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compenso amministratore

Compenso amministratore o distribuzione utili: come prelevare i soldi dalla SRL nel modo più conveniente

SOMMARIO

È una delle domande più frequenti tra chi ha una SRL: “l’azienda fattura e mette da parte utili, ma come faccio a portare quei soldi nelle mie tasche nel modo più conveniente?”. A differenza della partita IVA individuale, dove ciò che resta dopo tasse e contributi è già tuo, nella SRL la società è un soggetto distinto: i suoi soldi non sono automaticamente i tuoi.
Per trasferire valore dalla società ai soci esistono diverse strade, ma le due principali sono il compenso amministratore e la distribuzione di utili (dividendi). Hanno regole fiscali e contributive molto diverse, e scegliere la combinazione giusta può farti risparmiare migliaia di euro l’anno.

In questo articolo ti spieghiamo, in modo semplice, come funzionano le due opzioni, quanto si paga con ciascuna e come capire qual è la più conveniente per la tua situazione.

Le due strade principali per prelevare dalla SRL

Prima di entrare nei numeri, chiariamo la natura delle due opzioni, perché è proprio da lì che derivano le differenze fiscali.

Il compenso amministratore è la remunerazione del lavoro di gestione che svolgi per la società. È un reddito che premia l’attività, non il capitale investito.

La distribuzione di utili (dividendo) è invece la remunerazione del capitale: è la quota di utile che la società, dopo aver pagato le proprie imposte, distribuisce ai soci in proporzione alle quote possedute.

Sono due cose diverse, e il fisco le tratta in modo diverso. Vediamo come.

Il compenso amministratore: come funziona

Il compenso dell’amministratore ha una caratteristica molto interessante: è un costo deducibile per la società. Questo significa che riduce l’utile e quindi abbassa l’IRES dovuta. È, in sostanza, un modo per “spostare” reddito dalla società alla persona, alleggerendo il carico fiscale societario.

Sul fronte di chi lo percepisce, però, il compenso:

  • è tassato con l’IRPEF progressiva (le aliquote crescono all’aumentare del reddito), in genere come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente
  • è soggetto ai contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS (aliquota intorno al 26,07% nel 2026), ripartiti tra società e amministratore.

Il vantaggio è la deducibilità per la società; lo svantaggio è che, su importi elevati, l’IRPEF progressiva e i contributi possono pesare parecchio. C’è però un risvolto positivo dei contributi: alimentano la tua posizione previdenziale, costruendo pensione futura.

La distribuzione di utili (dividendi): come funziona

Il dividendo segue una logica opposta. Non è deducibile per la società: viene distribuito dopo che la SRL ha già pagato le proprie imposte sull’utile (IRES al 24% e IRAP). Sulla somma distribuita al socio persona fisica si applica poi una ritenuta a titolo d’imposta del 26%.

È la cosiddetta doppia tassazione: prima l’utile è tassato in capo alla società, poi il dividendo è tassato in capo al socio. In compenso, il dividendo ha un grande vantaggio: non è soggetto a contributi INPS, perché è considerato reddito di capitale e non remunerazione di un lavoro.

Quindi, semplificando: il compenso riduce le tasse della società ma sconta IRPEF e contributi; il dividendo non riduce le tasse della società e sconta il 26%, ma è esente da contributi.

Il confronto in sintesi

AspettoCompenso amministratoreDistribuzione utili (dividendi)
NaturaRemunerazione del lavoroRemunerazione del capitale
Deducibile per la societàSì (riduce l’IRES)No
Tassazione in capo alla personaIRPEF progressivaRitenuta 26% (titolo d’imposta)
Contributi INPSSì (Gestione Separata ~26%)No
Costruisce pensioneNo
Conviene quando…Importi bassi/medi, per ridurre l’IRESImporti elevati, niente contributi

Quanto si paga: un ragionamento con i numeri

Facciamo un ragionamento semplificato per capire la logica (i numeri esatti vanno sempre calcolati sul caso concreto).

Immagina che la tua SRL abbia 50.000 euro che vorresti portare a casa.

Se li prelevi come compenso amministratore: la società deduce i 50.000 euro, risparmiando IRES. Tu però paghi l’IRPEF progressiva su quell’importo (con aliquote che salgono) più i contributi alla Gestione Separata. Il vantaggio della deduzione societaria è massimo, ma su importi alti l’IRPEF marginale può erodere parecchio il netto.

Se li distribuisci come dividendo: la società non deduce nulla, quindi su quei 50.000 ha già pagato l’IRES (24%) e l’IRAP. Sulla parte distribuita applichi poi il 26%. Non paghi però contributi. Il carico complessivo della doppia tassazione è prevedibile e “piatto”, indipendente dall’ammontare.

La regola pratica che ne deriva: il compenso tende a convenire su importi bassi e medi, dove l’IRPEF è ancora contenuta e la deduzione societaria pesa molto; il dividendo diventa più interessante su importi elevati, dove l’IRPEF marginale supererebbe il combinato IRES + 26%, e dove l’assenza di contributi fa la differenza.

Spesso la soluzione ottimale è un mix delle due: un compenso “calibrato” per ridurre l’IRES e sfruttare gli scaglioni IRPEF più bassi, integrato da dividendi per la parte restante.

Non solo compenso e dividendi: le altre strade

Le due opzioni principali non sono le uniche. A seconda della situazione, una SRL può trasferire valore ai soci anche con altri strumenti, ciascuno con vantaggi e condizioni specifiche:

  • i rimborsi spese documentati (trasferte, viaggi di lavoro): non costituiscono reddito per chi li riceve se realmente sostenuti, inerenti e documentati
  • i fringe benefit e i compensi in natura, entro le soglie di esenzione previste
  • le prestazioni accessorie dei soci, uno strumento meno noto che, a certe condizioni, consente di remunerare un’attività del socio con un trattamento previdenziale più favorevole.

Su quest’ultimo punto e sulle alternative ai dividendi abbiamo approfondimenti dedicati, perché si tratta di leve di pianificazione che vanno costruite con attenzione e formalizzate correttamente nello statuto e nei documenti societari.

Attenzione ai contributi e ai controlli

Due avvertenze importanti.

La prima riguarda i contributi. Se sei socio e amministratore e svolgi anche un’attività operativa nella società, oltre alla Gestione Separata sul compenso potresti essere tenuto all’iscrizione alla Gestione Commercianti o Artigiani, a seconda dell’attività. È un aspetto da valutare con attenzione per non trovarsi con una doppia contribuzione inattesa.

La seconda riguarda i controlli. Il fisco verifica che le scelte siano coerenti con la realtà: un compenso amministratore deve corrispondere a un’attività effettivamente svolta e di importo congruo; i rimborsi spese devono essere documentati e non mascherare compensi. La pianificazione è legittima e doverosa, ma deve essere sostanziale, non solo “di facciata”.

Il nostro pensiero: la scelta giusta è quasi sempre un equilibrio

Non esiste una risposta valida per tutti tra compenso amministratore e dividendi: dipende dagli importi che vuoi prelevare, dalla tua aliquota IRPEF, dalla tua posizione previdenziale e dagli obiettivi (massimizzare il netto subito o costruire anche pensione). Nella pratica, la soluzione più efficiente è spesso un mix calibrato tra le due strade, eventualmente integrato da altri strumenti.

Trovare il giusto equilibrio richiede di fare i conti sul tuo caso specifico. Possiamo aiutarti: con una consulenza personalizzata analizziamo i numeri della tua SRL e costruiamo la combinazione più conveniente per prelevare i tuoi guadagni pagando il giusto, nel pieno rispetto delle regole.

Conviene di più il compenso amministratore o il dividendo?

Dipende dagli importi e dalla tua situazione. Il compenso è deducibile per la società e conviene su importi bassi e medi, ma sconta IRPEF progressiva e contributi. Il dividendo non è deducibile e sconta il 26%, ma è esente da contributi e conviene su importi elevati. Spesso la soluzione migliore è un mix delle due.

Il compenso amministratore è deducibile per la SRL?

Sì. Il compenso riduce l’utile della società e quindi l’IRES dovuta. È uno strumento di pianificazione fiscale, a condizione che corrisponda a un’attività effettivamente svolta e sia di importo congruo.

Sui dividendi si pagano i contributi INPS?

No. I dividendi sono considerati reddito di capitale e non sono soggetti a contributi previdenziali. Scontano però la ritenuta a titolo d’imposta del 26%, dopo che la società ha già pagato l’IRES e l’IRAP sull’utile (doppia tassazione).

Come sono tassati il compenso amministratore e i dividendi?

Il compenso amministratore è tassato con IRPEF progressiva, in genere come reddito assimilato al lavoro dipendente, ed è soggetto a contributi alla Gestione Separata INPS. Il dividendo è tassato con una ritenuta del 26% a titolo d’imposta, senza contributi.

Ci sono altri modi per prelevare denaro dalla SRL?

Sì. Oltre a compenso e dividendi, esistono i rimborsi spese documentati, i fringe benefit entro le soglie di esenzione e le prestazioni accessorie dei soci. Ognuno ha regole e condizioni specifiche e va valutato con un commercialista per individuare la combinazione più efficiente.

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