Come pagare meno tasse con partita IVA

(Last Updated On: 20 Nov 2018)

Come fare per pagare meno tasse

Hai una ditta individuale o sei un libero professionista? È possibile pagare meno tasse in modo legale? Si, se conosci bene i costi da scaricare con la partita IVA e sai come ridurre il reddito imponibile. Ecco una guida utile per pagare meno tasse in poche e semplici mosse!

Alla fine dell’anno mancano poco meno di due mesi e se il tuo utile è alto, vediamo in anticipo quali sono i costi da scaricare per la tua partita IVA per pagare meno tasse e come fare per abbassare il reddito imponibile, riducendo in modo sensibile le imposte ed i contributi da versare, ovviamente in modo assolutamente legale.
Attenzione, è bene subito precisare che se una partita IVA ha aderito al regime forfettario questa guida non è utile, in quanto i contribuenti forfettari non hanno la facoltà di scaricare nessun costo. La percentuale di costo “scaricabile” infatti, viene assegnata dal coefficiente di redditività a prescindere dalle spese sostenute effettivamente.

Partita IVA: come si calcola il reddito?

Il reddito imponibile di un titolare di partita IVA, sia ditta individuale che libero professionista, si determina secondo il principio di cassa, ovvero la tassazione dei compensi/ricavi e la deduzione delle spese effettivamente incassate o pagate nel periodo di imposta di riferimento.

È possibile abbattere il reddito imponibile?

Fondamentale per contenere il carico fiscale e contributivo è monitorare l’andamento del proprio business, attraverso situazioni contabili periodiche che consentono, in ogni momento dell’anno, di conoscere l’utile realizzato e quindi porre in essere una serie di strategie correttive.

Per diminuire il proprio reddito imponibile ci sono vari metodi tra cui:

  • conoscere quali sono le spese deducibili e detraibili IRPEF, ossia spese mediche, contratti di assicurazione, spese di ristrutturazioni, etc;
  • conoscere i costi che si possono scaricare integralmente o parzialmente per una ditta individuale o per un libero professionista;
  • investire in pubblicità o sponsorizzazioni: quando si ha un utile già elevato potrebbe essere importante investire in pubblicità, abbassandolo a favore di un’attività in grado di moltiplicare i guadagni;
  • affidare alcuni servizi in outsourcing risparmiando il costo del personale dipendente;
  • scegliere una forma giuridica adeguata: all’aumento consistente del fatturato potrebbe essere opportuno valutare se costituire una SRL con carico fiscale più contenuto rispetto ad un professionista o ad una ditta individuale;
  • effettuare investimenti anche in leasing considerando che i canoni di leasing per l’acquisto di un bene strumentale sono totalmente deducibili;
  • effettuare una pianificazione fiscale adeguata, ovvero scegliere il regime fiscale più appropriato alle proprie esigenze (ad esempio il regime fiscale per i forfettari), organizzare il proprio business riducendo al minimo la tassazione.

Partita IVA: cosa scaricare al 100%?

Possono essere scaricati interamente i costi inerenti alla propria attività professionale, sostenuti al fine di svolgere un’attività potenzialmente idonea a produrre utili. Di conseguenza “inerente è tutto ciò che (sul piano dei costi e delle spese) appartiene alla sfera professionale, in quanto sostenuto nell’intento di fornire a quest’ultima un’utilità, anche in modo indiretto”. Al contrario, non è invece inerente all’attività tutto ciò che si può ricondurre alla sfera personale o familiare del titolare di partita IVA. A titolo esemplificativo si riporta un elenco dei costi interamente deducibile per i liberi professionisti ovvero:
  • acquisti di cancelleria, materiale di consumo e di pulizia, valori bollati e postali;
  • spese per lavoro dipendente e per compensi occasionali;
  • spese relative all’ufficio per energia elettrica, riscaldamento, acqua e per utenze;
  • acquisto di libri, riviste e sussidi per l’aggiornamento professionale;
  • acquisto di beni strumentali (quali software gestionali e/o professionali, computer, stampanti, etc) per l’esercizio dell’attività;
  • libri e riviste professionali;
  • corsi di formazione e aggiornamento professionale (100% entro il limite di € 10.000 annui).

Quali costi possono essere scaricati solo parzialmente?

Alcuni costi sono solo parzialmente deducibili dal reddito e queste sono tutte quelle spese sostenute promiscuamente sia per l’attività professionale che per la sfera personale del titolare di partita IVA. Vediamo nel dettaglio i casi principali:

  • Casa – Ufficio/Studio: è deducibile al 50% il costo relativo ad utenze gas, luce e telefono, affitto, spese condominiali (N.B. per poter scaricare il costo è assolutamente necessario che le utenze siano tutte intestate al titolare di partita IVA).
  • Autovetture: possono essere dedotte nella misura del 20%, mentre l’IVA si detrae al 40%. In questi costi rientrano:
    • spese di manutenzione e riparazione;
    • spese per carburanti e lubrificanti;
    • spese di gestione e di impiego;
    • quote di ammortamento delle spese di acquisto dell’autovettura nel limite di € 18.076;
    • canoni di leasing fino al limite massimo di € 3.615,20 annui e considerando un contratto avente una durata minima non inferiore al periodo di ammortamento ordinario previsto dai coefficienti fiscali, ossia 4 anni.

    N.B. per gli acquisti di autovetture nuove effettuate dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, la legge di stabilità per il 2016 ha previsto il “SUPERAMMORTAMENTO“, ovvero una maggiorazione pari al 40% delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria con un innalzamento della soglia da € 18.076 ad € 25.306. Attenzione, l’agevolazione non è stata rinnovata per gli anni successivi.

  • Telefoni: siano spese per telefoni fissi o per cellulari, sono deducibili all’80%. Rientrano in questa categoria le seguenti spese:
    • le quote di ammortamento, i canoni di leasing/noleggio relativi ad apparecchiature telefoniche;
    • le spese di manutenzione e di impiego (costo del traffico telefonico);
    • le spese per la connessione ad internet.

    Per quanto concerne la detrazione IVA è pari al 50% per le utenze da cellulare e al 100% per il traffico da telefono fisso quando la bolletta riporta la partita IVA.

  • Spese per alberghi e ristoranti: spese di vitto e alloggio sono deducibili al 75%. Quando la spesa è documentata da fattura, sarà possibile detrarre l’IVA, altrimenti con la sola ricevuta fiscale non sarà detraibile (N.B. per i liberi professionisti i costi di vitto e alloggio, per essere deducibile, non deve superare il 2% dei compensi percepiti nell’anno di imposta).
  • Spese di rappresentanza: le spese per viaggi inerenti alla propria professione sono deducibili se non superano l’1% dei compensi percepiti nell’anno di imposta; l’IVA non è detraibile.
  • Omaggi ai clienti: sono deducibili nel limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, ma bisogna prestare attenzione al valore unitario del bene oggetto dell’omaggio. Infatti, se il valore del singolo omaggio è inferiore ai € 50 il costo è deducibile al 100% (ad esempio una fattura di € 500 con 25 panettoni che costano ciascuno € 20 è deducibile al 100%).

  • Spese di formazione: sono deducibili al 50% e l’IVA è totalmente detraibile fino al 2015;  dal 2016, il Ddl sul lavoro autonomo ha introdotto la deducibilità al 100% delle spese per formazione e aggiornamento professionale entro i € 10.000. Rientrano in questa categoria le seguenti spese:
    • l’iscrizione a master;
    • la partecipazione a corsi di formazione;
    • la partecipazione a corsi di aggiornamento professionale;
    • l’iscrizione a convegni e congressi.
  • IVA detraibile: è ancora possibile dedurre l’IVA in caso le norme di legge non provvedevano a una detrazione del 100%.

Occorre evidenziare che, affinché una spesa sia deducibile sia integralmente che parzialmente, occorre dimostrare che i costi siano stati effettivamente sostenuti dal titolare di partita IVA e quindi occorre che la spesa sia documentata da fatturaricevuta fiscale scontrino fiscale parlante.

Oltre a scaricare i costi, le tasse di un titolare di partita IVA possono essere ridotte con una serie di detrazioni e deduzioni IRPEF, vediamo come.

Cosa sono gli oneri deducibili e detraibili?

​​​​​È possibile diminuire le imposte sui redditi da versare direttamente in dichiarazione, scalando dai redditi stessi alcuni tipi di spese. Queste spese, di particolare rilevanza sociale, possono essere divise in due macro categorie ovvero:

  • gli oneri “deducibili” sono le spese che vanno sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare;
  • le spese “detraibili” sono sottratte direttamente alle imposte da pagare.

Per entrambe le categorie considerate occorre che le spese siano state sostenute nel corso dell’anno per il quale viene presentata la dichiarazione e quindi, ad esempio, per l’UNICO 2019 occorre che le spese siano state sostenute e pagate nell’anno 2018.

Quali sono gli oneri deducibili dall’IRPEF?

Sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF le seguenti spese:

  • contributi previdenziali versati a casse professionali di appartenenza o all’INPS;
  • gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato o divorziato;
  • contributo sugli immobili ai consorzi obbligatori per legge (es., consorzio bonifica e canone concessione ex demaniale);
  • erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose;
  • erogazioni liberali a favore delle organizzazioni non governative;
  • erogazioni liberali a favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di associazioni di promozione sociale e di alcune fondazioni ed associazioni riconosciute;
  • erogazioni liberali a favore di universitàenti di ricerca ed enti parco;
  • renditevitaliziassegni alimentari ed altri oneri;
  • gli oneri dei contributi previdenziali versati per gli addetti ai servizi domestici ed all’assistenza personale o familiare, per un importo non superiore a €. 1.549,37.

Quali sono gli oneri detraibili dall’IRPEF?

Si possono detrarre direttamente dall’imposta i seguenti oneri, sostenuti nell’interesse proprio o dei familiari fiscalmente a carico:

  • le spese sanitarie per l’importo eccedente € 129,11, purché documentate da scontrino fiscale cd. parlante, ovvero riportante il codice fiscale nonché il codice del farmaco o del dispositivo medico o della quota ticket;
  • le spese sanitarie per disabili, senza limiti di importo;
  • le spese per acquisto e riparazione veicoli per disabili, per un importo non superiore, per ogni veicolo, a € 18.075,99;
  • le spese per l’istruzione secondaria e universitaria, per un importo non superiore a quello previsto per gli istituti statali;
  • le spese per attività sportive praticate da ragazzi (minorenni), per un importo non superiore a € 210 per ogni ragazzo;
  • le spese per canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede;
  • le spese sostenute dai genitori per la frequenza di asili nido da parte dei figli;
  • gli oneri dei contributi versati per il riscatto del corso di laurea, il quale non ha iniziato ancora l’attività lavorativa e non è iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza;
  • gli interessi passivi per l’acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale;
  • le spese per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50% su interventi fino a 96mila euro totali da suddividere in dieci anni;
  • le spese per il risparmio energetico nella misura del 65% in dieci anni.

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