False Partita IVA: cosa sono e quali le sanzioni

False partita IVA
 
(Last Updated On: 29 Aprile 2019)

“Cosa succede se apro partita IVA per collaborare con un solo committente?”

Questa è una tipica domanda che ci viene posta dalle “false partita IVA“, ovvero da coloro che si trovano in quelle situazioni che celano un vero e proprio rapporto di subordinazione anziché una vera e propria attività di lavoro autonomo.

Con il Jobs Act il Governo ha avviato un importante progetto di revisione della normativa in materia di lavoro. Tale revisione ha comportato anche l’abolizione dei voucher, utilizzati in misura eccessiva per remunerare prestazioni di natura occasionale, oltre a modificare alcune misure esistenti per contrastare il lavoro nero tra cui la disciplina relativa alla presunzione di lavoro subordinato.

Viste le numerose domande che ci vengono poste sull’argomento, con particolare riguardo alle sanzioni, abbiamo deciso di dedicare il post odierno per analizzare cosa si intende per presunzione di lavoro subordinato e come è sanzionata la “Falsa Partita IVA“.

False partite IVA: come funziona la presunzione di lavoro subordinato?

La Legge n. 92/2012 ha introdotto la presunzione di lavoro subordinato in base alla quale, in presenza di determinati requisiti, le prestazioni svolte da un titolare di partita IVA, in assenza di prova contrario, sono considerate rapporti di lavoro dipendente.

Normalmente, tali prestazioni possono essere definite come “esclusivamente personali, continuative, ripetitive e organizzate dal committente rispetto al luogo e all’orario di lavoro”.

La conseguenza consiste nella riqualificazione del rapporto come lavoro dipendente, determinando quindi l’applicazione della relativa normativa con il rischio per il committente di veder convertire il rapporto in essere in lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Quali le irregolarità contestate?

In questi casi le irregolarità contestate riguardano principalmente:

  • da un lato, un datore di lavoro che si avvale della collaborazione di lavoratori autonomi come se fossero dei propri dipendenti senza però sostenerne gli oneri contributivi e assicurativi derivanti da un rapporto di lavoro subordinato;
  • dall’altro, un lavoratore autonomo che utilizza la partita IVA esclusivamente per svolgere un’attività subordinata, senza però godere delle tutele riconosciute ai lavoratori dipendenti.

Quali sono i requisiti della presunzione di subordinazione?

Secondo l’art. 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003 si configura una presunzione di subordinazione quando ricorrono almeno due delle seguenti condizioni:

  • la durata della collaborazione con lo stesso committente è superiore ad otto mesi in 2 anni (c.d. criterio temporale);
  • il fatturato del lavoratore autonomo, in due esercizi consecutivi, deriva per l’80% dai compensi ottenuti dallo stesso committente (c.d. criterio del fatturato);
  • il lavoratore autonomo presta il lavoro in un posto fisso stabilito dallo stesso committente (c.d. criterio organizzativo).

Quali sono i casi esclusi dalla presunzione di lavoro subordinato?

Non rientrano nella presunzione di lavoro dipendente le attività lavorative prestate da professionisti iscritti in appositi albi di appartenenza, le prestazioni svolte per associazioni sportive dilettantistiche, per componenti di organi di amministrazione e controllo di società o per collaborazioni previste dal CCNL e quelle indicate all’art.2 comma 1 del D.Lgs. 81/2015.

Quali sono le conseguenze?

Se gli organi ispettivi riscontrano una presunzione di lavoro subordinato, in assenza di prova contraria, si configura un illecito amministrativo, fiscale e contributivo per cui il soggetto committente è passibile di sanzioni e il lavoratore autonomo viene considerato un lavoratore dipendente a tempo indeterminato.

Tuttavia, dal 1 gennaio 2016 lo stesso Jobs Act ha introdotto la possibilità di estinguere l’illecito amministrativo, contributivo e fiscale per quei datori di lavoro che assumono con un regolare contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato i lavoratori autonomi titolari di partita IVA che hanno svolto presso di essi collaborazioni che possono configurarsi come presunzione di subordinazione. È richiesto però che il datore di lavoro non cessi il rapporto prima dei dodici mesi ad eccezione dei casi di licenziamento per giusta causa.

Come difendersi dalla presunzione di lavoro subordinato?

La normativa riconosce la possibilità per il committente di provare che la collaborazione instaurata con il lavoratore autonomo non rientra nella fattispecie di presunzione di subordinazione e che quindi non si configura alcun tipo di illecito.

Il Ministero del Lavoro non ha chiarito se la prova contraria possa essere fornita anche dal titolare di Partita IVA. In ogni caso occorre dimostrare l’inesistenza degli elementi della continuità e di subordinazione.


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8 Comments

  1. Avatar for marco

    Buongiorno, sono un artigiano edile che deve fare una ristrutturazione di una facciata per farlo mi aiutera un altro artigiano anche lui lavoratore autonomo. Mi han detto che per questiionii di sicurezza sul lavoro non può aiutarmi a meno che non lo assuma a tempo determinato per la durata del cantiere o formo un consorzio.
    Se lo faccio lui che paga già INPS e INAIL non è come se lo paga due volte?
    Quanto mi costerebbe assumere una persona a T.D per un paio di mesi? Grazzie

    • Avatar for Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela

      Gentile Marco,
      per rispondere alla sua domanda mi occorre effettuare dei calcoli che non è possibile fare in questa sede.
      In caso di situazioni simili alla Sua offriamo un servizio di consulenza personalizzata direttamente tramite skype o telefono.
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      Cordialmente
      Dott.ssa Michela Edma Vernieri Cotugno

  2. Avatar for Riccardo

    Buongiorno
    Le scrivo perché vorrei dei consigli non sono in una bella situazione, lavoravo in una agenzia di comunicazione da circa Aprile 2012 andando in ufficio a Milano dove avevo la mia postazione e svolgevo la mia attività dalle 9.00 alle 18.00 dal lunedì al venerdì e compresi i sabati e le domeniche perché ovviamente i lavori che organizzavo si svolgevano nel weekend e venivo pagato con ritenuta d’acconto, sono stato obbligato per poter lavorare ad aprire una partita iva normale e così ho dovuto fare nel gennaio 2013 anche per percepire compensi irrisori del 2012. Nel corso di questi anni ho anche anticipato svariate somme di denaro che non ho ancora riavuto perché il datore di lavoro voleva farmele inserire insieme al compensoin fattura ( es compenso 2000 e spese 400, mi diceva di emettere una fattura di 2400€).Nel 2014 arrivano i primi problemi non viene effettuata la dichiarazione dei redditi, così trasferisco tutti i documenti a Milano e mi affido ad un revisore fiscale consigliato dal datore di lavoro, nel 2014 viene fatta la dichiarazione dei redditi. Arrivati nel 2016 mi muore il papà a febbraio e devo curare mia mamma invalida grave, ma nel contempo continuo a lavorare fino alla fine dell’anno. Preso da tutti questi problemi non faccio la dichiarazione dei redditi per l’anno 2015 ma continuo a pagare inps di quello che riesco, nel 2017 svolgo un paio di lavori sempre per questa agenzia e non viene fatta la dichiarazione dei redditi del 2016 ma non emetto fatture e nel gennaio /febbraio2018 svolgo un ultimo lavoro. A Marzo 2018 mi arriva un controllo della guardia di finanza e sono passati più di 30 gg e sto attendendo esito. Io ho sempre lavorato per un unico committente il quale voleva (dato che ha dovuto inviare anch’esso documenti relativi la mia posizione alla guardia di finanza) farmi firmare un foglio post datato dove io ero libero di andare in un ufficio quando volevo, inoltre sosteneva che io il mio lavoro lo potevo svolgere tranquillamente da casa mia peccato che in questi anni mi sono sempre recato in ufficio con orari fissi e stavo anche oltre l’orario senza vacanze e ci sono tanto di prove e testimoni voleva inoltre che io andassi con lui dal revisore fiscale per vedere quali documenti avrei dovuto consegnare e quali no ma io mi sono rifiutato di fare il suo gioco
    Sono certo che sì é verificato il reato di falsa partita iva perché io da quando sono stato obbligato ad aprirla, questo é stato l’unico mio Committente, tranne che nel2015 che sono sempre stato obbligato a fare 3 fatture verso un altro cliente perché mi ha coinvolto in un progetto dove l’agenzia non poteva partecipare e così mi hanno fatto partecipare a questa gara coinvolgendomi in altri casini. Di cui ho prova che ero estraneo ai fatti ma sono stato obbligato a rimandare documenti da me firmati però i primi passi sono stati fatti a mia insaputa per cui potrei denunciare per truffa.
    Ora attendo esito della guardia di finanza e poi voglio fare esposto all’ispettorato del lavoro per iniziare e pi si vedrà.
    Qualche avvocato mi sa consigliare perché sono veramente preoccupato inoltre non intendo pagare qualsiasi multa verrà rilevata dato che in questo casino mi ha messo il datore di lavoro
    ps ho ancora partita iva aperta e devo recupera parecchi soldi anticipati di cui ho traccia nel conto corrente, per di più mi voleva far entrare in società e avrei dovuto pagare 20000 € per il 10% E ne ho versati 1500 ovviamente in nero e non ne sono ancora ritornato in possesso nel frattempo oltre a mail e prove varie ho prodotto anche prove registrate.

    Grazie e spero che mi sappia consigliare sulla strada da intraprendere
    Riccardo

  3. Avatar for Andrea

    Per 13 anni ho lavorato per un geometra. Mi ha fatto aprire una partita iva come disegnatore tecnico. Facevo 12 fatture all’anno, quindi una fattura al mese. Da febbraio di quest’anno ho trovato un nuovo lavoro e finalmente chiudere la partita IVA. Mi ritrovo con una marea di tasse arretrate da pagare. Vorrei sapere se a livello legale posso ancora fare qualcosa…

    • Avatar for Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela

      Salve Andrea,
      da quello che dice non posso darle un parere se vuole acquisti una consulenza skype con il nostro consulente del lavoro.
      Cordialità

  4. Avatar for tsrm

    Tecnico di radiologia falsa partita iva da 10 anni in clinica privata convenzionata!
    Compenso ad ore, turni, orari, prestazioni gestiti dal committente, con pazienti e macchinari del committente.
    Il TSRM non è riconosciuto falsa partita iva solo perchè iscritto all’ Albo?

    Il tsrmnon è falsa partita iva nonostante il tipo di lavoro che svolge e il tipo di rapporto che necessariamente deve instaurare (necessaria la sorveglianza sanitarie, dosimetria, controlli periodici, uso di macchinari del committente, su turni gestiti dal committente ecc)?

  5. Avatar for Martina

    Buonasera
    sono geometra iscritta all’albo, ho dovuto aprire p.iva per poter lavorare da due architetti, faccio 11 fatture l’anno (una al mese senza agosto), il lavoro da dipendete nel mio campo è quasi utopia, mi rendo conto che con p.iva oltre ad avere molte spese non ho alcun diritto. Perciò volevo sapere se c’è qualche legge che tutela anche tutti quei lavoratori che sono costretti ad iscriversi all’albo e tenersi costantemente aggiornati con corsi che di fatto svolgono un lavoro da dipendente e sotto pagato. Dopotutto anche se la mia è un p.iva in regola questi li trovo solo escamotage per non mettere in regola nessuno e permettere permesso a questi “titolari” di continuare come prima.
    la ringrazio per la sua disponibilita
    cordialmente
    Martina


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