Il regime forfettario è diventato uno dei regimi fiscali più conosciuti da chi vuole aprire una Partita IVA in Italia. La possibilità di applicare un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% in presenza di specifici requisiti, e le semplificazioni contabili hanno contribuito alla sua diffusione tra professionisti, freelance, artigiani e commercianti.
Ma quando è nato il regime forfettario e chi lo ha introdotto? Quali differenze ci sono rispetto al precedente regime dei minimi? E perché, a distanza di oltre dieci anni, continua a rappresentare una soluzione interessante per chi lavora in proprio?
Ripercorriamo le principali tappe della sua evoluzione, dalle origini fino alle regole applicabili nel 2026.
Quando è stato introdotto il regime forfettario?
Il regime forfettario è stato introdotto dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190, la cosiddetta Legge di Stabilità 2015, ed è entrato in applicazione dal 1° gennaio 2015.
La disciplina originaria è contenuta nell’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge, successivamente modificati da numerosi interventi normativi.
L’obiettivo era offrire alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni un regime fiscale agevolato, con una tassazione sostitutiva e obblighi contabili semplificati.
Il nuovo sistema si affiancava inizialmente al precedente regime fiscale di vantaggio, conosciuto come regime dei minimi, per il quale erano previste specifiche disposizioni transitorie.
Oggi il regime forfettario rappresenta il principale regime fiscale agevolato destinato alle piccole attività individuali che rispettano i requisiti di legge.
Chi ha introdotto il regime forfettario in Italia?
Il regime forfettario è stato istituito dal legislatore con la Legge di Stabilità 2015, approvata durante il Governo Renzi.
Non si tratta quindi di un’agevolazione introdotta nel 2019 o nel 2023, come talvolta si legge online: quelle date corrispondono a successive modifiche della disciplina.
Il regime è nato nel 2015, ma le sue caratteristiche sono cambiate nel tempo, soprattutto per quanto riguarda le soglie di ricavi e compensi e i requisiti di accesso.
Come è cambiato il regime forfettario dal 2015 al 2026?
Per comprendere il successo del regime forfettario è utile ripercorrere alcune delle modifiche più importanti intervenute nel corso degli anni.
2015: la nascita del regime forfettario
La disciplina originaria prevedeva limiti di ricavi e compensi differenziati in base all’attività economica, con coefficienti di redditività stabiliti dalla legge.
L’imposta sostitutiva ordinaria era fissata al 15%. Per le nuove attività era inizialmente prevista una specifica agevolazione sulla determinazione del reddito.
2016: arriva l’imposta al 5% per le nuove attività
Con la Legge di Stabilità 2016, Legge n. 208/2015, il regime è stato modificato, introducendo l’aliquota agevolata del 5% per il periodo d’imposta di avvio dell’attività e i quattro successivi, in presenza delle condizioni previste dalla normativa.
Questa modifica ha reso il regime particolarmente interessante per chi decide di avviare un’attività professionale o imprenditoriale.
2019: il limite sale a 65.000 euro
La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto un limite uniforme di 65.000 euro di ricavi o compensi per l’accesso al regime, superando le precedenti soglie differenziate per attività.
L’innalzamento del limite ha ampliato la platea dei potenziali beneficiari.
2020: nuove condizioni di accesso
Dal 2020 sono stati reintrodotti ulteriori requisiti, tra cui il limite alle spese per lavoro e una causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, secondo le soglie e le eccezioni stabilite dalla legge.
Questi requisiti sono stati successivamente oggetto di ulteriori modifiche.
2023: il limite sale a 85.000 euro
La Legge di Bilancio 2023 ha innalzato a 85.000 euro la soglia ordinaria dei ricavi e compensi.
È stata inoltre introdotta una regola importante: se i ricavi o compensi superano 100.000 euro nell’anno, il regime cessa di applicarsi immediatamente, con specifiche conseguenze ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.
2026: quali sono le regole attuali?
Nel 2026 il limite ordinario dei ricavi e compensi resta pari a 85.000 euro.
Tra i requisiti da verificare rientrano anche il limite di 20.000 euro lordi annui per determinate spese di lavoro e la soglia di 35.000 euro per i redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025, salve le eccezioni previste dalla legge.
Restano inoltre applicabili le altre cause ostative, comprese quelle relative a determinate partecipazioni societarie e ai rapporti con datori di lavoro attuali o precedenti.
Per conoscere tutti i requisiti, i limiti e le cause di esclusione, consulta la nostra guida completa al regime forfettario 2026.
Qual è la differenza tra regime dei minimi e regime forfettario?
Prima della diffusione del forfettario, molti contribuenti utilizzavano il cosiddetto regime dei minimi, formalmente denominato regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità.
Le differenze tra i due regimi sono significative.
Calcolo del reddito
Nel regime dei minimi il reddito era determinato, in linea generale, sottraendo dai componenti positivi i costi fiscalmente rilevanti secondo le regole del regime.
Nel regime forfettario, invece, il reddito viene calcolato applicando ai ricavi e compensi un coefficiente di redditività individuato in base all’attività esercitata.
Le spese effettivamente sostenute non vengono quindi dedotte analiticamente, mentre i contributi previdenziali obbligatori versati sono deducibili secondo le disposizioni applicabili.
Durata del regime
Il regime dei minimi prevedeva specifici limiti temporali, con particolari disposizioni per i contribuenti più giovani.
Il regime forfettario, invece, non ha una durata massima generale: può essere mantenuto finché sussistono i requisiti e non si verificano cause di esclusione.
È l’aliquota agevolata del 5%, quando spettante, a essere limitata ai primi cinque periodi d’imposta.
Accesso alle attività già avviate
Il regime forfettario può essere applicato anche da contribuenti che esercitano un’attività da diversi anni, purché rispettino le condizioni richieste.
Non è quindi riservato esclusivamente a chi apre per la prima volta una Partita IVA.
Perché il regime forfettario ha avuto tanto successo?
Il successo del regime forfettario deriva principalmente dalla combinazione di tassazione agevolata, semplicità gestionale e maggiore prevedibilità del carico fiscale.
Per un professionista che avvia un’attività con costi contenuti, conoscere in anticipo il coefficiente di redditività e l’aliquota applicabile può facilitare la pianificazione delle imposte.
Le semplificazioni contabili consentono inoltre di ridurre diversi adempimenti rispetto ai regimi ordinari, pur restando obbligatori la fatturazione elettronica, gli adempimenti fiscali previsti e la dichiarazione dei redditi.
Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla possibilità, per artigiani e commercianti in possesso dei requisiti, di richiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35% dei contributi INPS.
La riduzione non riguarda indistintamente tutti i forfettari e non si applica con le stesse modalità ai professionisti iscritti alla Gestione Separata.
Per approfondire puoi leggere il nostro articolo sui contributi INPS nel regime forfettario.
Quali vantaggi offre il regime forfettario nel 2026?
I principali vantaggi possono essere riassunti in quattro aspetti.
Imposta sostitutiva del 15% o del 5%
Il reddito imponibile dell’attività è assoggettato, in via generale, a un’imposta sostitutiva del 15%.
Per le nuove attività che rispettano tutte le condizioni previste dalla legge, l’aliquota può essere ridotta al 5% per il primo periodo d’imposta e i quattro successivi.
Non basta, però, aprire una nuova Partita IVA per ottenere automaticamente l’agevolazione.
Scopri tutti i requisiti nel nostro approfondimento sul regime forfettario al 5% o al 15%.
Semplificazioni contabili e IVA
I contribuenti forfettari beneficiano di importanti semplificazioni rispetto al regime ordinario, tra cui l’esonero dalla liquidazione periodica dell’IVA sulle operazioni soggette alle regole ordinarie del regime e dalla tenuta dei registri IVA.
Occorre tuttavia prestare attenzione alle operazioni per le quali possono sorgere specifici obblighi IVA, ad esempio in determinati rapporti con soggetti esteri.
Nel 2026 i contribuenti forfettari sono generalmente soggetti all’obbligo di fatturazione elettronica, salvo specifiche eccezioni normative.
Calcolo del reddito semplificato
Il reddito imponibile viene determinato applicando un coefficiente di redditività ai ricavi e compensi rilevanti.
Ad esempio, un professionista che percepisce 30.000 euro e applica un coefficiente del 78% determina un reddito forfettario iniziale di 23.400 euro, dal quale possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole previste.
Per simulare imposte e contributi puoi utilizzare il nostro calcolatore gratuito delle tasse nel regime forfettario.
Possibilità di mantenere il regime nel tempo
A differenza di quanto spesso si pensa, il regime forfettario non scade automaticamente dopo cinque anni.
Un contribuente può continuare a utilizzarlo anche per periodi molto lunghi, a condizione che vengano rispettati i requisiti di accesso e permanenza.
Il regime forfettario conviene ancora nel 2026?
Il regime forfettario può essere particolarmente conveniente per chi svolge un’attività con spese contenute e non ha necessità di detrarre l’IVA sugli acquisti.
Non è però sempre la scelta migliore.
Chi sostiene costi elevati, deve effettuare investimenti importanti o dispone di detrazioni IRPEF personali da utilizzare potrebbe trovare più conveniente un regime ordinario o semplificato.
Inoltre, l’imposta sostitutiva del 5% o del 15% non rappresenta l’intero costo fiscale e previdenziale della Partita IVA: bisogna considerare anche i contributi dovuti all’INPS o alla cassa professionale competente.
Per scegliere correttamente è opportuno confrontare le diverse alternative, considerando ricavi previsti, costi effettivi, posizione previdenziale e situazione fiscale personale.
Leggi anche il nostro approfondimento su quando conviene il regime forfettario rispetto al regime ordinario.
Cosa succede se si superano 85.000 euro di ricavi?
Nel 2026 il superamento delle soglie di ricavi e compensi produce conseguenze diverse a seconda dell’importo raggiunto.
Superamento di 85.000 euro senza oltrepassare 100.000 euro: in linea generale, il regime continua ad applicarsi nell’anno del superamento e cessa dall’anno successivo.
Superamento di 100.000 euro: il regime cessa di applicarsi nell’anno stesso. Ai fini IVA, l’imposta è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento, mentre ai fini delle imposte dirette trovano applicazione le regole ordinarie per l’intero periodo d’imposta.
Non esiste un’aliquota speciale del 26% applicabile alla parte di ricavi compresa tra 85.000 e 100.000 euro.
Per questo motivo è importante monitorare gli incassi durante l’anno, soprattutto quando ci si avvicina ai limiti previsti dalla normativa.
Come aprire una Partita IVA forfettaria nel 2026?
Prima di avviare un’attività è necessario verificare i requisiti per accedere al regime, individuare il codice ATECO corretto e definire il relativo inquadramento previdenziale.
La classificazione ATECO 2025 è operativa dal 1° aprile 2025 e richiede particolare attenzione nella scelta del codice che identifica l’attività effettivamente esercitata.
Il codice ATECO, tuttavia, non determina da solo la gestione previdenziale: occorre valutare anche la natura e le modalità di svolgimento dell’attività.
Puoi approfondire questi aspetti nella nostra guida per aprire Partita IVA e nell’articolo dedicato a come individuare il codice ATECO corretto.
Regime forfettario: le domande più frequenti
Il regime forfettario esiste dal 2015?
Sì. È stato introdotto dalla Legge n. 190 del 23 dicembre 2014 ed è entrato in applicazione dal 1° gennaio 2015.
Chi ha istituito il regime forfettario?
Il regime è stato istituito dal Parlamento con la Legge di Stabilità 2015, approvata durante il Governo Renzi.
Il regime forfettario ha sostituito il regime dei minimi?
Si ed è diventato il principale regime agevolato per le piccole attività individuali. Per il precedente regime dei minimi sono state previste specifiche disposizioni transitorie che hanno consentito ad alcuni contribuenti di proseguirne l’applicazione.
Il regime forfettario dura cinque anni?
No. Il regime può essere mantenuto finché sussistono i requisiti. È l’aliquota ridotta del 5%, se spettante, ad applicarsi per un massimo di cinque periodi d’imposta.
Nel 2026 qual è il limite di fatturato?
Il limite ordinario è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi. Il superamento di 100.000 euro comporta invece la cessazione immediata del regime, secondo le disposizioni vigenti.
Conclusioni: perché il regime forfettario continua a essere una scelta interessante
Dalla sua introduzione nel 2015, il regime forfettario ha attraversato numerose modifiche, ma ha mantenuto il suo obiettivo principale: semplificare la gestione fiscale delle piccole attività individuali.
La tassazione agevolata e gli adempimenti ridotti possono offrire vantaggi concreti, ma la convenienza deve essere verificata caso per caso.
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