regole operazioni intracomunitarie

Partita IVA comunitaria: cosa è e come ottenerla

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Guida alle regole per poter effettuare operazioni commerciali intracomunitarie: tutto quello che occorre conoscere dalla richiesta della partita IVA comunitaria all’Agenzia delle Entrate alla fatturazione delle operazioni comunitarie.

La partita IVA comunitaria è una tipologia di partita IVA introdotta per agevolare e controllare gli scambi effettuati all’interno dell’Unione Europea che senza la preventiva richiesta di autorizzazione all’Agenzia dell’Entrate non è possibile effettuare.

Come si richiede la partita IVA comunitaria?

La partita IVA comunitaria può essere richiesta in sede di avvio dell’attività (mediante il modello AA9/12, se si tratta di imprese individuali e lavoratori autonomi, ovvero AA7/12 se si tratta di soggetti diversi dalle persone fisiche) ovvero, se l’attività è già avviata, la domanda deve essere inoltrata all’Agenzia delle Entrate di competenza verificando, trascorsi 30 giorni dalla ricezione, se l’iscrizione nel registro VIES è stata accettata o rifiutata.

Solo quando la partita IVA sarà iscritta nel Registro VIES potranno essere effettuate delle operazioni con altri paesi della Comunità Europea.

Cos’è il V.I.E.S.? É obbligatorio iscriversi?

Il VIES (VAT Information Exchange System) è la banca dati in cui vengono raccolte tutte le partite IVA comunitarie e a cui è obbligatorio iscriversi se si vogliono effettuare operazioni intracomunitarie.

L’archivio consente all’Agenzia delle Entrate di controllare l’attività dei soggetti iscritti e di scambiare le informazioni con le amministrazioni finanziarie degli altri Stati dell’UE per garantire la correttezza dei comportamenti e delle operazioni.

Il sito dell’Agenzia infatti permette di accertare la validità e la correttezza della partita IVA dei soggetti operanti in altri Stati dell’Unione Europea mettendo a disposizione un servizio che permette,  digitando il codice IVA e indicando lo Stato che lo ha rilasciato, di verificare se si tratta o meno di un soggetto abilitato a questo tipo di transazioni.

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Quali sono gli adempimenti per gli scambi intracomunitari?

I contribuenti che effettuano operazioni intracomunitarie sono tenuti a presentare il modello Intrastat all’Agenzia delle Dogane, nel quale occorre riepilogare tutte le transazioni intracomunitarie relative ad un determinato periodo ovvero:

  1. mensile se le operazioni nei 4 trimestri precedenti o effettuate nel corso del trimestre sono superiori alla soglia di 50.000€;
  2. trimestrale se l’ammontare delle operazioni è inferiore a 50.000€;

Di seguito analizziamo nel dettaglio quali sono le regole da seguire a seconda della tipologia dell’operatore e della natura delle operazioni intracomunitarie poste in essere (acquisti di beni, cessioni di beni o prestazioni di servizio).

Come vanno emesse le fatture per le operazioni INTRA? 

Le cessioni di beni intracomunitarie sono “operazioni non imponibili” e pertanto vanno conteggiate al fine di acquisire lo status di “esportatore abituale”, e concorrono alla formazione del plafond. Il cedente italiano deve semplicemente emettere la fattura “non imponibile” ai sensi del’articolo 41 DL  331/1993.

Gli acquisti di beni intracomunitari di bene hanno rilevanza in Italia e pertanto occorre integrare la fattura rilasciata dal fornitore intracomunitario ed annotarla sia sul registro IVA vendite che sul registro IVA acquisti.

Nel caso di prestazioni di servizio rese ad un committente UE, soggetto passivo d’imposta, va emessa fattura senza addebito di imposta (ex articolo 7-ter del D.P.R. n. 633 del 1972) e compilato l’elenco Intrastat per le prestazioni di servizio rese.

Come funzionano le operazioni INTRA nel regime forfetario?

Nel regime forfetario, diversamente da quanto avveniva nel regime dei minimi, con la circolare 10E del 10 aprile 2016 vengono dettate le disposizione da applicare in caso di operazioni estere. In particolare, i contribuenti che applicano il regime forfetario sono tenuti ad assolvere i seguenti adempimenti a seconda del tipo di operazione (cessione di beni, acquisti o prestazione di servizi):

a) nelle cessioni di beni intracomunitarie, effettuate nei confronti di soggetti appartenenti ad altro Stato dell’UE, queste sono assimilate alle operazioni interne e pertanto l’IVA non viene evidenziata in fattura. Il cedente deve riportare semplicemente nella fattura emessa la seguente dicitura “non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis, del D.L. 30 agosto1993, n. 331”. Inoltre, per queste operazioni non occorre iscriversi alla banca dati VIES ed inviare gli elenchi riepilogativi Intrastat;

b) negli acquisti di beni intracomunitari (art. 38, comma 5, lettera c) del D.L. n. 331 del 1993), se nell’anno solare precedente, questi non hanno superato il limite di 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato.

Pertanto, laddove gli acquisti da Paesi comunitari siano di ammontare inferiore ai 10.000 euro, l’IVA è assolta dal cedente nel paese di origine dei beni e, conseguentemente, il cessionario che applica il regime forfetario non ha l’obbligo di iscriversi al VIES, né di compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat, salva la possibilità per lo stesso di optare per l’applicazione dell’imposta in Italia anche prima del raggiungimento della soglia.

Quando, invece, gli acquisti intracomunitari superano il limite dei 10.000 euro l’acquisto assume rilevanza in Italia, secondo le regole ordinarie degli acquisti Ue, e pertanto il cessionario che applica il regime forfetario deve adempiere ai seguenti obblighi: 

  • iscrizione al VIES;
  • integrazione della fattura rilasciata dal fornitore intracomunitario, senza diritto alla detrazione dell’Iva relativa;
  • compilazione dell’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari.

c) nelle prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti o rese ai medesimi l’IVA è sempre assolta in Italia. Il cessionario che applica il regime forfetario è soggetto ai medesimi adempimenti previsti per  gli acquisti intracomunitari di beni aventi un importo superiore a 10.000 euro. Nel caso di prestazioni di servizio rese ad un committente, soggetto passivo d’imposta, stabilito in un altro Paese UE, va emessa fattura senza addebito di imposta (ex articolo 7-ter del D.P.R. n. 633 del 1972) e compilato l’elenco Intrastat delle prestazioni di servizio rese.

Come funzionano le operazioni intracomunitarie nel regime dei minimi?

Per i contribuenti minimi, ossia quei contribuenti non soggetti all’imposta sul valore aggiunto, per cui non addebitano l’IVA a titolo di rivalsa e non la detraggono dagli acquisti, la procedura sulle operazioni intracomunitarie è la seguente:

  1. la cessione di beni viene considerata un’operazione interna ed in quanto tale non soggetta ad IVA;

  2. per l’acquisto di beni e per le prestazioni di servizi ricevute le fatture ricevute, dovranno essere integrate con l’indicazione dell’IVA, che dovrà essere versata entro il sedicesimo giorno del mese successivo, provvedendo anche all’invio del modello Intrastat, e inoltre occorre iscriversi preventivamente al VIES;
  3. le prestazioni di servizi rese ad un soggetto passivo IVA UE sono delle vere e proprie prestazioni con il meccanismo dell’inversione contabile per le quali occorre emettere una fattura per il solo imponibile riportando la dicitura del reverse charge, inviare in modello INTRA ed iscriversi al VIES;
  4. le prestazioni di servizi rese ad un consumatore finale sono normali operazioni interne ed in quanto tali non soggette ad IVA.

Se hai altre domande o dubbi puoi contattarci compilando il form sottostante.

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