Le fatture con l’estero sono ormai una realtà quotidiana per molte imprese italiane. Vendere servizi a clienti europei, acquistare software da società americane o collaborare con professionisti che operano all’estero è diventato normale.
Dal punto di vista fiscale, però, le operazioni con l’estero seguono regole diverse rispetto alle fatture nazionali. L’IVA non viene sempre applicata allo stesso modo e negli ultimi anni la normativa è cambiata più volte, soprattutto con l’introduzione della fatturazione elettronica.
Molti imprenditori si trovano quindi a chiedersi:
- devo applicare l’IVA in fattura?
- quando si usa il reverse charge?
- serve l’autofattura?
- devo usare lo SDI anche per i clienti esteri?
In questo articolo vediamo come funzionano oggi le fatture estere, distinguendo tra operazioni con paesi dell’Unione Europea e operazioni con paesi extra UE, con esempi pratici e spiegazioni semplici.
Cosa si intende per fatture con l’estero
Con l’espressione fatture estere si indicano tutte le operazioni commerciali che coinvolgono un soggetto residente in Italia e un soggetto stabilito in un altro paese.
Possono essere:
- vendite verso clienti esteri
- acquisti da fornitori esteri
Dal punto di vista fiscale queste operazioni richiedono una gestione specifica perché il sistema IVA europeo si basa sul principio della tassazione nel paese di consumo.
In altre parole, quando un’operazione coinvolge due paesi diversi bisogna stabilire in quale stato deve essere applicata l’IVA.
Per questo motivo è fondamentale distinguere tra:
- operazioni con paesi dell’Unione Europea
- operazioni con paesi extra UE
Le regole cambiano sensibilmente.
Fatture estere verso clienti UE
Quando un’impresa italiana vende beni o servizi a un cliente con partita IVA in un altro paese dell’Unione Europea, di solito si applica il meccanismo del reverse charge comunitario.
In questo caso l’IVA non viene addebitata dal fornitore italiano.
Il funzionamento è il seguente:
- l’azienda italiana emette fattura senza IVA
- il cliente estero integra l’IVA nel proprio paese
- l’imposta viene quindi pagata nello stato del cliente
Questo sistema evita il rischio di doppia imposizione e semplifica le operazioni tra imprese europee.
La fattura deve comunque riportare alcune informazioni importanti:
- partita IVA comunitaria del cliente
- riferimento alla normativa sul reverse charge
- indicazione che l’IVA è assolta dal cliente.
Prima di emettere la fattura è sempre opportuno verificare la validità della partita IVA comunitaria tramite il sistema VIES.
Fatture estere verso clienti extra UE
Con l’introduzione della fatturazione elettronica e l’abolizione dell’esterometro, anche le operazioni con clienti esteri devono essere gestite tramite il Sistema di Interscambio (SDI).
Per le imprese italiane obbligate alla fatturazione elettronica, come le SRL e le società in regime ordinario, le fatture verso clienti esteri devono quindi essere trasmesse tramite SDI, esattamente come avviene per le fatture nazionali.
Quando il cliente non è stabilito in Italia, si utilizza normalmente il codice destinatario:
XXXXXXX
Questo codice indica che il destinatario non utilizza il sistema italiano di fatturazione elettronica.
In questi casi la procedura operativa è la seguente:
- la fattura elettronica viene inviata allo SDI
- il Sistema di Interscambio la registra e la rende disponibile all’Agenzia delle Entrate
- l’impresa italiana invia poi al cliente estero una copia di cortesia, solitamente in formato PDF.
Questa modalità consente di comunicare correttamente l’operazione all’Amministrazione finanziaria, evitando ulteriori obblighi dichiarativi come avveniva in passato con l’esterometro.
È importante ricordare che la trasmissione tramite SDI riguarda solo la comunicazione dell’operazione: il trattamento IVA della fattura estera rimane invariato, quindi si continuerà ad applicare il reverse charge per operazioni intracomunitarie o la non imponibilità per operazioni extra UE.
Acquisti da fornitori esteri
Le cose cambiano quando è l’impresa italiana a ricevere una fattura da un fornitore estero.
In questo caso entrano in gioco i meccanismi di reverse charge e autofattura.
Anche qui è fondamentale distinguere tra fornitori UE ed extra UE.
Fatture ricevute da fornitori UE
Se ricevi una fattura da un fornitore europeo con partita IVA comunitaria, devi applicare il reverse charge interno.
In pratica:
- integri la fattura con l’IVA italiana
- registri l’operazione sia tra gli acquisti sia tra le vendite
Questo sistema consente allo Stato italiano di incassare l’imposta anche quando il fornitore è stabilito in un altro paese.
Dal punto di vista della fatturazione elettronica l’operazione viene comunicata tramite il documento:
TD18 – integrazione acquisto beni intracomunitari
Questo documento viene trasmesso tramite SDI.
Fatture ricevute da fornitori extra UE
Quando il fornitore si trova fuori dall’Unione Europea, la gestione dipende dal tipo di operazione.
Se si tratta di acquisto di servizi (per esempio software, consulenze o pubblicità online) l’impresa italiana deve emettere un’autofattura elettronica.
Questo documento serve per assolvere correttamente l’IVA in Italia.
Il codice documento utilizzato è:
TD17 – integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero
Anche questo documento viene trasmesso tramite il Sistema di Interscambio.
Fine dell’esterometro e nuove regole per le fatture con l’estero
Fino a pochi anni fa le operazioni con soggetti esteri dovevano essere comunicate tramite una dichiarazione periodica chiamata esterometro. Dal 1° luglio 2022 questo adempimento è stato eliminato.
Oggi le operazioni con l’estero vengono comunicate direttamente tramite fatturazione elettronica utilizzando specifici codici documento.
Questo sistema consente all’Agenzia delle Entrate di ricevere le informazioni in tempo reale.
I principali codici fatture e con l’estero
Per gestire correttamente le fatture estere è importante conoscere alcuni codici documento utilizzati nella fatturazione elettronica.
I più utilizzati sono:
| Codice | Utilizzo |
|---|---|
| TD17 | Acquisto servizi da fornitori esteri |
| TD18 | Acquisto beni da fornitori UE |
| TD19 | Acquisto beni da fornitori extra UE |
| TD28 | Autofattura per operazioni estere particolari |
Questi codici servono a classificare correttamente le operazioni nel sistema dell’Agenzia delle Entrate.
Errori comuni nella gestione delle fatture estere
Le operazioni internazionali sono tra quelle che generano più errori contabili.
Tra i problemi più frequenti troviamo:
- mancata verifica della partita IVA comunitaria
- errata applicazione del reverse charge
- omissione dell’autofattura elettronica
- utilizzo del codice documento sbagliato
Questi errori possono generare incoerenze nella liquidazione IVA e possibili richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Gestire correttamente le fatture estere
Le operazioni con l’estero rappresentano un’opportunità di crescita per molte imprese italiane. Allo stesso tempo richiedono una gestione amministrativa più attenta rispetto alle operazioni nazionali. Capire quando applicare l’IVA, quando utilizzare il reverse charge e quando emettere un’autofattura è fondamentale per mantenere una contabilità corretta.
L’applicazione dell’IVA nelle fatture estere dipende dal tipo di operazione e dal paese del cliente. Nelle vendite tra imprese dell’Unione Europea si applica generalmente il reverse charge, quindi la fattura viene emessa senza IVA e l’imposta viene assolta dal cliente nel proprio paese. Nelle vendite verso clienti extra UE l’operazione è normalmente non imponibile IVA, perché il consumo avviene fuori dal territorio dell’Unione Europea.
Sì. Le imprese italiane obbligate alla fatturazione elettronica, come le SRL e le società in regime ordinario, devono trasmettere le fatture verso clienti esteri tramite Sistema di Interscambio (SDI). In questi casi si utilizza normalmente il codice destinatario “XXXXXXX”, che indica un soggetto non stabilito in Italia. Al cliente estero viene poi inviata una copia di cortesia della fattura, solitamente in formato PDF.
L’autofattura è necessaria quando un’impresa italiana acquista servizi da fornitori esteri che non applicano IVA italiana, ad esempio consulenze, software o pubblicità online. In questi casi l’impresa deve emettere un documento elettronico tramite SDI (generalmente con codice TD17) per assolvere correttamente l’IVA in Italia.
No. L’esterometro è stato abolito dal 1° luglio 2022. Oggi le operazioni con soggetti esteri devono essere comunicate all’Agenzia delle Entrate tramite fatturazione elettronica e specifici codici documento.
Prima di emettere una fattura verso un cliente UE è consigliabile verificare la validità della partita IVA comunitaria tramite il sistema VIES (VAT Information Exchange System). Questa verifica permette di accertare che il cliente sia effettivamente registrato come operatore intracomunitario e consente di applicare correttamente il reverse charge.






11 risposte
Buongiorno, ho ricevuto una fattura cartacea per beni acquistati in Francia ma è stata applicata l’IVA al 20% perché la mia partita IVA non era ancora iscritta al VIES, devo procedere comunque con l’emissione dell’autofattura? Grazie!
Buongiorno,
se il fornitore francese ha correttamente applicato l’IVA del 20% perché al momento dell’acquisto la sua Partita IVA non era iscritta al VIES, l’operazione è trattata come acquisto interno nello Stato del fornitore.
In questo caso non deve emettere l’autofattura né applicare il meccanismo del reverse charge, perché l’IVA è stata assolta in Francia.
L’IVA francese, inoltre, non è detraibile in Italia (potrà eventualmente essere richiesta a rimborso tramite procedura IVA UE, se ne ricorrono i presupposti).
Cordiali saluti.
Buongiorno, devo emettere fattura per vendita merci verso la Cina, seguo lo stesso protocollo del Registro IVA solito? ci sono limiti per importo? (nello specifico circo € 5.000), la fattura sarà senza IVA giusto? cosa devo riportare? ringrazio anticipatamente per la risposta
Buongiorno Cristina,
grazie per la sua domanda.
📦 Se si tratta di una vendita di merci verso un cliente in Cina, quindi fuori dall’Unione Europea, la fattura dovrà essere emessa come operazione non imponibile IVA ex art. 8, comma 1, lett. a) del DPR 633/72, ovvero una esportazione diretta.
✅ Cosa deve riportare in fattura:
L’indicazione: “Operazione non imponibile ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. a), DPR 633/72”.
Nessuna IVA.
Il valore dei beni esportati.
Gli estremi della bolletta doganale quando disponibile.
📌 Importo: Non ci sono limiti di importo per l’emissione della fattura verso l’estero. I 5.000 € indicati non rappresentano alcuna soglia fiscale da rispettare in questo contesto.
Se ha bisogno di supporto nella compilazione corretta della fattura o nella gestione doganale, siamo a disposizione!
Un cordiale saluto,
Il Commercialista Online
Buongiorno,
Sono un medico ed utilizzo il
Sistema SUMUP per ricevere i pagamenti dei miei pazienti. Ogni transazione prevede una commissione. Mensilmente ricevo dal servizio SumUp, residente all’estero una fattura. Come mi devo comportare? Grazie
Buongiorno Iris,
grazie per il suo messaggio.
Se utilizza SumUp per ricevere i pagamenti dei pazienti e riceve mensilmente una fattura con commissioni da parte di SumUp (società estera), è importante sapere che si tratta di acquisto di servizi da un soggetto non residente.
📌 Cosa fare in questo caso?
Autofattura elettronica (tipo TD17)
È necessario emettere ogni mese una autofattura elettronica (tipo documento TD17) per ogni fattura ricevuta da SumUp, in quanto si tratta di prestazioni di servizi da fornitore estero.
IVA
Se è in regime ordinario, l’IVA indicata nell’autofattura è registrata sia a debito che a credito (senza versamento effettivo).
Se è in regime forfettario, deve versare l’IVA con F24, perché non ha diritto alla detrazione. In questo caso, l’IVA rappresenta un costo.
Registrazione contabile
Anche se la fattura SumUp è in inglese, deve essere numerata, conservata e contabilizzata correttamente insieme all’autofattura.
⚠️ Attenzione: molti professionisti trascurano questo adempimento, ma l’Agenzia delle Entrate può contestarlo in sede di controllo.
Se desidera, possiamo aiutarla a:
predisporre correttamente le autofatture mensili;
verificare se vi siano arretrati da regolarizzare;
gestire il tutto in modo conforme e semplice.
📅 Può prenotare una consulenza qui:
👉 Prenota una consulenza
Resto a disposizione!
Il Commercialista Online
Buongiorno dottore
Se ricevo un servizio ( marketing) da in agenzia con sede fiscale in USA devo versare l iva in Italia?
Buongiorno,
sì, se riceve un servizio di marketing da un’agenzia con sede fiscale negli Stati Uniti (quindi extra-UE), è necessario emettere un’autofattura elettronica per assolvere l’IVA in Italia tramite il meccanismo del reverse charge.
L’operazione è infatti considerata “rilevante ai fini IVA” in Italia, anche se il fornitore è estero. In particolare:
deve emettere un’autofattura di tipo TD17 (servizi da soggetti non residenti);
deve versare l’IVA italiana con F24 se è in regime forfettario (perché non ha diritto alla detrazione);
se è in regime ordinario, l’IVA è registrata sia a debito che a credito, quindi di fatto non è un costo.
Siamo a disposizione se ha bisogno di assistenza per predisporre correttamente l’autofattura o per valutare l’impatto fiscale sul suo regime contabile.
Un saluto,
Il Commercialista Online
Buongiorno Dottore,
Emettendo fattura cartacea differita per cliente estero europeo (senza IVA), posso allegarla alla fattura elettronica per non scrivere due volte tutti i prodotti venduti ed elencati sulla cartacea?
E la scadenza dell’emissione elettronica, per le stesse, resta obbligatoria entro il 15 del mese successivo, indipendentemente dal fatto che l’azienda dichiari l’IVA e le cessioni estere ogni tre mesi?
Grazie
Cordialmente
Salve dottore, volevo chiederle se è un errore aver inviato un autofattura con il tipo di documento TD17 dopo aver acquistato un bene (non un servizio) da un paese UE. Se si, è sanzionabile? Come posso rimediare?
Salve,
grazie per il suo commento e per la domanda.
L’autofattura con tipo di documento TD17 è generalmente utilizzata per l’acquisto di servizi da un altro paese UE, mentre per l’acquisto di beni da un paese UE, il tipo di documento corretto sarebbe il TD16, che si applica alle operazioni intracomunitarie di acquisto beni.
Nel caso in cui abbia inviato un’autofattura con il codice errato (TD17 invece di TD16), si tratta di un errore formale che, nella maggior parte dei casi, non comporta sanzioni gravi, purché venga corretto tempestivamente. È importante però che venga emessa una nuova autofattura con il tipo di documento corretto (TD16) per rimediare all’errore.
Le consiglio di correggere l’autofattura e di tenere traccia di questa modifica, anche per una corretta gestione della dichiarazione IVA, in modo da evitare eventuali problematiche con l’Agenzia delle Entrate.
Se il caso lo richiede, è sempre utile consultare un commercialista per gestire la situazione nel dettaglio, anche per eventuali pratiche di correzione formale.
Spero che queste informazioni siano state utili! Se ha ulteriori domande, non esiti a chiedere.
Cordiali saluti,