Una delle domande più frequenti che riceviamo da imprenditori che hanno costituito, o stanno per costituire, una società a responsabilità limitata è sempre la stessa: “Come posso pagare i soci della SRL senza passare dai dividendi?“. Il tema è tutt’altro che secondario e le prestazioni accessorie in questo caso costituiscono uno strumento da conoscere.
Molte SRL, soprattutto nei primi anni di attività, generano liquidità ma non utili distribuibili. In altri casi, invece, l’utile esiste ma la distribuzione di dividendi comporta un carico fiscale particolarmente elevato:
- prima l’IRES in capo alla società (24%)
- poi l’imposta sostitutiva del 26% in capo al socio
il tutto dopo aver già sostenuto eventuali costi operativi e contributivi con un impatto diretto sulla capacità della società di reinvestire utili in crescita
il tutto dopo aver già sostenuto eventuali costi operativi e contributivi con un impatto diretto sulla capacità della società di reinvestire utili in crescita
A questo si aggiunge il fatto che non sempre il socio è anche amministratore della società. E anche quando lo è, il compenso amministratore comporta:
- contribuzione INPS alla Gestione Separata (circa 26%)
- tassazione IRPEF progressiva fino al 43%
- aumento del costo aziendale complessivo
- riduzione del netto effettivamente percepito dal socio
Il risultato è che l’azienda ha liquidità in cassa, ma trasferirla ai soci in modo efficiente diventa complesso dal punto di vista fiscale.
Esiste però una soluzione poco utilizzata ma perfettamente legale: le prestazioni accessorie.
Se strutturate correttamente, permettono di:
- remunerare il socio periodicamente per un’attività realmente svolta
- dedurre il costo in capo alla SRL riducendo l’imponibile IRES
- evitare la doppia tassazione tipica dei dividendi
- in alcuni casi evitare anche la contribuzione INPS alla Gestione Separata
- pianificare l’uscita di liquidità in modo programmato durante l’anno
- mantenere un equilibrio tra sostenibilità fiscale e operatività aziendale
Vediamo nel dettaglio come funzionano.
Come pagare i soci di una SRL: le modalità tradizionali
Prima di capire perché le prestazioni accessorie possono essere una soluzione fiscalmente efficiente, è utile riepilogare i principali metodi con cui una SRL può trasferire valore economico ai propri soci.
In generale, i soci possono essere remunerati attraverso:
- Distribuzione degli utili (dividendi), che rappresentano la remunerazione del capitale investito ma sono soggetti a doppia imposizione fiscale e richiedono utili realmente distribuibili
- Compenso amministratore, riconosciuto per l’attività gestoria ma gravato da contribuzione INPS alla Gestione Separata e IRPEF progressiva
- Rapporto di lavoro dipendente, che implica subordinazione, contribuzione previdenziale piena e costi complessivi più elevati per la società
- Rimborsi spese, che non possono essere utilizzati come forma stabile di remunerazione ma solo per costi documentati
- Royalties su marchi o diritti di proprietà intellettuale, se esistono asset concessi in uso alla società
- Prestazioni accessorie, che permettono di remunerare il socio per attività operative svolte a favore della SRL
Le prime due modalità sono quelle più diffuse, ma sono anche spesso le meno efficienti dal punto di vista fiscale e contributivo.
Dividendi: il problema della doppia tassazione
La distribuzione di utili è il metodo più semplice e immediato per remunerare i soci. Tuttavia, presenta un limite strutturale importante: la doppia imposizione fiscale.
L’utile viene infatti tassato:
- in capo alla società con IRES (24%) e IRAP
- in capo al socio con imposta sostitutiva del 26%
Questo comporta che:
- la società paga imposte sull’utile prima della distribuzione
- il socio paga ulteriori imposte sul dividendo ricevuto
- l’importo trasferito subisce una riduzione significativa
- la pressione fiscale complessiva può superare il 45%
Inoltre, i dividendi:
- possono essere distribuiti solo in presenza di utili realmente conseguiti
- richiedono una delibera assembleare formale
- non possono essere utilizzati come strumento di pianificazione mensile della liquidità
Compenso amministratore: il costo contributivo
Un’alternativa è rappresentata dal compenso amministratore.
Questo consente alla società di:
- dedurre il costo sostenuto
- abbattere l’imponibile IRES
- trasferire liquidità al socio in modo regolare
- pianificare una remunerazione periodica
Tuttavia:
- è soggetto a IRPEF progressiva
- è soggetto a contribuzione INPS Gestione Separata
- aumenta il costo complessivo per l’azienda
- riduce il netto percepito dal socio
Di fatto, il costo aziendale può risultare significativamente più alto rispetto all’importo netto incassato dal socio.
Prestazioni accessorie SRL: cosa sono
Le prestazioni accessorie sono attività personali che i soci si impegnano a svolgere in favore della società, oltre al semplice conferimento di capitale.
In altre parole, il socio:
- non viene remunerato per il capitale investito (come accade con i dividendi)
- né per la responsabilità gestionale (come accade per l’amministratore)
- ma per una specifica attività operativa o professionale svolta a favore della SRL
Queste attività possono includere:
- sviluppo commerciale e gestione diretta di clienti strategici
- supervisione tecnica di progetti o attività operative
- attività di ricerca e sviluppo o innovazione interna
- supporto organizzativo e gestionale ai reparti aziendali
- sviluppo software o gestione dell’infrastruttura IT
- attività di marketing strategico o comunicazione
- analisi di mercato e sviluppo prodotto
Questo consente alla società di riconoscere un compenso al socio per un’attività effettivamente svolta.
Come funzionano le prestazioni accessorie nella pratica
Il meccanismo operativo è relativamente semplice.
Il socio si impegna, tramite una clausola prevista nello statuto, a svolgere una determinata attività in favore della società.
A fronte di questa attività:
- la SRL riceve un servizio reale e documentabile
- il compenso viene registrato come costo aziendale
- il costo riduce l’utile imponibile
- il socio percepisce un compenso periodico
- la liquidità esce dalla società prima della tassazione degli utili
Diversamente dai dividendi, questi importi:
- non sono legati alla distribuzione di utili
- possono essere pianificati durante l’anno
- permettono di ridurre l’imponibile IRES
- non generano doppia imposizione fiscale
Prestazioni accessorie vs dividendi: confronto fiscale
| Analisi sintetica | Ricchezza trasferita | Tassazione SRL | Tassazione socio | Totale imposte |
|---|---|---|---|---|
| Dividendi | 10.000 € | IRES + IRAP | 26% | ~4.000–4.500 € |
| Prestazioni accessorie | 10.000 € | Deducibile | IRPEF | ~2.300–3.500 € |
Prestazioni accessorie e contributi INPS
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la contribuzione previdenziale.
Secondo i chiarimenti forniti dall’INPS, i compensi derivanti da prestazioni accessorie possono non essere soggetti alla Gestione Separata se:
- il socio è già iscritto ad una gestione previdenziale obbligatoria
- l’attività svolta è coerente con quella che genera tale iscrizione
- il compenso non rappresenta una forma di retribuzione subordinata
- la prestazione è effettivamente svolta in autonomia
Ad esempio:
- socio iscritto alla Gestione Commercianti
- socio artigiano
- socio con cassa professionale autonoma
In questi casi, il compenso può essere soggetto alla sola IRPEF.
Requisiti obbligatori per utilizzare le prestazioni accessorie
Per essere fiscalmente valide, devono rispettare alcune condizioni fondamentali.
Previsione statutaria
Le prestazioni accessorie devono essere previste nello statuto della società.
In assenza di questa clausola:
- il compenso può essere considerato nullo
- può essere riqualificato come distribuzione occulta di utili
- diventa indeducibile per la società
- può generare accertamenti fiscali
Determinatezza della prestazione
L’attività svolta deve essere:
- concreta e specifica
- descritta nello statuto
- misurabile nei risultati
Non sono ammesse descrizioni generiche come:
- consulenza generica
- supporto operativo
- attività amministrativa indistinta
Congruità economica
Il compenso deve essere:
- coerente con il valore di mercato
- proporzionato alla prestazione svolta
- difendibile in caso di accertamento
Assenza di subordinazione
Il socio deve operare:
- in autonomia
- senza vincolo di subordinazione
- senza orari o direttive tipiche del lavoro dipendente
Quando conviene usare le prestazioni accessorie
Le prestazioni accessorie sono particolarmente utili quando:
- la società genera liquidità ma non utili distribuibili
- il socio non è amministratore
- si vogliono evitare i costi INPS della Gestione Separata
- si vuole ridurre l’imponibile IRES
- si desidera pianificare l’uscita di liquidità durante l’anno
Attraverso dividendi, compensi amministratore, rimborsi, royalties o prestazioni accessorie.
Sì, rappresentano un costo per la società e riducono l’imponibile IRES.
Dipende dalla posizione previdenziale del socio.
Sì, è un requisito essenziale.
Sì. In caso di verifica fiscale, l’Agenzia delle Entrate controlla principalmente due aspetti: l’effettività della prestazione (cioè che il socio abbia realmente svolto l’attività prevista) e la congruità del compenso rispetto al valore di mercato. Per questo motivo è fondamentale conservare tutta la documentazione che dimostri il lavoro svolto, come report, email, deliverable, contratti interni o qualsiasi altro elemento utile a dimostrare la reale esecuzione della prestazione.




