Pensionati e partita iva: un connubio possibile

Pensione e partita IVA possono convivere?
 
(Last Updated On: 14 Marzo 2019)

Si può aprire partita IVA se si è già in pensione?

Ci sono quelli che non riescono proprio a smettere di lavorare, quelli che vogliono un’entrata in più a fine mese, quelli dallo spirito giovane e che desiderano mettersi in gioco anche dopo anni e anni di lavoro. Pensionati e partita IVA: è una scelta possibile? Nel post di oggi vediamo cosa comporta la scelta di aprire partita IVA per un pensionato dal punto di vista fiscale, analizzando i vantaggi del regime forfettario e l’abrogazione del limite di reddito a 30.000 euro per l’accesso al regime agevolato.

Pensionati e partita IVA: sì o no?

Partita IVA e pensione possono coesistere considerando il fatto che non c’è nessun limite o divieto al cumulo dei redditi da lavoro autonomo con la pensione di vecchiaia, anzianità o anticipata.

Esistono invece limiti, anche se solo parziali, per le pensioni e gli assegni di invalidità entro determinate fasce reddituali. Per i soggetti che percepiscono la pensione di inabilità, invece, non è ammessa alcuna cumulabilità, in quanto impossibilitati a prestare attività lavorativa dipendente o autonoma.

Per approfondire il tema del cumulo tra redditi di pensione, redditi di lavoro autonomo e limiti, consultate l’articolo di approfondimento: Pensione e partita IVA possono convivere?

Pensionati e partita IVA con il regime forfettario

Il problema principale dei pensionati che decidono di continuare a lavorare aprendo partita IVA con il regime fiscale ordinario riguarda la somma dei due redditi ai fini IRPEF. Spesso, infatti, le imposte da pagare sono molto elevate rispetto al reddito conseguito e questo ovviamente rende l’attività autonoma meno appetibile.

Per ovviare a tale problema è possibile aderire al regime forfettario per mezzo del quale i due redditi non si cumulano. Più nello specifico, il reddito di

  • lavoro autonomo sarà assoggettato a un’imposta sostitutiva del 5% o del 15%
  • pensione continuerà a essere assoggettato IRPEF

Tuttavia, fino al 2018 i pensionati che aprivano partita IVA potevano optare per il regime forfettario solo se il reddito di pensione era inferiore a 30.000 euro annui. Con la Legge di Stabilità 2019 anche questo problema è stato superato con l’abolizione del limite di reddito dei 30.000 euro per aderire al regime forfettario. Dal 2019 possono finalmente adottare il regime forfettario anche i pensionati che percepiscono un reddito di pensione superiore ai 30.000 euro annui.

Pensionati e partita IVA: la questione dei contributi INPS

I contributi INPS sono dovuti anche dal pensionato che apre partita IVA, seppur in misura ridotta; essi variano se trattasi di libero professionista o ditta individuale. Vediamo come funziona nel dettaglio.

  • Pensionato libero professionista senza cassa. Deve iscriversi alla gestione separata dell’INPS versando i contributi in percentuale con un’aliquota del 24%.
  • Pensionato ditta individuale. Deve iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS versando i contributi fissi sul reddito minimale pari a 3.777,84 euro. Quando il pensionato adotta il regime forfettario, è prevista la possibilità di richiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti alla Gestione Commercianti INPS. Per effetto della riduzione, l’importo dei contributi fissi da versare passa da 3.777,64 euro a 2.458,20 euro annui.

ATTENZIONE!
I pensionati ultra-sessantacinquenni che si avvalgono del regime agevolato forfettario beneficiando già della riduzione del 35% e delle agevolazioni fiscali relative all’aliquota (5% o 15%). Non possono, quindi, usufruire del beneficio che permette di ridurre il loro versamento dei contributi del 50%.

Il supplemento della pensione

Il pensionato che apre la partita IVA è chiamato a versare i contributi INPS. Questi, nel rispetto di determinate condizioni, potrebbero incrementare il valore della pensione percepita. Si parla, a tal proposito, di supplemento della pensione.

Per richiedere il supplemento della pensione occorre che:

  • siano trascorsi almeno 5 anni dalla data di pensionamento o dall’ultimo supplemento liquidato.
    ESEMPIO. Un lavoratore che è andato in pensione il 1° gennaio 2014 e che ha lavorato con partita IVA successivamente a tale data, potrà chiedere il supplemento della pensione a partire dal 1° gennaio 2019 e un eventuale altro supplemento dal 1° gennaio 2024
  • si sia raggiunta l’età pensionabile di vecchiaia, fatta eccezione per la pensione Gestione Separata INPS
  • il supplemento venga richiesto una sola volta trascorsi 2 anni dalla decorrenza della pensione di vecchiaia
  • il supplemento di pensione INPS sia richiesto prima del raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia in caso di contribuzione versata alla gestione speciale e liquidata dall’assicurazione generale obbligatoria.

ATTENZIONE!
I pensionati iscritti alla Gestione Separata INPS possono richiedere il supplemento di pensione solo per i contributi versati, dopo il pensionamento, nella stessa Gestione.

Regime Forfettario e pensione: i vantaggi

Come noto, quando si adotta il regime forfettario non è possibile usufruire delle detrazioni e deduzioni previste per l’IRPEF. Unica eccezione è quella per i contribuenti che hanno, oltre il reddito di lavoro autonomo, anche altri redditi assoggettati a IRPEF. Il reddito da pensione consente di usufruire di tutti i vantaggi del regime forfettario senza perdere le deduzioni e detrazioni IRPEF.


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