Di Categorie: Novità fiscali e AdempimentiPubblicato il: 16/05/2022Last Updated: 16/05/2022

Dal 30 giugno entra in vigore il POS Obbligatorio 2022. E stavolta, per chi non si adegua, sono previste anche sanzioni. Ecco che quindi tutti gli esercenti dovranno essere in grado di accettare i pagamenti obbligatori.  A stabilirlo è il Decreto PNRR2 (DL 36/2022) che ha anticipato di ben sei mesi anche l’introduzione delle sanzioni. 

POS obbligatorio 2022: gli step per arrivarci

Si parla ormai da anni di pagamenti elettronici obbligatori. Nell’ormai lontano 2012, il decreto crescita 2.0 aveva introdotto gli strumenti elettronici di pagamento come strumento obbligatorio per artigiani, commercianti e professionisti. Ma a quel tempo non erano state previste sanzioni concrete pecuniarie. Di fatto, pertanto, l’obbligo era come se non ci fosse. 

Dal 30 giugno 2022 invece tutto cambio e anche l’obbligo si concretizza. 

Chi sono i destinatari del POS obbligatorio 2022?

Secondo l’articolo 18 comma 1 del Decreto Legge 36/2022 tutti i professionisti, gli artigiani, i commercianti e le imprese devono essere in possesso del POS. Nessuno escluso. Chi si rifiuterà di accettare pagamenti elettronici sarà soggetto a sanzioni pecuniarie. Alla base di questo provvedimento l’obiettivo di disincentivare i comportamenti legati all’evasione.

Sanzioni doppie legate al POS obbligatorio 2022

Se il POS obbligatorio di fatto era già stato introdotto gli anni passati, la vera novità è l’introduzione delle sanzioni per tutti coloro i quali non si rifiuteranno di accettare i pagamenti elettronici. Il nuovo provvedimento prevede che la sanzione corrisponda a una quota fissa e a una quota variabile. 

La sanzione fissa è pari a 30 euro, a prescindere dal valore della transazione. La sanzione variabile è pari al 4% del valore della transazione negata dall’esercente. 

NOTA BENE: non è rilevante il valore delle transazioni, le sanzioni sono previste anche in caso di importi irrisori e di basso valore. 

POS obbligatorio e agevolazioni

I contribuenti, specie i più piccoli, sono contrariati da tale provvedimento. Di fatto, il problema mosso dalle partite IVA si riferisce alle commissioni bancarie applicate alla tenuta del POS. Quest’ultime, infatti, incidono notevolmente sul bilancio annuale dell’attività e spesso sono superiori rispetto al valore delle transazioni di basso valore. 

Per far fronte a questo malcontento, già gli anni scorsi, il governo ha pensato ad agevolazioni fiscali sia per l’acquisto del dispositivo POS sia per i costi di gestione del POS.

Ad oggi sono in vigore tre agevolazioni, nello specifico si tratta del credito d’imposta su:

  1. commissioni legate a pagamenti con POS, pari al 30% del valore delle commissioni
  2. utilizzo, noleggio e acquisto del POS collegato al registratore di cassa telematico (valore massimo pari a 160 euro)
  3. acquisto di sistemi evoluti di incasso che permettono anche la memorizzazione e la trasmissione telematica dei dati corrispettivi (valore massimo pari a 320 euro). 

ATTENZIONE: esistono soluzioni alternative al più tradizionale POS che sono considerate come pagamenti elettronici. 

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