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E-commerce: è sempre necessario emettere fattura?

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E-commerce e fatturazione: è necessario emettere fattura? Oppure è sufficiente lo scontrino? E come funziona l’IVA nell’E-commerce? Ecco suggerimenti e regole per evitare errori e costosissime sanzioni?

La normativa IVA prevede particolari semplificazioni per coloro che esercitano l’attività di E-commerce ed in particolare stabilisce che non vi è l’obbligo di certificare i corrispettivi (emissione fattura/scontrino o ricevuta fiscale) quando le vendite o le prestazioni di servizi sono effettuate nei confronti di consumatori finali (B2C) residenti nel territorio dello Stato.
In questo caso è sufficiente la sola indicazione nel registro dei corrispettivi.
Tuttavia, la normativa IVA varia a seconda che trattasi di E-commerce diretto o E-commerce indiretto. Vediamo nel dettaglio.

Esistono diverse tipologie di E-commerce?

Il commercio elettronico o E-commerce, si distingue in:

  • E-commerce diretto: tutta la transazione avviene direttamente online e quindi la conclusione del contratto avviene online e l’oggetto acquistato è un bene immateriale consegnato online (software, canzone, app, ebook, etc). Dal 1° gennaio 2015 è previsto che i servizi elettronici di telecomunicazione e teleradiodiffusione, a prescindere dal luogo di stabilimento del prestatore, siano territorialmente rilevanti nel Paese del committente (articolo 1, D.Lgs. n. 42/2015);
  • E-commerce indiretto: il contratto viene perfezionato telematicamente, ma la consegna del bene è fisica (ad esempio con corriere).

Inoltre, a seconda del soggetto acquirente, il commercio elettronico può essere classificato in:

  • business to consumer (B2C), quando l’acquirente è un privato non titolare di partita IVA;
  • business to business (B2B), quando trattasi di transazioni commerciali tra imprese.

Come funziona l’IVA nell’E-commerce diretto?

Per le operazioni B2B sarà necessario emettere fattura “non soggetta” ad IVA e l’imposta verrà applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“; mentre per le operazioni con soggetti privati (B2C), se il privato è residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad IVA italiana, nel caso di privato residente UE, previa identificazione ai fini IVA nel Paese Ue del committente, il prestatore farà pagare l’IVA prevista nel Paese UE del committente, oppure potrà avvalersi del regime speciale del Mini Sportello Unico” (MOSS).

Come funziona l’IVA per l’ E-commerce indiretto?

Le operazioni di E-commerce indiretto sono rilevanti nel Paese del soggetto committente, così come previsto per le operazioni di commercio elettronico diretto, ma le modalità di applicazione dell’IVA variano a seconda che si tratti di un’operazione B2B oppure di un’operazione con un consumatore privato.

Infatti, per le operazioni B2B, occorre emettere fattura “non soggetta” ad IVA e l’imposta è applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“.

Per le operazioni  B2C con un privato residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad IVA italiana.

Una particolare disciplina è, invece, prevista per le “vendite a distanza” effettuate nei confronti dei clienti privati (B2C) residenti in  altri Paesi membri. In questo caso viene applicata l’IVA italiana fintanto che le operazioni  effettuate nell’altro Stato membro non superano, nell’anno solare precedente o in quello in corso, la soglia di €. 100.000, ovvero la soglia dell’eventuale minore ammontare stabilito dallo Stato di destinazione dei beni. Al superamento della soglia di fatturato nell’altro Stato membro, o per  le operazioni “sotto soglia” ma con opzione per l’applicazione dell’IVA nel Paese di destinazione, il fornitore italiano deve:

  • nominare un rappresentante fiscale o identificarsi ai fini IVA nel Paese estero considerato;
  • emettere fattura nei confronti dell’acquirente;
  • presentare il modello INTRA 1-bis;
  • adempiere agli altri obblighi IVA previsti dal Paese estero considerato (liquidazione e versamento dell’IVA, presentazione delle dichiarazioni periodiche, ecc.).

Come certificare i corrispettivi nell’E-commerce?

Nell’E-commerce sia diretto che indiretto non è necessario certificare i corrispettivi verso i soggetti privati e la normativa applicabile è quella relativa alle vendite per corrispondenza.
L’Agenzia delle Entrate ha infatti chiarito, con la risoluzione 274/E/2009, che è necessario emettere fattura solo quando il cliente ne faccia richiesta al momento dell’operazione e che pertanto le cessioni sono esonerate dall’obbligo di emissione di ricevuta/scontrino fiscale o fattura.
Tuttavia, i corrispettivi giornalieri devono essere annotati entro il giorno successivo non festivo nel registro dei corrispettivi di vendita ed il venditore resta soggetto a tutti gli obblighi IVA quali liquidazioni periodiche, conservazione della documentazione, etc.
Nell’E-commerce diretto, pertanto, la certificazione dei corrispettivi è obbligatoria soltanto per le operazioni effettuate nei confronti di committenti titolari di partita IVA, sia residenti che non residenti. In questi casi è obbligatoria l’emissione della fattura datata e numerata in ordine progressivo.

Come compilare il registro corrispettivi nel commercio elettronico

Per una corretta compilazione del registro dei corrispettivi occorre:

  • riportare in copertina i dati del soggetto passivo IVA (denominazione, codice fiscale, partita IVA e indirizzo)
  • numerare progressivamente le pagine;
  • nelle pagine indicare il mese e l’anno di riferimento, annotando per ogni giorno, l’incasso complessivo comprensivo IVA, distinto per aliquota.

La registrazione deve essere fatta entro il giorno successivo non festivo rispetto a quello di effettuazione dell’operazione, in altre parole di consegna del bene o di incasso del corrispettivo. Inoltre, devono essere indicate, se emesse, le fatture con il numero progressivo e l’importo. In fondo al foglio, per ogni mese, occorre indicare il totale delle operazioni effettuate.
Per un approfondimento su cosa succede se il compratore restituisce la merce ed il venditore non ha emesso la fattura consultare questo link .

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