Libero professionista o ditta individuale?

Libero professionista o ditta individuale?

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28 gennaio

Vita da… Freelance! Il web ha aumentato a dismisura l’interesse verso questo tipo di attività, ma qual è la forma giuridica più corretta per la tua attività?

Ditta individuale o libero professionista?

Ecco tutto quello che occorre sapere per rispondere a questa domanda.

Le attività di lavoro autonomo si possono classificare principalmente, secondo le norme civilistiche e fiscali, in due macro categorie:

  • attività di impresa (ad es. ditte individuali, artigiani, commercianti);
  • attività di lavoro autonomo intellettuale (ad es. liberi professionisti, artisti).

Cosa si intende per attività di impresa?

Secondo il codice civile l’attività di impresa (ditte individuali) consiste nell’esercizio professionale di una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi.

Nell’impresa individuale vi è un unico soggetto, il titolare/imprenditore, che nello svolgimento dell’attività può avvalersi dell’ausilio dei collaboratori e dipendenti.

Il carattere della professionalità implica che l’attività debba essere svolta abitualmente o periodicamente, non occasionalmente e saltuariamente (ad es. uno studente universitario che occasionalmente vende un oggetto su e-bay non svolge attività professionale, quindi non è considerato imprenditore); mentre il requisito dell’organizzazione identifica la gestione la gestione e il coordinamento dei beni e delle risorse.

Cosa si intende per attività di lavoro autonomo intellettuale?

Il libero professionista è colui che esercita un’attività con le seguenti caratteristiche:

  • che preveda l’esecuzione di un’opera o di un servizio dietro pagamento di un corrispettivo;
  • che sia organizzata con il lavoro prevalentemente proprio;
  • senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente.

Il libero professionista si differenzia dalle ditte individuali principalmente per la prevalenza del suo lavoro rispetto al capitale investito (inteso, appunto, come “organizzazione”).

Quali sono le principali differenze tra i liberi professionisti e le ditte individuali?

Da un punto di vista prettamente pratico, sono ditte individuali gli artigiani (e quindi per esempio idraulici, falegnami, muratori, gelatai, pasticceri, pastai, imbianchini, fabbri, elettricisti, meccanici, estetiste, parrucchieri, ecc.) o i commercianti (ad esempio e-commerce grossisti, dettaglianti, ambulanti, venditori porta a porta, etc…).

Per avviare la propria attività, le ditte individuali sono tenute, oltre all’apertura della partita IVA, ad iscriversi al Registro delle Imprese,  i professionisti appartenenti alla sfere delle c.d. professioni protette, oltre ad aprire la partita IVA, devono iscriversi all’Albo di appartenenza (commercialisti, avvocati, medici, notai, geometri, agronomi, consulenti del lavoro, psicologi, giornalisti, architetti, ingegneri, dentisti, ecc.), i liberi professionisti non iscritti ad albi professionali, i cosiddetti “senza Ordinedevono semplicemente aprire la partita IVA (ad esempio i consulenti che svolgono un’attività senza aver sostenuto alcun esame di abilitazione tipo consulenti aziendali, tributaristi, consulenti informatici, ecc.).

La scelta tra le due diverse forme giuridiche assume una certa rilevanza dal punto di vista fiscale, amministrativo e previdenziale.

Quale la differenza dal punto di vista fiscale?

La contabilità dei professionisti segue il principio di cassa: la deduzione dei costi e la tassazione dei compensi effettivamente è stato incassati o pagati.

La contabilità delle ditte individuale segue il principio di competenza: la deduzione dei costi e ricavi nel periodo di competenza (di attribuzione), a prescindere dalla data di effettivo incasso o pagamento.

Solo le ditte individuali sono tenute ad iscriversi al Registro delle Imprese?

Dal punto di vista amministrativo le ditte individuali, a differenza dei liberi professionisti, sono tenute ad iscriversi nel Registro Imprese tramite la presentazione della Comunicazione Unica (ComUnica). Tale iscrizione comporta i seguenti costi:

  • diritti di segreteria Euro 18,00;
  • diritto camerale annuale pari ad euro 57;
  • marca da bollo pari ad euro 17.50.

E dal punto di vista previdenziale?

Le ditte individuali sono tenute ad iscriversi alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti dell’INPS, versando i contributi fissi sul minimale pari ad euro 3.600 circa; superato il reddito minimale di euro 15.548 occorre versare i contributi in forma percentuale con un aliquota del 21% circa fino al raggiungimento del reddito massimale.

La La Legge di Stabilità per il 2016 ha introdotto la possibilità per coloro che adottano il regime forfetario di usufruire di uno sconto contributivo pari al 35% dei contributi fissi. Per effetto di tale sconto, i contributi fissi sul minimale da versare per i contribuenti forfetari sono pari ad euro 2.400 circa.

I libero professionisti sono tenuti da iscriversi alla propria Cassa di appartenenza (INARCASSA, Cassa forense, etc.) ovvero, in assenza di una cassa specifica, alla gestione separata INPS.

Il contributo previdenziale dovuto alla gestione separata INPS è calcolato sull’utile percepito (UTILE = COMPENSI INCASSATI – COSTI PAGATI) in misura in forma percentuale con un aliquota del 27,72% .

Da precisare che il professionista iscritto alla gestione separata ha la facoltà di addebitare in fattura una rivalsa del +4% del suo compenso lordo, ribaltando in tal modo una parte del proprio onere contributivo direttamente sul cliente.

E se tutto ciò non dovesse bastare?

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il nostro eBook Ditta Individuale o Liberi Professionisti?

Se sei interessato ai nostri servizi per aprire la tua partita Iva e per gestire la contabilità, o vuoi ricevere ulteriori informazioni sui nostri costi, puoi contattarci telefonando al numero 0865.901605, o compilando il form sottostante.

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2 commenti
  1. Julie Depasse
    Julie Depasse dice:

    Buongiorno,
    sono residente (fiscale) in Italia. Prima di aprire una partita IVA, vorrei provarci. Cerco quindi di capire se c’è una soluzione intermedia tipo una partita IVA “limitata”? L’importante è che possa lavorare con delle aziende fuori dall’Italia ma sempre nell’Unione europea. Vi ringrazio in anticipo.
    Saluti,
    Julie

    Rispondi

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