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Concordato Preventivo Biennale 2026-2027: come funziona, chi può aderire, la flat tax sull'extrareddito e la valutazione di convenienza. Guida chiara con scadenza, requisiti e novità aggiornate.

Concordato Preventivo Biennale 2026-2027: come funziona e a chi conviene

SOMMARIO

Immagina di poter sapere, oggi, esattamente quante tasse pagherai nei prossimi due anni, a prescindere da quanto guadagnerai davvero. È la promessa del Concordato Preventivo Biennale (CPB): un accordo con l’Agenzia delle Entrate che “blocca” il reddito imponibile per due anni, offrendo certezza fiscale in cambio dell’impegno a dichiarare la cifra concordata.
Sembra un affare, ma non lo è per tutti. Il CPB è uno strumento potente per chi ha una traiettoria in crescita e una buona “pagella” fiscale, ma può trasformarsi in una trappola per chi prevede un calo o non fa bene i conti. Ed è proprio questa ambivalenza a renderlo una delle decisioni fiscali più delicate del momento, con una finestra di adesione aperta e un termine da rispettare.

In questo articolo ti spieghiamo, in modo chiaro, cos’è il Concordato Preventivo Biennale, come funziona, chi può aderire, quanto si può risparmiare con la flat tax sull’extrareddito e, soprattutto, come capire se conviene davvero al tuo caso.

Cos’è il Concordato Preventivo Biennale

Il Concordato Preventivo Biennale è un istituto, introdotto dal D.Lgs. n. 13/2024, che consente ai contribuenti di concordare in anticipo con il Fisco il proprio reddito imponibile per un biennio. In pratica, l’Agenzia delle Entrate, utilizzando i dati a sua disposizione (in particolare gli ISA, gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), formula una proposta di reddito per i due anni successivi; il contribuente può accettarla o rifiutarla.

Se accetta, si impegna a dichiarare il reddito concordato, e su quello pagherà le imposte, indipendentemente da quanto guadagnerà effettivamente. Se guadagnerà di più, il maggior reddito gode di un trattamento agevolato; se guadagnerà di meno, pagherà comunque sulla cifra concordata (salvo casi eccezionali).

La logica è uno scambio: il contribuente rinuncia alla “variabilità” e accetta una base imponibile predefinita; in cambio ottiene certezza fiscale e una serie di vantaggi premiali, primo fra tutti l’esclusione da alcuni accertamenti.

Le date da segnare: adesione entro il 31 ottobre 2026

Partiamo dall’informazione più operativa e urgente, perché su questo circola parecchia confusione. Per il biennio 2026-2027, il termine per aderire al Concordato è stato prorogato al 31 ottobre 2026 dall’articolo 7-bis del D.L. n. 38/2026 (convertito in legge). Poiché il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è festivo, il termine operativo slitta a lunedì 2 novembre 2026.

Due precisazioni importanti:

  • il termine è stato spostato in avanti rispetto al 30 settembre delle prime bozze e delle edizioni precedenti: se trovi fonti che indicano ancora settembre, sono antecedenti alla conversione del decreto
  • l’adesione si trasmette per via telematica insieme al Modello Redditi 2026, dopo aver visualizzato e valutato la proposta

Un avvertimento da non sottovalutare: l’adesione tardiva non è ammessa, e non esistono ravvedimenti o sanatorie per chi lascia scadere la finestra. Chi vuole valutare il CPB deve quindi muoversi per tempo, perché l’analisi di convenienza richiede calcoli accurati.

Chi può aderire (e chi è escluso)

Rispetto alla fase di lancio, la platea del Concordato si è notevolmente ristretta. Ecco il quadro aggiornato.

Possono aderire i contribuenti che applicano gli ISA, cioè imprese e professionisti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, che li abbiano concretamente applicati nel periodo d’imposta 2025.

Sono esclusi, tra gli altri:

  • i contribuenti in regime forfettario: dal 2025 non possono più accedere al CPB (per loro l’esperimento è terminato). È una novità cruciale, perché nella prima fase i forfettari erano ammessi
  • chi ha già aderito al biennio precedente 2025-2026 (in regime ordinario)
  • chi ha omesso la dichiarazione dei redditi in almeno uno dei tre periodi d’imposta precedenti
  • chi è stato condannato per reati tributari gravi (o reati come false comunicazioni sociali, riciclaggio) negli ultimi tre anni
  • chi ha debiti fiscali o previdenziali definitivamente accertati pari o superiori a 5.000 euro al 31 dicembre 2025, non sospesi né inseriti in piani di rateazione regolari.

Quest’ultimo requisito è spesso decisivo: prima di pensare al CPB, occorre verificare la propria posizione debitoria ed eventualmente regolarizzarla.

Il grande vantaggio: la flat tax sull’extrareddito

Ecco il cuore economico del Concordato, la ragione per cui molti valutano l’adesione. Quando il reddito concordato è superiore a quello effettivo dell’anno precedente, la differenza, il cosiddetto extrareddito o reddito incrementale, non viene tassata con l’IRPEF ordinaria, ma con un’imposta sostitutiva agevolata (flat tax).

Il punto geniale è questo: senza il CPB, quel maggior reddito finirebbe negli scaglioni IRPEF progressivi, che per i redditi medio-alti arrivano rapidamente al 35% e al 43%. Con il CPB, invece, si applica una flat tax molto più bassa, graduata in base al punteggio ISA del contribuente:

  • 10% per chi ha un punteggio ISA pari o superiore a 8 (i più affidabili)
  • 12% per punteggio compreso tra 6 e 8
  • 15% per punteggio inferiore a 6

Più sei “affidabile” per il Fisco, meno paghi sull’incremento. È un premio esplicito alla regolarità fiscale.

Il tetto degli 85.000 euro

Attenzione a un limite importante, introdotto dal D.Lgs. n. 81/2025: la flat tax agevolata si applica sull’extrareddito solo fino a 85.000 euro. La quota di reddito incrementale che eccede questa soglia torna alla tassazione ordinaria progressiva (fino al 43% per i soggetti IRPEF, 24% per i soggetti IRES). È un vincolo che riduce il vantaggio per gli incrementi più consistenti e va calcolato con precisione.

Gli altri vantaggi dell’adesione

Oltre alla flat tax, il Concordato offre benefici che pesano nella decisione.

Esclusione dagli accertamenti presuntivi.
Per il biennio concordato, l’Agenzia delle Entrate non può effettuare accertamenti basati sugli ISA, sui parametri o su presunzioni semplici relativi al reddito d’impresa o di lavoro autonomo (salvo cause di decadenza). È una tutela concreta.

Accesso al regime premiale ISA.
L’adesione conferisce automaticamente i benefici premiali riservati ai contribuenti più affidabili (rimborsi più rapidi, esclusione da alcuni controlli, ecc.).

Certezza e pianificazione.
Sapere in anticipo il reddito imponibile permette di pianificare con precisione il carico fiscale e la liquidità del biennio.

La sanatoria sulle annualità pregresse.
In alcune edizioni, l’adesione ha aperto la porta a un ravvedimento speciale per regolarizzare a costo ridotto le annualità passate: un elemento che, nel calcolo di convenienza, può pesare anche più della flat tax sul biennio futuro. È un aspetto da verificare nella sua applicabilità aggiornata.

Il rovescio della medaglia: i rischi

Il Concordato non è “gratis” e non conviene a tutti. Ecco i rischi da mettere sul piatto.

Il rischio del reddito “fantasma”.
È il rischio principale. Se il tuo reddito effettivo scende rispetto a quello concordato, perdi un cliente importante, il mercato rallenta, decidi di lavorare meno, dovrai comunque pagare le imposte sulla cifra concordata. In sostanza, potresti pagare tasse su un reddito che non hai mai incassato.

La rigidità del patto.
Si può recedere dall’accordo solo a fronte di eventi eccezionali (gravi problemi di salute, calamità naturali) che provochino un calo del fatturato effettivo superiore al 30% rispetto a quello concordato. Se il calo è del 15% o del 25%, il patto resta valido e va rispettato.

La proposta può essere “alta”.
Il Fisco formula la proposta sui dati storici e sugli ISA: per alcuni contribuenti l’incremento proposto può risultare poco sostenibile. Da qui l’importanza di simulare prima di decidere. Va detto che, per i contribuenti con punteggio ISA molto elevato (già vicino a 10), il legislatore ha posto tetti agli incrementi proponibili, per evitare aumenti sproporzionati a chi è già massimamente affidabile.

A chi conviene davvero il Concordato

Mettiamo insieme i pezzi. In linea generale, il CPB tende a convenire quando:

  • prevedi una crescita del reddito nel biennio: in questo caso “blocchi” un imponibile più basso e tassi l’incremento con la flat tax agevolata anziché con l’IRPEF progressiva
  • hai un punteggio ISA alto, che ti garantisce l’aliquota più bassa (10-12%) e proposte più contenute
  • dai valore alla certezza fiscale e alla protezione dagli accertamenti presuntivi
  • vuoi eventualmente sfruttare la sanatoria sulle annualità pregresse, se applicabile al tuo caso.

Tende invece a non convenire quando:

  • prevedi un reddito stabile o in calo: rischi di pagare su un reddito più alto di quello reale
  • la proposta del Fisco è sproporzionata rispetto alle tue previsioni realistiche
  • la tua attività è soggetta a forte incertezza o stagionalità, che rende rischioso impegnarsi su una cifra fissa per due anni

La verità è che non esiste una risposta valida per tutti: la convenienza dipende dai tuoi numeri, dalle tue previsioni e dal tuo punteggio ISA. L’unico modo serio per decidere è simulare la proposta e confrontarla con lo scenario senza adesione.

Come si aderisce, in pratica

Il percorso operativo si articola in alcuni passaggi:

  1. Recuperare la proposta.
    I dati precalcolati dall’Agenzia (reddito proposto, punteggio ISA stimato) sono disponibili nell’area riservata del contribuente sul portale dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con SPID, CIE o CNS. Il commercialista con delega può accedervi direttamente.
  2. Simulare gli scenari.
    Attraverso il software dedicato dell’Agenzia (e gli strumenti professionali), si calcola l’impatto dell’adesione e lo si confronta con lo scenario ordinario.
  3. Valutare la convenienza.
    È il passaggio cruciale, che richiede competenza: incrociare la proposta, le previsioni di reddito, il punteggio ISA, il tetto degli 85.000 euro e l’eventuale sanatoria.
  4. Trasmettere l’adesione.
    Se si decide di aderire, l’accettazione si invia telematicamente insieme al Modello Redditi 2026, entro il termine.

Il passaggio 3 è quello in cui il supporto di un professionista fa davvero la differenza: una valutazione affrettata può portare ad accettare una proposta svantaggiosa o, al contrario, a rinunciare a un risparmio importante.

Gli errori più comuni

  • Aderire “a scatola chiusa” senza simulare la convenienza sul proprio caso.
  • Confondere l’adesione al nuovo biennio con le rate del ravvedimento collegato alle edizioni precedenti (sono cose diverse, con scadenze diverse).
  • Ignorare i debiti fiscali sopra i 5.000 euro, che precludono l’accesso.
  • Sottovalutare il rischio di calo del reddito, impegnandosi su una cifra insostenibile.
  • Affidarsi a informazioni datate, ad esempio ritenendo ancora ammessi i forfettari o il termine al 30 settembre.
  • Ridursi all’ultimo: l’analisi richiede tempo, e la scadenza è perentoria.

Concordato Preventivo: uno strumento da valutare con i numeri alla mano

Il Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 è un’opportunità concreta di pianificazione fiscale, ma è tutt’altro che una scelta automatica. Per chi cresce e ha una buona pagella ISA, può tradursi in un risparmio significativo grazie alla flat tax sull’extrareddito e nella tranquillità dell’esclusione dagli accertamenti presuntivi. Per chi prevede un calo o riceve una proposta troppo alta, può invece rivelarsi un impegno oneroso.

La decisione, con la scadenza del 31 ottobre (operativamente 2 novembre) alle porte, va presa dopo una simulazione accurata e un confronto tra i due scenari. È esattamente il tipo di scelta in cui una valutazione professionale, fatta sui tuoi numeri reali, ripaga ampiamente il suo costo.

Se vuoi capire se il Concordato Preventivo conviene alla tua attività, possiamo aiutarti: con una consulenza personalizzata analizziamo la proposta dell’Agenzia, la confrontiamo con le tue previsioni e ti diciamo, conti alla mano, se aderire o meno.


Cos’è il Concordato Preventivo Biennale?

È un accordo con l’Agenzia delle Entrate, introdotto dal D.Lgs. 13/2024, che consente ai contribuenti ISA di concordare in anticipo il reddito imponibile per due anni. Il contribuente accetta una proposta di reddito formulata dal Fisco e su quella paga le imposte, indipendentemente da quanto guadagna effettivamente, ottenendo in cambio certezza fiscale e vantaggi premiali.

Entro quando si aderisce al Concordato 2026-2027?

Il termine è il 31 ottobre 2026, prorogato dall’art. 7-bis del D.L. 38/2026. Poiché il 31 ottobre è sabato, il termine operativo slitta a lunedì 2 novembre 2026. L’adesione si trasmette insieme al Modello Redditi 2026 e non sono ammesse adesioni tardive.

I forfettari possono aderire al Concordato Preventivo Biennale?

No. Dal 2025 i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dal Concordato: la sperimentazione che li riguardava è terminata. Il CPB 2026-2027 è riservato ai contribuenti che applicano gli ISA. I forfettari che vogliono pianificare il carico fiscale devono ricorrere agli strumenti ordinari del proprio regime.

Come funziona la flat tax sull’extrareddito?

La differenza tra il reddito concordato e quello effettivo dell’anno precedente (l’extrareddito) è tassata con un’imposta sostitutiva agevolata: 10% per punteggio ISA pari o superiore a 8, 12% tra 6 e 8, 15% sotto 6. Il beneficio si applica fino a 85.000 euro di extrareddito; la parte eccedente torna alla tassazione ordinaria progressiva.

Il Concordato conviene sempre?

No. Tende a convenire a chi prevede una crescita del reddito e ha un punteggio ISA alto, perché “blocca” un imponibile più basso e tassa l’incremento a un’aliquota ridotta. Non conviene a chi prevede un reddito stabile o in calo, o riceve una proposta sproporzionata: in quei casi si rischia di pagare imposte su un reddito non incassato. La valutazione va fatta caso per caso, simulando la proposta.


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