Regime forfettario e lavoro dipendente

Regime Forfettario e Lavoro Dipendente

(Last Updated On: 10 Dic 2018)

Regime forfettario e lavoro dipendente

Convivenze felici e tassazioni al minimo: il caso ottimale dell’accoppiata regime forfettario e lavoro dipendente.

Signore e Signori ecco a voi la situazione ottimale, quella che in economia si definisce Ottimo di Pareto: regime forfettario e lavoro dipendente possono convivere molto felicemente.

Spesso, durante le nostre consulenze Skype, ci viene chiesto: “Posso aprire partita IVA per un’attività di lavoro autonomo anche se sono già lavoratore dipendente?”.
La risposta a questa domanda è affermativa, ma con le dovute precisazioni del caso. Scopriamo insieme quali sono e tutti i vantaggi della convivenza regime forfettario 2016 e lavoro dipendente.

Aprire partita IVA da dipendente privato: è possibile?

Un lavoratore dipendente di azienda privata può aprire una partita IVA e cominciare una propria attività mantenendo il proprio posto di lavoro purché non ci sia concorrenza tra le due attività e a patto che nel contratto di lavoro dipendente stipulato con l’azienda non ci siano divieti in tal senso.

In linea di principio non vige alcun obbligo di preventiva comunicazione al datore di lavoro. È, comunque, sempre opportuno informare l’azienda per evitare qualsiasi problema futuro o di incorrere in possibili cause di licenziamento per giusta causa.

Un dipendente pubblico può aprire partita IVA?

Diverso il caso in cui trattasi di un lavoratore dipendente full time del settore pubblico. In questo casi, vige l’obbligo di svolgere il proprio impiego in modo esclusivo per l’amministrazione da cui si dipende. Attenzione, perché la violazione del divieto di esclusiva può rappresentare una giusta causa di recesso o di decadenza dall’impiego.

Diverso il caso di un lavoratore dipendente del settore pubblico part time con un orario di lavoro inferiore al 50% di quello a tempo pieno. In questo caso non vale il principio di esclusività ed è possibile avviare un’attività di lavoro autonomo aprendo la partita IVA.
È, comunque, sempre consigliabile leggere attentamente il regolamento dell’ente pubblico e verificare che non ci siano dei divieti particolari.

Il dipendente pubblico può svolgere un incarico di tipo diverso e percepire quindi anche redditi da lavoro autonomo quando autorizzato dalla propria amministrazione a patto che:

  • trattasi di un incarico temporaneo e occasionale e non interferisca con gli interessi della pubblica amministrazione;
  • non vi sia un conflitto di interesse;
  • l’attività venga svolta al di fuori dell’orario di servizio.

Caso a parte per gli insegnanti. Essi, sia con contratto part-time che full-time, possono aprire partita IVA previa autorizzazione del Direttore didattico o del Preside. Quest’ultimo è tenuto a verificare la compatibilità della seconda attività con l’orario d’insegnamento e di servizio. Tuttavia gli insegnanti si trovano comunque in una situazione di incompatibilità con l’esercizio di un’attività commerciale o industriale.

Regime Forfettario: questa la soluzione

Una delle principali paure che attanaglia chi si trova ad aprire partita IVA, riguarda la paura delle spese molto elevate.  Analizziamo insieme la situazione ottimale che si verifica quando un lavoratore dipendente apre la partita IVA e ha i requisiti per usufruire delle agevolazioni importanti del regime forfettario.

Quando un lavoratore dipendente può usufruire del regime forfettario?

Possono accedere al nuovo regime forfettario 2016 coloro che nell’anno di imposta precedente a quello di apertura di partita IVA hanno percepito un reddito di lavoro dipendente e/o assimilati di importo inferiore a € 30.000. Questo limite è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2016. Occorre, inoltre, avere e rispettare tutti gli altri requisiti del regime forfettario 2018.
Superata la soglia di € 30.000, il regime fiscale applicabile è solo quello ordinario.

Il citato limite non opera quando il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente. Attenzione però! La circolare dell’Agenzia delle Entrate 10/E/2016 precisa che tale esonero non opera qualora nel medesimo anno sia stato percepito un reddito di pensione che, in quanto assimilato al reddito di lavoro dipendente, assuma rilievo ai fini del raggiungimento della citata soglia e quando il contribuente abbia cessato il rapporto di lavoro dipendente, ma ne abbia intrapreso uno nuovo, ancora in essere al 31 dicembre.

Per un approfondimento sul regime forfettario 2016 requisiti consultare il post Partita IVA agevolata: cos’è e come funziona.

Perché il Regime Forfettario è la scelta migliore per un lavoratore dipendente?

Come noto, quando si adotta il regime forfettario non è possibile usufruire delle detrazioni e deduzioni previste per l’IRPEF, come ad esempio le spese mediche, gli interessi sui mutui, le assicurazioni sulla vita, etc. Unica eccezione è quella per i contribuenti che hanno, oltre il reddito di lavoro autonomo, anche altri redditi assoggettati a IRPEF, quali ad esempio redditi da lavoro dipendente.

In questo caso è possibile usufruire di tutti i vantaggi del regime forfettario senza perdere le deduzioni e detrazioni IRPEF che possono essere recuperate dal reddito di lavoro dipendente assoggettato ad IRPEF e che non si cumula con il reddito di lavoro autonomo.

Per approfondire i vantaggi che rendono appetibile il regime forfettario anche nel 2018 leggere il post Regime Forfettario è boom: ecco perché.

I contributi INPS devono essere versati due volte?

Un altro aspetto molto importante per il lavoratore dipendente che apre partita IVA riguarda il versamento dei contributi INPS. In particolare ci si domanda quando occorre versare i contributi INPS per entrambe le attività (quella di lavoratore dipendente e quella di lavoratore autonomo). Non sempre i contributi previdenziali per il lavoratore dipendente che apre partita IVA devono essere versati due volte. Vediamo nel dettaglio.

Occorre innanzitutto stabilire se per l’attività di lavoro autonomo esercitata occorre iscriversi alla Gestione IVS per Commercianti ed Artigiani ovvero Gestione separata INPS e quindi se trattasi di ditta individuale o di libera professione. Di conseguenza, si possono verificare le seguenti situazioni:

    • lavoratore dipendente a tempo indeterminato full time (ovvero con un contratto part-time con attività prevalente) che decide di aprire partita IVA come ditta individuale. Fintanto che l’attività prevalente è quella di lavoro dipendente, sia in termini di tempo sia in termini reddituali (reddito annuo come lavoratore dipendente maggiore del reddito derivante dall’attività commerciale), non si è tenuti all’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS e quindi non è dovuto il versamento di ulteriori contributi (in altre parole si è esonerati dal versamento dei contributi fissi annui sul minimale pari ad € 3.600).
    • lavoratore dipendente che decide di aprire una partita IVA come libero professionista che esercita una professione non protetta e per la quale deve iscriversi alla Gestione separata INPS. Si devono versare comunque i contributi previdenziali in maniera proporzionale anche se in maniera ridotta con un’aliquota pari al 24%.
    • lavoratore dipendente che decide di aprire una partita IVA come professionista iscritto ad un albo o elenco professionale (avvocato, architetto, ingegnere, ecc.). In questo caso è necessario iscriversi alla propria Cassa previdenziale di appartenenza, anche se spesso però le casse di previdenza prevedono delle esclusioni o riduzioni degli importi da versare quando si svolge contemporaneamente  un lavoro dipendente.

Per terminare, la situazione che determina il maggiore risparmio, in termini fiscali e contributivi, riguarda un lavoratore dipendente full time che decide di aprire partita IVA come ditta individuale (ad esempio per avviare un’attività di e-Commerce) e rispetta i requisiti per accedere al regime forfettario. Infatti, in questo caso, fintanto che l‘attività prevalente resterà quella di lavoro dipendente, sia in termini di tempo sia in termini reddituali, sarà esonerato dall’iscrizione alla Gestione commercianti dell’INPS e quindi  sarà esonerato dall’obbligo di versamento dei contributi fissi annui sul minimale pari ad € 3.600. Inoltre, potrà eventualmente usufruire del regime forfettario al 5% oltre che delle detrazioni e deduzioni IRPEF per il reddito di lavoro dipendente.

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4 commenti
  1. Adriano Bertondini
    Adriano Bertondini dice:

    Gentile Dott.ssa Vernieri Cotugno, grazie per l’esauriente articolo. Avrei un quesito: ho aperto la partita IVA nel 2017 in regime forfetario come libero professionista che esercita una professione non protetta . Nel 2018 ho ripreso un’attività come lavoratore dipendente, ma vorrei comunque mantenere la partita IVA per svolgere altri piccoli incarichi. Tenendo presente che nel 2018 il reddito da lavoro dipendente non supererà certamente i 30000 €, ma nemmeno a regime nel 2019 raggiungerò quella soglia, volevo sapere se posso mantenere la partita IVA nel regime forfetario anche in questa nuova situazione.

    Grazie mille e cordiali saluti

    Adriano B.

    Rispondi
  2. Gabriele
    Gabriele dice:

    Buon giorno, la nuova legge di stabilità per il 2019 non prevede l’innalzamento di questo limite di reddito dipendente a 65.000?
    Grazie
    Gabriele

    Rispondi

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