Ritenuta d’Acconto: Come Funziona?

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(Last Updated On: 15 novembre 2018)

ritenuta d'acconto

La ritenuta d’acconto, questa (semi)sconosciuta.

Quali titolari di partita IVA sono tenuti ad indicare in fattura l’importo della ritenuta d’acconto, trattenuta dal committente e riversata all’Erario a titolo di acconto sulle tasse? Quando la ritenuta è obbligatoria?

Nel post di oggi analizziamo come funziona, come si versa e come si calcola la ritenuta d’acconto sui redditi di lavoro autonomo.

Cos’è la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto è una quota percentuale dell’imponibile che viene trattenuta dal compenso per prestazione professionale (ad esempio di un commercialista, avvocato o notaio) e che ai fini IRPEF o IRES deve essere versata in acconto all’Erario.

La ritenuta d’acconto generalmente applicata dal professionista in fattura è nella misura del 20% del compenso spettante, con modalità di calcolo che vedremo in seguito, ad eccezione dei casi in cui la prestazione è svolta da soggetti non residenti in cui l’aliquota applicata è pari al 30%.

Chi deve versare la ritenuta?

Il versamento della ritenuta d’acconto spetta al soggetto che commissiona il lavoro o che riceve la prestazione dal professionista: infatti, una volta ricevuta la fattura per il lavoro svolto, il committente dovrà:

  • pagare il compenso spettante al professionista;
  • versare la ritenuta del 20% calcolata dal professionista all’Erario entro i termini di scadenza.

Come si versa la ritenuta?

Il sostituto di imposta ovvero il committente della prestazione è tenuto a versare all’Erario la ritenuta calcolata dal professionista utilizzando il modello F24 in modalità telematica con l’indicazione del codice tributo 1040, riportando il mese e l’anno in cui è avvenuto il pagamento.

È importante ricordare che il versamento della ritenuta applicata in fattura deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento del compenso oppure il primo giorno lavorativo successivo se cade di domenica o in un giorno festivo. Quindi, a titolo di esempio, se la prestazione verrà pagata il 10 febbraio, il termine ultimo per il versamento sarà il 16 marzo.

Per quali compensi è obbligatoria la ritenuta di acconto?

In generale l’applicazione della ritenuta a titolo d’acconto è obbligatoria per le prestazioni di natura professionale svolte da un lavoratore autonomo nei confronti di titolari di partita IVA ed in particolare per le seguenti tipologie di compensi:

  • prestazioni di lavoro autonomo abituale e occasionale;
  • cessione di diritti d’autore;
  • assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere;
  • cessione di opere di ingegno, brevetti e marchi;
  • partecipazione agli utili di soci fondatori o promotori.

Si applica la ritenuta nel regime agevolato forfettario?

I contribuenti che operano nel regime forfettario hanno tra i vantaggi del regime quello dell’esonero dell’applicazione della ritenuta d’acconto sui compensi percepiti, pertanto non ci sarà alcuna trattenuta da parte del committente, che dovrà al professionista il compenso senza applicazione dell’IVA e della ritenuta.
Ugualmente il committente forfettario che si avvale della prestazione di un professionista non sarà tenuto a versare la ritenuta all’Erario.

Come si calcola la ritenuta d’acconto?

Il calcolo della ritenuta spetta al professionista e deve essere indicata in fattura o nella ricevuta. Ai fini della corretta determinazione dell’importo da trattenere, ricordiamo che concorrono a formare la base imponibile per il calcolo della ritenuta del 20 o del 30%:

  • il compenso, ossia l’onorario, del professionista per la prestazione svolta;
  • la rivalsa applicata in fattura dai soggetti iscritti alla Gestione Separata INPS, ossia i professionisti senza cassa;
  • le eventuali spese sostenute dal professionista per viaggi, vitto e alloggio e le spese anticipate, ad esclusione di quelle sostenute in nome e per conto del cliente e che non concorrono alla produzione del reddito di lavoro autonomo.

NB. non rientra nel calcolo della base imponibile il contributo previdenziale integrativo dovuto dal professionista alla cassa professionale di appartenenza.

Esempi pratici

Professionista iscritto alla cassa

Un avvocato che svolge una prestazione per un proprio cliente, titolare di partita IVA, dovrà calcolare la ritenuta nel modo seguente:

  • Compenso € 1.000;
  • Contributo per la cassa di € 40 pari al 4% del compenso
  • Onorario per la prestazione svolta € 1.268,8 (€ 1.040 + IVA al 22%)

Ritenuta di € 200 (pari al 20% del compenso)
Compenso spettante al professionista al netto della ritenuta pari a 1.068,8 €

Professionista senza cassa

Un consulente o un fisioterapista iscritto alla Gestione Separata INPS si troverà nel seguente caso:

  • Compenso € 1.000
  • Rivalsa INPS € 40 (4% su 1.000)
  • Compenso per prestazione svolta di € 1.268,8 (€ 1040 + IVA al 22%)
  • Ritenuta di € 208 calcolata nella misura del 20% su € 1.040, ossia compenso comprensivo di cassa al netto dell’IVA.

Pertanto il professionista riceverà € 1.060,8.

Prestazione occasionale

Anche i lavoratori autonomi che svolgono prestazioni occasionali devono emettere una ricevuta al committente comprensiva della ritenuta. In questo caso il calcolo è molto semplice in quanto la prestazione è esclusa dall’IVA, per cui la ritenuta del 20% va applicata direttamente sul compenso.

 

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