INTRA solo per le operazioni effettuate nei confronti del soggetto passivo non identificato

Come funziona il modello INTRA

Ai fini prettamente statistici e di controllo, le operazioni intracomunitarie devono essere comunicate all’Agenzia delle Dogane attraverso il modello INTRASTAT. Tale comunicazione non ha subito modifiche in seguito all’introduzione dell’obbligo di emissione della fattura elettronica a partire dal 1° gennaio 2019.

Anche con l’entrata in vigore dell’esterometro la comunicazione INTRA non è stata modificata o eliminata.

Di conseguenza, i modelli INTRA devono essere presentati dai titolari di partita I V A per le operazioni:

  1. effettuate nei confronti di operatori IVA stabiliti in un altro Stato UE
  2. acquisite presso operatori I V A stabiliti in un altro Stato UE

I modelli vanno presentati in via telematica e la periodicità varia in base al superamento di determinate soglie, innalzate dal 1°gennaio 2018.


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