Di Categorie: Lavoro Dipendente, Novità fiscali e AdempimentiPubblicato il: 15/02/2022Last Updated: 15/02/2022

La NASPI è un’indennità erogata ai soggetti che hanno perso involontariamente il proprio lavoro dipendente (subordinato). Essa può essere richiesta a partire da quando si perde in modo involontario il lavoro (licenziamento). Una volta accolta la domanda di Naspi, il cittadino riceve ogni mese un’indennità economica direttamente sul proprio conto corrente. Attenzione però, la NASPI smette di essere liquidata nel momento in cui il richiedente inizia un nuovo lavoro. Sembra semplice come regola, ma di fatto, vige un dubbio: Naspi e contratto a chiamata possono coesistere?

Scopriamolo insieme. 

Come funziona il contratto a chiamata

Il contratto di lavoro a chiamata è per sua natura differente da un contratto a tempo determinato o indeterminato. La peculiarità di questa tipologia di contratto infatti riguarda la facoltà del datore di lavoro di chiamare appunto il lavoratore a seconda delle necessità, senza alcun obbligo di continuità nello svolgimento dell’attività.
In riferimento ad alcune tipologie di attività lavorative, questa modalità di collaborazione è molto frequente. In questi casi, infatti, la presenza del lavoratore è del tutto discontinua e priva di un’organizzazione. Ne sono un esempio i lavori legati alla ristorazione (aiuto cuoco, personale di sala, lavaggio piatti) e alla custodia o guardia. 

La stipula di questa determinata tipologia di contratto può avvenire per qualsiasi lavoro, purchè il soggetto abbia un’età inferiore ai 24 anni o superiore ai 55 anni. È inoltre fondamentale che il contratto preveda delle regole specifiche e che il lavoratore abbia la possibilità di lavorare solo per pochi giorni al mese o, comunque, per un quantitativo massimo di giorni sulla base del lavoro da svolgere. 

Di fatto, il contratto a chiamata non garantisce alle persone un riscontro economico sufficiente per il proprio mantenimento, Ecco perchè è lecito pensare che naspi e contratto a chiamata possano coesistere senza perdere alcun sussidio e erogazione. 

Naspi e contratto a chiamata

La Naspi è di fatto un ammortizzatore sociale di notevole rilevanza nel mondo del lavoro. Chi perde involontariamente la propria posizione lavorativa può richiedere direttamente all’INPS l’accesso alla suddetta indennità. Il totale dell’ammontare è pari al 75% del salario medio mensile sulla base degli stipendi degli ultimi 4 anni. 

ATTENZIONE: la durata della Naspi è limitata nel tempo e si riduce del 3% ogni mese, a partire dal sesto. 

Un cittadino può percepire la Naspi regolarmente e allo stesso tempo svolgere un lavoro regolato da un contratto a chiamata. L’importante è seguire alcuni obblighi. 

Gli obblighi per il binomio Naspi e contratto a chiamata

Il cittadino che percepisce la Naspi può accettare un contratto a chiamata pur mantenendo il suo diritto alla Naspi. Come fare? Basta dichiarare all’INPS entro 30 giorni dalla domanda di richiesta della Naspi, quale sarà il reddito presunto derivato dalla collaborazione a chiamata per l’intero anno.

NOTA BENE: per i contratti a chiamata tale limite è pari a 8.000 euro all’anno.

Inoltre, è fondamentale che il soggetto lavori nel pieno rispetto dei limiti massimi di giornate di lavoro, oltre a dare la sua disponibilità a lavorare in qualsiasi momento venga chiamato. 

Ricevere la Naspi nonostante il contratto intermittente è dunque possibile. In questo caso, l’indennità della Naspi è calcolata sulla base dei giorni in cui il soggetto non lavora.

Il caso del lavoro di tipo occasionale

Ci sono poi casi particolari e specifici come quello relativo al lavoro di tipo occasionale, ossia un lavoro di tipo occasionale per il quale non si superano i 5.000 euro annui di stipendio percepito. In tale caso, l’INPS afferma che la Naspi è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di tale tipologia di lavoro nei limiti di compensi di importo non superiore ai 5.000 euro per anno civile. 

Ricordiamo poi che chi ha diritto alla Naspi e decide di aprire la partita iva, ha diritto a ricevere in un’unica soluzione l’intero ammontare della Naspi. Ne abbiamo parlato nell’articolo: Naspi anticipata se apro la partita iva.

Conclusioni

Naspi e contratto a chiamata possono coesistere purchè siano rispettati i seguenti punti:

1- comunicazione tempestiva all’INPS in riferimento al presunto reddito percepito dal contratto a chiamata nel corso dell’intero anno

2- erogazione della Naspi sulla base dei giorni effettivamente non lavorati

3- rispetto del limite degli 8.000 euro di reddito annuo in caso di lavoro a chiamata e NASPI

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