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E-commerce: ecco come stare in regola….

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Ci sono giunte diverse richieste di informazioni sulle lettere inviate da Amazon ai propri venditori. Abbiamo quindi pensato di aggiornare un “vecchio articolo” per fare un pò di chiarezza sull’argomento.

E-commerce indiretto: che cos’è? Qual è il trattamento fiscale per questo tipo di cessioni? Occorre emettere gli scontrini fiscali? Ecco tutto ciò che devi da sapere per stare in regola!

Il commercio elettronico indiretto consiste in una tipologia di transazioni in cui:

la fase preliminare di ordine ed anche il pagamento vengono effettuati on-line, ma il bene viene poi fisicamente spedito al domicilio o alla sede dell’acquirente. Si tratta della vendita di beni tradizionali (come vino, libri, computer, eccetera) che ha delle analogie con la vendita per corrispondenza e che si avvantaggia della forma elettronica per espandere i propri canali e le proprie vendite”.

In base ai soggetti che prendono parte al processo di vendita, il commercio elettronico può essere classificato come segue:

  1. business to consumer (B2C): si tratta delle transazioni commerciali di beni e servizi tra imprese e consumatori finali;
  2. business to business (B2B): si tratta dell’insieme delle transazioni commerciali effettuate tra imprese.

Inoltre, a seconda del paese in cui avviene la cessione cambia la disciplina IVA; nel dettaglio occorre distinguere tra:

  • cessioni effettuate in Italia;
  • cessioni intracomunitarie;
  • cessioni EXTRA UE.

In questo articolo ci soffermiamo sulle cessioni B2C.

Come funziona l’IVA sulle cessioni effettuate in Italia?

Il commercio elettronico indiretto è assimilato, anche ai fini della disciplina IVA, alle vendite per corrispondenza e quindi non è obbligatoria l’emissione di fattura/scontrino/ricevuta fiscale, a meno che il cliente non ne faccia esplicita richiesta al momento di effettuazione dell’operazione. È quindi opportuno predisporre il sito internet in modo che sia possibile, per l’acquirente, effettuare la relativa opzione e, conseguentemente, indicare i dati necessari per la fatturazione.

In ogni caso, resta fermo l’obbligo di annotazione nel registro dei corrispettivi dell’ammontare totale delle vendite effettuate giornalmente.

Cosa succede se il compratore restituisce la merce?

L’emissione della fattura, in caso di restituzione della merce al venditore (ad esempio esercitando il diritto di recesso), permette di recuperare l’IVA a norma  dall’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972. Il problema sorge quando i beni ceduti, per cui non è statA prodotta la fattura, vengono restituiti al fornitore e normalmente per tali operazioni non sarebbe possibile recuperare l’IVA. Per risolvere il problema l’Agenzia delle Entrate consente di recuperare l’IVA sui resi di merce nell’ambito delle attività di commercio elettronico indiretto che non comportino l’obbligo di emissione di fattura/scontrino/ricevuta fiscale, ma il contribuente deve fornire la documentazione che consenta l’identificazione degli elementi necessari a correlare la restituzione al medesimo bene risultante dal documento che prova la vendita originaria quali:

  • le generalità del soggetto acquirente;
  • l’ammontare del prezzo rimborsato;
  • il “codice” dell’articolo oggetto di restituzione;
  • il “codice di reso” (quest’ultimo deve essere riportato su ogni documento emesso per certificarne il rimborso).

Come funziona l’IVA sulle cessioni effettuate negli Stati UE?

Le cessioni effettuate per corrispondenza in altri Stati UE sono soggette ad IVA in Italia alle seguenti condizioni:

  • i beni devono essere spediti o trasportati dal cedente o per suo conto nel territorio di altro Stato membro;
  • i cessionari non devono essere soggetti IVA;
  • le vendite in ciascuno Stato membro non devono superare l’importo annuo di € 100.000 o il minor ammontare previsto in ogni Stato a norma dell’art. 34 della Direttiva 2006/112/CE.

Il cedente può optare, anche nel caso in cui non superi la soglia dei € 100.000, per l’applicazione dell’IVA nell’altro Stato membro, nominando un rappresentante fiscale nello Stato UE di destinazione oppure identificandosi direttamente.

Quando invece per le cessioni UE l’IVA viene applicata nel paese dell’acquirente?

A questo proposito, proprio in questi giorni Amazon sta inviando ai propri venditori una informativa, che riguarda la disciplina applicabile ai soggetti passivi IVA che vendono i propri beni a consumatori finali all’interno dell’Unione Europea. In particolare, sono previste per ogni stato membro delle soglie di vendita al superamento delle quali occorre identificarsi in quello Stato, direttamente o tramite un rappresentante fiscale, applicare IVA prevista secondo la normativa locale e ad adempiere agli obblighi contributivi e previdenziali vigenti nello Stato.

Quali sono le soglie per singolo Paese?

La disciplina europea infatti ha stabilito dei valori soglia delle vendite complessive annuali per ciascun Paese europeo ovvero:

 

Qual è la disciplina IVA per cessioni EXTRA UE?

Per quanto riguarda le cessioni EXTRA UE trattasi di operazioni non imponibili ai sensi dell’art. 8, del D.P.R. n. 633/1972, a condizione che sia provata l’uscita dei beni dal territorio della UE. L’esportazione deve risultare da:

  • apposito documento doganale (DAU);
  • vidimazione apposta dall’Ufficio doganale su copia della fattura o della bolla di accompagnamento o del documento di trasporto.

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8 commenti
  1. Roberto
    Roberto dice:

    Buonasera,
    fermo restando che abbiamo capito che é obbligatoria la fattura solo in caso sia richiesta e che va tenuto un registro corrispettivi, ho una curiosità: il registro dei corrispettivi deve contenere anche le operazioni con fattura (vendita ad aziende o a privati che hanno inserito codice fiscale) oppure deve essere scorporato e registrato solo l’ammontare non fatturato al cliente?

    Grazie per la disponibilità!

    Rispondi
  2. Lisa
    Lisa dice:

    Buongiorno,
    avrei una domanda: da Gennaio devo aprire il registro delle vendite per Corrispettivo, per vendite On-Line (e-commerce Indiretto BtoC), fino ad oggi abbiamo emesso solo fatture Accompagnatorie.
    Dato che con i Corrispettivi non è obbligatorio l’emissione della Fattura / Ricevuta Fiscale / Scontrino, quale documento dobbiamo spedire con il pacco? Potrebbe andare bene un ns. documento “interno” numerato come i Corrispettivi, con riportato “Copia Documento non valida ai fini fiscali – DPR n. 627/78” con descrizione merce, quantità, prezzi, e tot. pagato. Documento che per noi avrebbe validità anche a garanzia del prodotto venduto… Ho fatto una ricerca su internet, ma non ho trovato nessun chiarimento in merito. Sembra che si possa spedire la merce anche senza documenti, come fanno alcuni e-commerce, ma non ci pare neppure corretto dal punto di vista del cliente.
    Grazie per la disponibilità.
    Cordiali Saluti
    Lisa

    Rispondi
    • Michela Edma Vernieri Cotugno
      Michela Edma Vernieri Cotugno dice:

      Salve,
      nel pacco non è obbligatorio inserire alcun documento. Trattasi comunque di operazioni tracciabili e riconducibili, per le modalità di pagamento con carta di credito, bonifico, etc.
      Se ritiene può inserire un documento non valido ai fini fiscali.
      Cordialità

      Rispondi
  3. David
    David dice:

    Buonasera.
    E’ sicura che non occorra un documento di trasporto.
    In molti dicono che basta registrare sui corrispettivi… Molti altri, anche autorevoli che basta si registrare sui corrispettivi, ma serve anche ddt o bolla o scontrino o ldv basta che siano numerati progressivamente ed abbiano tutti i requisiti del ddt.
    Possibile avere una notizia certa?

    Rispondi
    • Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela
      Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela dice:

      Buonasera,
      l’agenzia delle entrate già con la risoluzione n. 274 del 3 luglio 2008, si era espressa sulla possibilità di certificare i corrispettivi derivanti da ecommerce diretto, effettuate
      nei confronti di consumatori mediante riepilogo giornaliero nel registro dei corrispettivi.
      La vendita di beni materiali si configura come “commercio elettronico indiretto” ovvero la transazione commerciale è telematica, ma il cliente riceve la consegna fisica della merce (Agenzia delle Entrate, risoluzioni 5 novembre 2009, n. 274/E, 21 luglio 2008, n. 312/E e 15 novembre 2004, n. 133/E).
      Ai fini IVA, le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilabili alle vendite per corrispondenza, con la conseguenza che le stesse:
      – (ai sensi dell’art. 22, comma 1, n. 1, D.P.R. n. 633/1972) non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura, se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione;
      – (ai sensi dell’art. 2, lettera oo, D.P.R. n. 696/1996) non sono soggette all’obbligo di certificazione mediante rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale.
      Di conseguenza, non essendo tenuti ad emettere la fattura, i beni possono viaggiare senza DDT.
      Saluti

      Rispondi
  4. David
    David dice:

    Grazie.
    Il mio dubbio nella legge risiede qua: “Presunzioni di cessione e di acquisto”
    “Si presumono ceduti i beni acquistati(…) che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente esercita la sua attivita’ (…) salvo che sia dimostrato che i beni stessi: (…) sono stati consegnati a terzi (…) in dipendenza di contratti (…) trasporto, ecc”.
    Quindi chi vende online ed usa un corriere (no Poste) deve fare il ddt?

    Rispondi
  5. magnifico
    magnifico dice:

    E PER IL COMMERCIO ELETTRONICO DI AUTO USATE??? QUAL’è LA DISPOSIZIONE LEGISLATIVA E LE REGISTRAZIONI CONTABILI?

    Rispondi

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