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VENDERE PRODOTTI FATTI IN CASA

Vendere prodotti fatti in casa: la giuda per essere in regola

Sommario
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(Last Updated On: 26 Maggio 2020)

Sempre più persone trasformano la propria passione o il proprio hobby in business. Vendere prodotti fatti in casa richiede il rispetto di diversi adempimenti fiscali. È necessario aprire la partita IVA? Nell’articolo di oggi spieghiamo quali sono le regole che un hobbista deve rispettare per vendere i suoi prodotti home made, sia presso mercatini fisici sia online.

Chi è l’hobbista che vuole vendere prodotti fatti in casa?

Prima di iniziare a descrivere e approfondire i doveri fiscali e contabili di una persona che realizza prodotti con il suo estro e la sua creatività, è bene definire chi è considerato hobbista dalla Legge e quali sono le differenze rispetto ai venditori professionisti.

Purtroppo, in Italia non esiste ancora una disciplina specifica volta a regolamentare l’hobbistica. Per questo motivo, occorre spesso fare riferimento alle varie disposizioni regionali. Lo stesso art. 28 del D.Lgs. n. 114/98 comunica di far riferimento a quanto emanato dalle singole regioni. Secondo le suddette disposizioni, si definiscono hobbisti “gli operatori non professionali che vedono, propongono, espongono o barattano in modo sporadico e occasionale, prodotti di modico valore; opere della propria creatività o del proprio ingegno”.

Principali caratteristiche di chi produce e vende prodotti per passione

Si definisce ufficialmente hobbista chi vende, baratta o scambia prodotti di modico valore, non superiore a 250 euro (ATTENZIONE: in alcune regioni tale limite scende fino ai 100 euro). L’attività di vendita di un hobbista deve essere svolta in modo occasionale, non professionale e senza alcun vincolo di subordinazione e mezzi.

ESEMPIO

Persona che vende i suoi prodotti presenziando a tutti i mercatini della regione, ogni settimana. In questo caso non si può parlare di hobbista.

Persona che presenzia a uno o due mercatini l’anno per vendere le proprie opere. In questo caso si tratta di hobbista.

I ricavi successivi all’attività dell’hobbista, inoltre, devono essere certificati grazie attraverso la compilazione e il rilascio di una ricevuta non fiscale.

È necessario aprire la partita iva per vendere prodotti fatti in casa?

In caso di un’impresa, un’arte o professione abituale bisogna aprire la partita iva. Questo è quanto stabilito dalle Legge. Ma cosa si intende per abituale? Si tratta di un’attività di tipo continuativo, quindi non occasionale, ma ricorrente. Oltre a vantare la definizione di professionale. Leggendo con attenzione il Decreto Legislativo di riferimento, si evince come l’attività possa essere non esclusiva. Questo significa che oltre alla vendita di prodotti fatti in casa, è possibile svolgere qualsiasi altra attività lavorativa, sia essa in forma dipendente o autonoma.

ESEMPIO 1

Lavoratore dipendente. Nel suo tempo libero realizza a mano piccoli soprammobili che espone, vendendoli qualche volta a parenti, amici e conoscenti. L’attività che di creazione, poiché è un hobby, è svolta senza continuità né abitualità. La fonte principale del reddito, inoltre, deriva dal lavoro da dipendente, mentre la vendita di prodotti fatti in casa rappresenta un piccolo arrotondamento.

In questo caso, non vige l’obbligo di apertura partita iva.

ESEMPIO 2

Lavoratore presso l’azienda di famiglia con la passione di realizzazione di gioielli fatti a mano. I materiali per la creazione dei gioielli sono periodicamente acquistati e assemblati, per poi essere venduti. Il lavoratore partecipa, così, alla maggior parte dei mercatini territoriali, oltre a essere costantemente presente sui portali web di vendita online.

Trattandosi di un’attività abituale e frequente, per il lavoratore vige l’obbligo di aprire la partita iva.

ESEMPIO 3

Marco è uno studente universitario che impartisce, in modo occasionale, lezioni private a ragazzi del liceo.

Data l’occasionalità dell’attività, per Marco non vige l’obbligo di avere partita iva.

ESEMPIO 4

Persona disoccupata che trascorre il suo tempo realizzando sculture in argilla, esposte ogni settimana in aree espositive, con foto, immagini e video sia sui profili social, sia sui principali marketplace del web.

In questo specifico caso, è obbligatorio avere attiva la partita iva.

Cosa devono fare le persone per le quali non vige l’obbligo di apertura della partita iva?

Le persone fisiche che realizzano prodotti fatti in casa, ma che per determinati motivi, non hanno l’obbligo di apertura della partita iva, sono chiamate a emettere per ogni incasso una ricevuta. In fase di dichiarazioni dei redditi, sarà loro premura precisare il reddito lordo avuto nel riquadro RL del modello dei redditi.

La ricevuta non fiscale

Si tratta di un documento emesso da parte dei privati privi di partita iva in caso di cessione di un bene. L’emissione deve essere contestuale all’incasso del corrispettivo economico di vendita. Nel caso di importo superiore ai 77,47 euro è richiesta anche una marca da bollo del valore di 2 euro. Quest’ultima è a carico del cedente, ma, a discrezione del proprietario del bene, può essere imputata all’acquirente.

NOTA BENE: le ricevute emesse rappresentano il documento valido per predisporre la dichiarazione dei redditi. In caso di assenza di altri redditi nel corso dell’anno, se il valore delle cessioni non supera i 4.800 euro, allora si è esonerati dalla presentazione. In caso contrario, invece, sarà necessario indicare il reddito percepito nel quadro dei redditi diversi.

Vendere prodotti fatti in casa ai mercatini

Gli hobbisti che desiderano vendere le proprie creazioni ai mercatini sono tenuti a possedere tutta la documentazione necessaria per la vendita temporanea. La suddetta, infatti, deve essere esibita in caso di controlli da parte delle Forze dell’Ordine, come Polizia Municipale o Guardia di Finanza. Di seguito i documenti obbligatori:

  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà mediante la quale si dichiara di esercitare l’attività di esposizione e vendita di beni materiali
  • tesserino degli hobbisti, a discrezione delle normative regionali o comunali di riferimento
  • documentazione specifica indicata dal Comune sede del mercatino

NOTA BENE: una valida alternativa alla partecipazione ai mercatini, è rappresentata dai temporary shop. Si tratta di un reale negozio temporaneo presso cui esporre gli oggetti frutto della propria creatività. I suddetti negozi, in virtù della loro natura, possono restare aperti non più di 30 giorni nell’arco dell’anno solare.

Vendere prodotti fatti in casa su Internet

Oltre ai tradizionali canali di vendita, gli hobbisti possono avvalersi del web. E anche se apparentemente potrebbe essere la soluzione migliore, occorre prestare molta attenzione. Di fatto, un hobbista non può avvalersi di un proprio sito web per la vendita dei suoi prodotti. In tal caso, sarà necessario procedere con l’apertura della partita IVA.

NOTA BENE: un hobbista non può usare un suo sito web come eCommerce, ma come semplice vetrina di presentazione sì, purché non vi siano esposti i prezzi delle proprie opere.

Esistono anche altre alternative. È il caso dei marketplace di esposizione come misshobby.com o etsy.com, ma anche dei più generici ebay.it e subito.it. Ciò che conta è che non siano mai esposti i prezzi di vendita. In caso contrario, si è immediatamente classificati come commercianti o artigiani.

ATTENZIONE: quando l’attività di vendita online è abituale e i prodotti in vetrina permangono online per settimane, è oltre modo necessario aprire la partita iva, poiché trattasi di un’attività professionale.



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