Chiudere la partita IVA senza incorrere in sanzioni

CHIUDERE LA PARTITA IVA
 
(Last Updated On: 11 Marzo 2019)

Se aprire la partita IVA spesso rappresenta l’inizio di un’opportunità di crescita, può capitare che le aspettative non si realizzino e si decida di chiuderla. La decisione di chiudere la partita IVA potrebbe dipendere da due motivazioni principali:

a) l’attività non produce i risultati attesi
b) non si riesce più a pagarne le spese di mantenimento.

Spesso, però, chi si trova in questa fase pensa che chiudere la partita IVA comporti una pratica lunga e dai costi eccessivi.

Con questo post cerchiamo di analizzare l’iter di chiusura della partita IVA, anche in maniera retroattiva, evitando errori e sanzioni.

Come avviene la chiusura della Partita IVA?

La cessazione partita IVA può avvenire:

  • per volontà del titolare di partita IVA
  • d’ufficio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, a seguito di controlli automatizzati

Chiusura della partita iva d’ufficio

Quando la partita IVA viene chiusa direttamente dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente riceve una comunicazione ufficiale. Ha poi 30 giorni dal ricevimento della lettera per fornire chiarimenti e produrre elementi al fine di evitare la chiusura della partita IVA.

In passato, trascorso il termine di 30 giorni senza che il contribuente avesse regolarizzato la propria posizione, l’Ufficio procedeva a irrogare una sanzione dal minimo di € 516,00 fino al massimo di € 2065,00 per omessa presentazione della dichiarazione di cessazione dell’attività.

Il D.L 193/2016 ha stabilito che «L’agenzia delle Entrate procede d’ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercitato nelle tre annualità precedenti attività d’impresa ovvero artistiche e professionali. Sono fatti salvi i poteri di controllo e accertamento dell’amministrazione finanziaria». Tuttavia la chiusura d’ufficio della partita IVA non comporta l’irrogazione di alcuna sanzione.

Chiudere la partita IVA: istruzioni per un libero professionista

La procedura di chiusura della partita IVA di un libero professionista è gratuita e molto semplice. Occorre presentare una comunicazione
modello AA9 all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività. Il modulo può essere presentato secondo diverse modalità.

  1. Cartaceo in duplice copia presso una sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate.
  2. Raccomandata A/R (a cui allegare copia del documento di riconoscimento).
  3. Via telematica direttamente dal sito dell’Agenzia tramite Entratel o Fisconline. In questo caso, il contribuente può avvalersi di un intermediario abilitato (associazione di categoria, commercialista, etc).

L’avvenuta cessazione della partita IVA va comunicata alla gestione previdenziale di appartenenza (INPS, Cassa Forense, Cassa Nazionale dei Dottori Commercialisti, INARCASSA o altre).

Chiusura partita IVA: i dettagli per la ditta individuale

Le ditte individuali sono obbligate all’iscrizione al Registro delle imprese o al Repertorio economico e amministrativo (Rea), e devono comunicare l’eventuale chiusura partita IVA per mezzo di comunicazione unica (ComUnica) alla Camera di Commercio del territorio di riferimento. Il modello determina (di fatto) anche la cessazione delle altre posizioni per quanto concerne INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate.

La cessazione della partita IVA di una ditta individuale comporta dei costi legati alla cessazione della Camera di Commercio, nello specifico:

  • € 18,00 di diritti
  • € 17,50 di marca da bollo

Verifica della cessazione di una partita IVA

A seguito della chiusura della partita IVA, è consigliabile verificare l’effettiva cessazione grazie a un servizio gratuito della stessa Agenzia delle Entrate al fine di evitare costose cartelle esattoriali.

Per appurare l’avvenuta presentazione del modello di cessazione dell’attività e la relativa chiusura della partita IVA, è sufficiente navigare il sito dell’Agenzia delle Entrate alla ricerca di tale informazione. Inserendo il numero di partita IVA nell’apposito campo, digitando il codice numerico per confermare e poi cliccando sul tasto INVIA.

TOOL Agenzia delle Entrate – Verifica Partita IVA


Chiudere la partita IVA retroattiva

Capita sovente che quando si chiude un’attività, non si proceda a comunicare all’Agenzia delle Entrate la cessazione. Per sanare l’omessa presentazione della comunicazione di cessazione di una partita IVA, occorre presentare il modello tardivamente. La mancata presentazione del modello AA9/12 non è più sanzionabile così come stabilito dall’Agenzia delle Entrate che, con la risoluzione n. 7/E/2017, ha abolito il codice tributo 8120, codice necessario per il pagamento della sanzione.

Chiusura partita IVA e INPS

Spesso, quando si chiude la partita IVA, non si procede alla cessazione dell’iscrizione in Camera di Commercio e all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti. In questo caso, anche se l’attività è cessata, continuano ad arrivare le cartelle esattoriali per i contributi INPS sul minimale. Occorre, quindi, per poter chiedere lo sgravio dei contributi INPS non dovuti, presentare una richiesta di chiusura retroattiva al Registro Imprese. Tale richiesta è soggetta a una sanzione per tardiva presentazione di Comunica. Successivamente all’accoglimento della richiesta di cancellazione retroattiva, è necessario chiedere il ricalcolo dei contributi effettivamente dovuti all’INPS.

ATTENZIONE!
In caso di cessazione dell’attività in corso d’anno, i contributi INPS non sono dovuti per tutto l’anno, ma solo per i mesi di apertura. Per evitare di pagare l’INPS non dovuta occorre chiedere il ricalcolo all’Istituto.

Chiusura partita IVA e diritto camerale

Le imprese individuali devono versare il diritto annuale per tutto l’anno solare, anche se l’attività viene cessata in corso d’anno. Ma attenzione, per essere esonerati dall’obbligo di pagamento è indispensabile aver presentato la domanda di cancellazione dal Registro delle Imprese. Fin quando la domanda non è validamente presentata, il tributo è dovuto per ogni anno non frazionabile in cui si è mantenuta l’iscrizione, anche se l’attività è già cessata.

È possibile chiudere la partita IVA con debiti?

La chiusura della partita IVA può avvenire anche quando un soggetto ha contratto dei debiti con la sua attività e non è riuscito a pagarli. Infatti, i creditori potranno comunque rivalersi sul patrimonio del titolare della partita IVA e sui suoi beni personali. Questo criterio è valido sia per le ditte individuali, sia per i liberi professionisti, per gli artigiani e i lavoratori autonomi, che rispondono illimitatamente dei debiti contratti con l’attività.

Chiusura errata della partita IVA

Per rimediare a una errata chiusura partita IVA le procedure da seguire sono due.

  • Ditta individuale iscritta in CCIAA: occorre presentare una nuova ComUnica per annullare la comunicazione precedente (quella di cessazione) e riattivare anche tutte le tue posizioni INPS, INAIL e Camera di Commercio
  • Libero professionista: occorre presentare il modello AA9/11 per chiedere la riattivazione all’Agenzia delle Entrate.
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