Di Categorie: Aprire Partita IVA, Libero professionista e freelancePubblicato il: 18/05/2021Last Updated: 18/05/2021

Chi desidera avviare un’attività indipendente e diventare freelance, solitamente non apre subito la partita iva, ma inizia ad operare attraverso la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto. Una volta consolidato il business, il lavoro diventa più stabile e abituale, ed è così che si rende necessario aprire la partita iva. Ma le prestazioni occasionali devono essere inserite in dichiarazione dei redditi? Qual è il trattamento fiscale e contributivo a esse legato? Lo abbiamo chiarito nel nostro articolo.

Prestazione occasionale: di cosa si tratta

La prestazione occasionale di lavoro autonomo è una prestazione di tipo non commerciale che deve essere svolta in modo saltuario, non in modo continuativo, non ripetitivo (occasionale).
Ne sono un esempio il lavoratore dipendente che decide di fare una consulenza straordinaria fuori dal proprio contesto lavorativo e fuori orario di lavoro dipendente. Oppure lo studente che realizza un sito web per un’impresa o un libero professionista.

NOTA BENE: se l’attività svolta dovesse diventare continuativa, abituale e svolta regolarmente, si renderebbe necessaria l’apertura della partita iva.

Dichiarazione dei redditi e prestazione occasionale

In linea generale, il soggetto che riceve redditi derivanti da prestazioni occasionali, è tenuto a riportare i suddetti nella dichiarazione dei redditi, salvo qualche eccezione. Se, infatti, l’unica fonte di reddito del soggetto fosse rappresentata dai redditi derivanti dalle prestazioni occasionali, e il soggetto non fosse in possesso di immobili oltre all’abitazione principale, e i compensi totali non superassero i 4.800 euro, la dichiarazione dei redditi non sarebbe obbligatoria.

Questo significa che, in caso di altri redditi o intenzione a recuperare le ritenute d’acconto subite, la dichiarazione dei redditi diventa obbligatoria. 

Cosa sapere sulla ritenuta d’acconto

Quando un soggetto svolge una prestazione occasionale nei confronti di un titolare di partita iva, sia esso rappresentato da un libero professionista, una società o una ditta individuale) occorre applicare la ritenuta d’acconto del 20%.

In questo caso, non si incassa il 100% del compenso, ma solo l’80%. Presentando la dichiarazione dei redditi, la ritenuta diventa un credito che può essere utilizzato in compensazione per il versamento di altre imposte o può essere rimborsata.

Se si percepiscono altri redditi o si supera la soglia dei 4.800 euro, i compensi derivanti da prestazioni occasionali devono essere obbligatoriamente inseriti in dichiarazione dei redditi e determineranno l’IRPEF. 

Certificazione Unica e prestazione occasionale

I sostituti d’imposta sono tenuti a rilasciare ai soggetti che hanno eseguito prestazioni occasionali, la Certificazione Unica dei compensi ricevuti. Nella CU sono specificatamente indicati i redditi percepiti e le eventuali ritenute d’acconto. Questo documento deve essere rilasciato entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui è stata svolta la prestazione.
Avute tutte le CU, il lavoratore potrà valutare se procedere o meno con la dichiarazione dei redditi.

Molto spesso, le ritenute d’acconto si perdono. Potrebbe infatti risultare che il lavoratore abbia subito delle ritenute maggiori rispetto alla quota IRPEF dovuta. Per questo motivo, è sempre consigliato procedere con la dichiarazione dei redditi, anche in caso di singola prestazione occasionale e di importo basso. Se la ritenuta risultasse maggiore del dovuto, questa sarà riportabile negli esercizi successivi, essere impiegata a compensazione o essere rimborsata sul proprio conto corrente. 

A proposito di contributi

Quando si supera la soglia dei 5.000 euro (lordi) di reddito percepito attraverso prestazioni occasionali, scatta l’obbligo contributivo.

La soglia dei 5.000 euro non rappresenta il limite annuale da non superare per non aprire la partita iva. Si tratta del limite superato il quale, occorre iscriversi all’INPS. Sotto tale soglia, il lavoratore non deve versare alcun contributo previdenziale. Superati i 5.000 euro, il lavoratore è tenuto a pagare anche i contributi INPS iscrivendosi alla Gestione Separata.

NOTA BENE: i contributi da versare saranno dovuti solo sulla parte eccedente i 5.000 euro e non sul totale delle prestazioni occasionali. Questo significa che è compito del lavoratore occasionale comunicare al datore di lavoro il superamento della soglia dei 5.000 euro. Il datore di lavoro sarà quindi tenuto a iscrivere il lavoratore alla gestione separata INPS e versare i contributi. Quest’ultimi saranno per ⅓ a carico del lavoratore e per ⅔ a carico del committente.

Esempio di Prestazione Occasionale con ritenuta INPS

Compenso per prestazione occasionale: 3.000 euro
Precedenti ccompensi per prestazioni occasionali: 3.000 euro
Quota oltre il limite dei 5.000 euro: (6.000-5.000) = 1.000 euro

Ricevuta:

– compenso prestazione: 3.000,00 €
– ritenuta d’acconto del 20%: 600,00 € (20% di 3.000 euro)
– ritenuta INPS (⅓ del 33%): 110,00 € (33% di 1000 euro = 330 euro)

NETTO A PAGARE: 2.290,00 € (3.000 – 600 – 110)

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Commenti
  1. Edy 24/05/2021 at 18:13 - Reply

    complimenti, le vostre informazioni sono sempre molto chiare e precise.

  2. Roberto 19/05/2021 at 11:05 - Reply

    Grazie Michela, buon lavoro e buona giornata.

  3. Pisano Vincenzo 18/05/2021 at 14:01 - Reply

    Articolo assolutamente utile, chiaro e dettagliato. Buono a sapersi : i contributi da versare sull’eccedenza (oltre i 5000 euro).
    Grande Michela

  4. Roberto 18/05/2021 at 12:31 - Reply

    Buongiorno e grazie per le informazioni che fornite regolarmente.
    Una domanda:
    Se io sono senza partita iva e svolgo una prestazione occasionale verso un altro soggetto senza partita iva (ad esempio un mio amico) come funziona?
    Grazie.

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