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Il Commercialista Online

Cosa sono ratei e risconti? Scopri la differenza tra ratei e risconti attivi e passivi, come si calcolano e perché servono a rispettare il principio di competenza. Guida chiara con esempi pratici.

Ratei e risconti: cosa sono e come funzionano

SOMMARIO

Immagina di pagare a dicembre il premio annuale di un’assicurazione che copre la tua azienda da dicembre a novembre dell’anno dopo. Hai speso tutto a dicembre, ma quel costo riguarda davvero il tuo bilancio di quest’anno? No: per undici dodicesimi appartiene all’anno successivo. Registrarlo tutto nell’esercizio in cui l’hai pagato darebbe una fotografia distorta dei tuoi conti.
È proprio per risolvere questo tipo di situazioni che esistono i ratei e i risconti: strumenti contabili che servono a “riallineare” i costi e i ricavi al periodo a cui appartengono davvero, indipendentemente da quando avviene il pagamento o l’incasso. Sono tra i concetti che gli studenti di ragioneria temono di più, ma la logica di fondo è semplice e intuitiva.

In questo articolo ti spieghiamo, senza tecnicismi, cosa sono ratei e risconti, qual è la differenza tra loro, come si calcolano e perché sono fondamentali per un bilancio corretto.

Il punto di partenza: il principio di competenza

Per capire ratei e risconti bisogna partire dal principio che li governa: la competenza economica. Questo principio stabilisce che i costi e i ricavi devono essere registrati nell’esercizio in cui maturano economicamente, e non in quello in cui vengono pagati o incassati.

Facciamo un esempio: se affitto un capannone e l’affitto matura mese per mese, quel costo è di competenza dei mesi in cui uso il capannone, a prescindere da quando pago il canone. Se pago in anticipo o in ritardo, il momento del pagamento non cambia la competenza economica del costo.

Il problema è che, molto spesso, il momento del pagamento (o dell’incasso) non coincide con il periodo di competenza. Un pagamento può essere anticipato o posticipato rispetto al servizio a cui si riferisce, e può riguardare periodi “a cavallo” tra due esercizi. Ratei e risconti servono esattamente a gestire questo disallineamento, correggendo i conti a fine anno perché rispecchino la competenza reale.

La differenza fondamentale: manifestazione finanziaria futura o passata

Qui sta il cuore di tutto, ed è la distinzione che confonde di più. La differenza tra ratei e risconti dipende dal rapporto temporale tra la competenza economica e il pagamento.

  • il rateo riguarda un costo o un ricavo già maturato (di competenza dell’anno in corso), ma che verrà pagato o incassato in futuro. La competenza è già arrivata, il denaro no.
  • il risconto riguarda un costo o un ricavo già pagato o incassato, ma la cui competenza è rinviata al futuro (a un esercizio successivo). Il denaro è già passato, la competenza no.

In una frase: il rateo anticipa la competenza rispetto al denaro; il risconto rinvia la competenza rispetto al denaro.

Un modo semplice per ricordarlo: il rateo è come un credito o un debito maturato ma non ancora regolato (assimilabile a crediti e debiti); il risconto è come una parte di un pagamento già avvenuto che va “sospesa” e spostata avanti.

I ratei attivi e passivi

I ratei nascono quando il servizio è già stato reso (o ricevuto), ma il pagamento avverrà dopo. Si distinguono in due tipi.

Il rateo attivo rappresenta una quota di ricavo di competenza dell’anno in corso, che sarà incassata in futuro. È assimilabile a un credito.

ESEMPIO: la tua azienda ha concesso un prestito e gli interessi (300 euro annui) vengono incassati posticipatamente, a giugno dell’anno successivo. Al 31 dicembre, sei mesi di interessi (150 euro) sono già maturati e di competenza dell’anno in corso, anche se li incasserai a giugno. Iscrivi quindi un rateo attivo di 150 euro, così quel ricavo compare correttamente nel bilancio di quest’anno.

Il rateo passivo rappresenta una quota di costo di competenza dell’anno in corso, che sarà pagata in futuro. È assimilabile a un debito.

ESEMPIO: paghi gli interessi su un finanziamento in via posticipata. Al 31 dicembre, la quota di interessi maturata negli ultimi mesi ma non ancora pagata è un costo di competenza dell’anno: iscrivi un rateo passivo per farla figurare nel bilancio corretto.

I risconti attivi e passivi

I risconti nascono nella situazione opposta: il pagamento (o l’incasso) è già avvenuto, ma riguarda in tutto o in parte l’anno successivo. Anche qui, due tipi.

Il risconto attivo rappresenta una quota di costo già pagata, ma di competenza dell’esercizio successivo. In pratica, “sospendi” quella parte di costo e la rinvii al futuro.

Esempio: è il caso dell’assicurazione dell’introduzione. A dicembre paghi un premio annuale di 1.200 euro per una copertura che va da dicembre a novembre dell’anno dopo. Di competenza di quest’anno è solo un mese (100 euro); gli altri 1.100 euro riguardano l’anno prossimo. Iscrivi quindi un risconto attivo di 1.100 euro, che “toglie” quel costo dal bilancio corrente e lo sposta al successivo.

Il risconto passivo rappresenta una quota di ricavo già incassata, ma di competenza dell’esercizio successivo. Il ricavo va rinviato al futuro.

ESEMPIO: affitti un tuo locale e incassi in anticipo, a ottobre, un canone semestrale che copre da ottobre a marzo. Di competenza di quest’anno sono tre mesi (ottobre-dicembre); i restanti tre mesi (gennaio-marzo) sono di competenza dell’anno dopo. La quota incassata ma non ancora “guadagnata” si iscrive come risconto passivo, rinviando quel ricavo all’esercizio corretto.

La tabella che chiarisce tutto sui ratei e risconti

CompetenzaPagamento/IncassoAssimilabile a
Rateo attivoAnno in corsoFuturo (incasserò)Credito
Rateo passivoAnno in corsoFuturo (pagherò)Debito
Risconto attivoAnno successivoGià avvenuto (ho pagato)Costo sospeso
Risconto passivoAnno successivoGià avvenuto (ho incassato)Ricavo sospeso

Una regola pratica per orientarsi: se il denaro deve ancora muoversi, è un rateo; se il denaro si è già mosso, è un risconto. Poi, “attivo” o “passivo” dipende se si tratta di un ricavo/credito (attivo) o di un costo/debito (passivo).

Come si calcolano: il criterio del tempo

Il calcolo di ratei e risconti si basa quasi sempre su una semplice proporzione temporale: si divide l’importo complessivo per il periodo totale a cui si riferisce, e si attribuisce a ciascun esercizio la quota corrispondente al tempo effettivamente maturato.

Riprendendo l’esempio dell’assicurazione: 1.200 euro per 12 mesi significano 100 euro al mese. Di competenza dell’anno in corso è 1 mese (100 euro), il resto (11 mesi, 1.100 euro) è il risconto attivo. È lo stesso ragionamento che si applica a interessi, affitti, canoni, abbonamenti e a tutti i costi e ricavi che maturano in proporzione al tempo.

Proprio per questo, ratei e risconti si applicano tipicamente a operazioni che maturano in modo continuo e proporzionale nel tempo (come affitti e interessi), e non a operazioni “istantanee”.

Un limite importante da conoscere

C’è una regola che spesso sfugge, chiarita dal principio contabile OIC 18: non si iscrive un rateo per fatture ancora da emettere o da ricevere, o per costi e ricavi non ancora determinati nel loro ammontare, la cui competenza è però maturata per intero nell’esercizio. In questi casi si usano i normali conti di credito o debito (le cosiddette “fatture da emettere” o “fatture da ricevere”), non i ratei.

La differenza è sottile ma sostanziale: il rateo serve per quote che maturano a cavallo di due esercizi in proporzione al tempo; i crediti e i debiti per operazioni la cui competenza è interamente dell’anno, anche se la fattura arriverà dopo. Confondere i due strumenti è un errore contabile classico.

Dove finiscono nel bilancio i ratei e risconti

Ratei e risconti trovano collocazione nello stato patrimoniale, in due voci specifiche previste dall’articolo 2424 del Codice civile:

  • i ratei e risconti attivi nell’attivo, alla voce D
  • i ratei e risconti passivi nel passivo, alla voce E

La loro contropartita agisce sul conto economico, rettificando i costi e i ricavi già registrati in modo che emerga solo la quota di competenza dell’esercizio. È così che questi strumenti “sistemano” il risultato d’esercizio, facendolo aderire alla realtà economica.

Un’annotazione utile: se in bilancio sono presenti ratei e risconti di durata pluriennale, vanno indicati separatamente per non accorpare valori con orizzonti temporali diversi.

Perché contano davvero (anche per chi non è contabile)

Si potrebbe pensare che ratei e risconti siano un tecnicismo per addetti ai lavori, ma incidono su qualcosa di molto concreto: la veridicità del bilancio e, di conseguenza, del risultato economico e delle imposte.

Senza queste rettifiche, un’azienda potrebbe risultare più (o meno) redditizia di quanto sia in realtà, semplicemente perché un pagamento importante è caduto a fine anno anziché a inizio dell’anno dopo. Un bilancio senza ratei e risconti corretti dà una fotografia sfocata, che può portare a decisioni sbagliate — proprie, ma anche di banche e investitori che leggono quei numeri.

Vale la pena ricordare che ratei e risconti riguardano la contabilità per competenza, tipica delle società di capitali e delle imprese in contabilità ordinaria. Chi applica il regime forfettario o la contabilità per cassa segue una logica diversa (conta il momento di incasso e pagamento), e quindi non gestisce ratei e risconti allo stesso modo.

Gli errori più comuni

  • Confondere rateo e risconto: la chiave è se il denaro deve ancora muoversi (rateo) o si è già mosso (risconto)
  • Usare un rateo al posto di un credito/debito per operazioni la cui competenza è interamente dell’anno
  • Dimenticare le rettifiche di fine anno, lasciando costi e ricavi nell’esercizio sbagliato
  • Sbagliare la proporzione temporale, attribuendo a un esercizio più (o meno) giorni/mesi del dovuto
  • Ignorare i ratei e risconti pluriennali o non indicarli separatamente in bilancio

Piccoli strumenti, grande precisione

Ratei e risconti sembrano complicati, ma rispondono a una domanda semplice e sensata: “questo costo o ricavo a quale anno appartiene davvero?”. Sono lo strumento che fa aderire il bilancio alla realtà economica dell’impresa, rispettando il principio di competenza e garantendo che il risultato d’esercizio (e quindi le imposte) sia calcolato correttamente.

Per un imprenditore non è necessario saperli calcolare a memoria, ma è utile capirne la logica: aiuta a leggere il proprio bilancio con occhi più consapevoli e a capire perché un pagamento a cavallo d’anno non pesa tutto su un solo esercizio.

Se vuoi la certezza di un bilancio corretto e di scritture di fine anno impeccabili, possiamo pensarci noi: con il nostro servizio di contabilità e bilancio gestiamo ratei, risconti e tutte le rettifiche di competenza al posto tuo. E con una consulenza personalizzata ti aiutiamo a leggere e interpretare i numeri della tua impresa.

Qual è la differenza tra ratei e risconti?

Dipende dal rapporto tra competenza e denaro. Il rateo riguarda un costo o ricavo già maturato quest’anno ma che sarà pagato o incassato in futuro (il denaro deve ancora muoversi). Il risconto riguarda un costo o ricavo già pagato o incassato ma di competenza dell’anno successivo (il denaro si è già mosso). In sintesi: il rateo anticipa la competenza rispetto al denaro, il risconto la rinvia.

Cosa sono i ratei attivi e passivi?

Il rateo attivo è una quota di ricavo maturata quest’anno ma che incasserai in futuro (assimilabile a un credito, ad esempio interessi attivi posticipati). Il rateo passivo è una quota di costo maturata quest’anno ma che pagherai in futuro (assimilabile a un debito, ad esempio interessi passivi posticipati).

Cosa sono i risconti attivi e passivi?

Il risconto attivo è una quota di costo già pagata ma di competenza dell’anno successivo (ad esempio un’assicurazione annuale pagata a dicembre). Il risconto passivo è una quota di ricavo già incassata ma di competenza dell’anno successivo (ad esempio un affitto incassato in anticipo).

Come si calcolano ratei e risconti?

Con una proporzione temporale: si divide l’importo totale per il periodo a cui si riferisce e si attribuisce a ciascun esercizio la quota corrispondente ai giorni o mesi maturati. Ad esempio, un premio di 1.200 euro per 12 mesi vale 100 euro al mese: se solo un mese è di competenza dell’anno, gli altri 1.100 euro sono un risconto.

I forfettari devono gestire ratei e risconti?

No, non nello stesso modo. Ratei e risconti appartengono alla contabilità per competenza, tipica delle società di capitali e delle imprese in contabilità ordinaria. Il regime forfettario e la contabilità per cassa seguono la logica dell’incasso e del pagamento effettivo, quindi non applicano questi strumenti allo stesso modo.

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