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Collaboratori familiari: ecco quando versare l’INPS

SOMMARIO

Hai un familiare che ti aiuta nella tua attività e ti stai chiedendo se devi iscriverlo all’INPS? Oppure collabori nell’impresa di famiglia e vuoi capire quali sono i tuoi diritti e obblighi previdenziali?

La distinzione tra collaboratore familiare occasionale e coadiuvante familiare è fondamentale, perché da essa dipendono l’iscrizione all’INPS, il versamento dei contributi e, in alcuni casi, anche l’obbligo di assicurazione presso l’INAIL.

Molti imprenditori ritengono che un semplice aiuto da parte del coniuge, di un figlio o di un genitore sia sempre esente da adempimenti. In realtà non è così. Quando la collaborazione diventa abituale e continuativa, possono sorgere specifici obblighi previdenziali e assicurativi che, se trascurati, possono comportare recuperi contributivi e sanzioni.

La Circolare del Ministero del Lavoro n. 10478 del 10 giugno 2013 ha chiarito i criteri per distinguere una collaborazione familiare occasionale da una abituale, determinando quando scatta l’obbligo di iscrizione all’INPS.

In questa guida vedremo chi può essere considerato collaboratore familiare, quando scatta l’obbligo di iscrizione all’INPS, quali sono le differenze rispetto al coadiuvante familiare, quando è necessaria la copertura INAIL e quali regole occorre rispettare per evitare contestazioni da parte degli enti previdenziali.

Che differenza c’è tra collaboratore e coadiuvante?

Spesso i termini coadiuvante familiare e collaboratore familiare vengono usati in modo intercambiabile, ma in realtà indicano due figure con ruoli e obblighi contributivi diversi.

Chi è un collaboratore familiare?

Il collaboratore familiare è un familiare dell’imprenditore (ad esempio il coniuge, un figlio, un genitore o un altro parente entro i limiti previsti dalla legge) che presta aiuto nell’attività in modo non abituale e senza assumere un ruolo stabile nell’organizzazione aziendale.

Affinché la collaborazione possa essere considerata occasionale e non comporti l’obbligo di iscrizione all’INPS, devono essere presenti alcune caratteristiche:

  • l’attività deve essere svolta in modo saltuario e non continuativo;
  • il familiare non deve partecipare in maniera abituale alla gestione dell’impresa;
  • la collaborazione non deve avere carattere di prevalenza rispetto alle altre attività svolte dal familiare;
  • non deve configurarsi un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione stabile.

La Circolare del Ministero del Lavoro n. 10478 del 10 giugno 2013 considera generalmente occasionale la collaborazione che non supera 90 giorni nell’anno solare, anche frazionabili in ore, entro il limite massimo di 720 ore annue. Oltre tali limiti, potrebbe sorgere l’obbligo di iscrizione del collaboratore alla gestione previdenziale competente.

Attenzione: non conta solo il numero di giorni lavorati. In caso di controlli, l’INPS e l’Ispettorato del Lavoro valutano anche se l’attività viene svolta con carattere di abitualità e continuità nell’impresa familiare

Chi è il coadiutore familiare?

Il coadiuvante familiare è un familiare dell’imprenditore che collabora nell’attività in modo abituale e prevalente, partecipando concretamente alla gestione dell’impresa. A differenza del collaboratore familiare occasionale, il coadiuvante svolge un’attività continuativa e rappresenta una figura stabile dell’organizzazione aziendale.

Rientrano generalmente tra i coadiuvanti familiari il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado che prestano la propria attività lavorativa nell’impresa con carattere di continuità.

Le principali caratteristiche del coadiuvante familiare sono:

  • partecipazione regolare e continuativa all’attività dell’impresa;
  • collaborazione svolta con carattere di abitualità e prevalenza;
  • inserimento stabile nell’organizzazione aziendale;
  • obbligo di iscrizione alla Gestione INPS Artigiani o Commercianti, a seconda dell’attività esercitata;
  • maturazione dei contributi previdenziali utili ai fini pensionistici; copertura previdenziale per le tutele previste dalla normativa vigente.

L’iscrizione all’INPS è obbligatoria quando il familiare presta la propria attività lavorativa in maniera continuativa e prevalente nell’impresa. In questi casi, il titolare deve provvedere alla comunicazione del coadiuvante e al versamento dei relativi contributi previdenziali.

Quando un collaboratore familiare diventa un coadiuvante familiare?

La distinzione tra collaboratore familiare e coadiuvante familiare non dipende soltanto dal grado di parentela, ma soprattutto dalle modalità con cui viene svolta l’attività all’interno dell’impresa.

Un collaboratore familiare occasionale può essere considerato un coadiuvante quando la sua partecipazione diventa abituale, continuativa e prevalente. In altre parole, il familiare non presta più un aiuto sporadico, ma contribuisce in modo stabile allo svolgimento dell’attività aziendale.

Tra gli elementi che possono far presumere l’esistenza di un rapporto di coadiuvanza vi sono:

  • la presenza costante nell’impresa;
  • lo svolgimento regolare di mansioni operative o gestionali;
  • la partecipazione continuativa all’attività durante l’anno;
  • l’assenza di altre attività lavorative prevalenti;
  • il ruolo stabile nell’organizzazione dell’impresa.

In questi casi, il titolare è tenuto a iscrivere il familiare alla Gestione INPS Artigiani o Commercianti e a versare i relativi contributi previdenziali.

Attenzione: il limite dei 90 giorni previsto dalla prassi ministeriale rappresenta un importante parametro di riferimento per le collaborazioni occasionali, ma non costituisce una regola assoluta. In caso di controllo, l’INPS valuta la situazione concreta e può richiedere l’iscrizione del familiare come coadiuvante anche sulla base dell’effettiva continuità e abitualità della collaborazione

Esempio pratico

Se il figlio del titolare aiuta nel negozio durante il periodo natalizio per alcune settimane, potrebbe trattarsi di una collaborazione occasionale. Se invece lavora stabilmente durante tutto l’anno affiancando il titolare nella gestione dell’attività, sarà generalmente considerato un coadiuvante familiare con obbligo di iscrizione all’INPS.

Quando è obbligatoria l’iscrizione all’INPS?

L’iscrizione all’INPS diventa obbligatoria quando il familiare partecipa all’attività dell’impresa in modo abituale e prevalente, assumendo il ruolo di coadiuvante familiare.

In particolare, il familiare deve essere iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti dell’INPS quando:

  • collabora in modo continuativo nell’attività dell’impresa;
  • svolge mansioni essenziali per il funzionamento dell’attività;
  • è inserito stabilmente nell’organizzazione aziendale;
  • presta la propria opera con carattere di abitualità e prevalenza.

In questi casi il titolare dell’impresa è tenuto a comunicare il coadiuvante all’INPS e a versare i relativi contributi previdenziali.

Quando non è obbligatoria l’iscrizione INPS?

L’iscrizione all’INPS non è generalmente richiesta quando il familiare presta un aiuto occasionale, saltuario e non continuativo, senza assumere un ruolo stabile nell’impresa.

Secondo gli orientamenti del Ministero del Lavoro, una collaborazione può essere considerata occasionale se non supera 90 giorni nell’anno solare, pari a un massimo di 720 ore annue. Tuttavia, questi limiti rappresentano un parametro di riferimento e non una regola automatica.

Anche se la collaborazione dura meno di 90 giorni, l’INPS potrebbe comunque richiedere l’iscrizione qualora emerga che l’attività viene svolta con carattere di abitualità e continuità. Viceversa, il semplice aiuto familiare prestato in occasioni particolari o durante periodi di maggiore lavoro non comporta normalmente obblighi contributivi.

Esempio pratico

Se il figlio del titolare aiuta nel negozio durante le festività natalizie o in occasione di eventi particolari, la collaborazione può essere considerata occasionale. Se invece lavora regolarmente durante l’anno, gestisce clienti, fornitori o attività operative dell’impresa, sarà generalmente qualificato come coadiuvante familiare, con conseguente obbligo di iscrizione all’INPS e versamento dei contributi.

Collaboratori familiari e obbligo di iscrizione all’INAIL

Oltre agli aspetti previdenziali legati all’INPS, è importante valutare anche l’eventuale obbligo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL.

L’obbligo assicurativo dipende dalla natura dell’attività svolta e dalla continuità della collaborazione familiare.

Quando non è obbligatoria l’iscrizione all’INAIL?

In linea generale, non è richiesta l’iscrizione all’INAIL quando il familiare presta un aiuto del tutto occasionale, sporadico e non abituale, senza un inserimento stabile nell’organizzazione dell’impresa.

Secondo gli orientamenti dell’INAIL, possono essere considerate occasionali le collaborazioni che si manifestano in modo del tutto marginale e saltuario, ad esempio per esigenze temporanee o straordinarie dell’attività.

Quando è obbligatoria l’iscrizione all’INAIL?

L’assicurazione INAIL diventa invece obbligatoria quando il familiare partecipa all’attività lavorativa con carattere di continuità o svolge mansioni che lo espongono ai rischi tipici dell’attività esercitata.

L’obbligo riguarda in particolare le imprese artigiane, commerciali e agricole nelle quali il familiare opera concretamente all’interno del ciclo produttivo o svolge attività che comportano un rischio di infortunio.

In questi casi il titolare dell’impresa deve provvedere all’iscrizione del collaboratore e al versamento del relativo premio assicurativo.

Attenzione: gli obblighi INPS e INAIL non sempre coincidono. È possibile che un familiare sia tenuto all’assicurazione INAIL pur in presenza di particolari situazioni che richiedono una valutazione specifica sotto il profilo previdenziale.

Quali sono i rischi della mancata iscrizione all’INAIL?

La mancata copertura assicurativa può comportare conseguenze rilevanti sia per il collaboratore sia per il titolare dell’impresa.

In caso di infortunio sul lavoro, il familiare potrebbe non beneficiare delle tutele assicurative previste dalla legge. Inoltre, l’INAIL può richiedere il pagamento dei premi non versati, applicare sanzioni e recuperare le somme dovute a seguito di accertamenti ispettivi.

Per questo motivo, quando la collaborazione familiare assume carattere stabile o riguarda attività soggette a rischio professionale, è opportuno verificare preventivamente gli obblighi assicurativi applicabili.

E se il collaboratore familiare è un pensionato o un lavoratore dipendente?

Il collaboratore familiare è già pensionato

Il fatto che un familiare percepisca una pensione non esclude automaticamente l’obbligo di iscrizione all’INPS come coadiuvante familiare.

Se il pensionato collabora nell’impresa in modo abituale e prevalente, può essere comunque tenuto all’iscrizione alla Gestione Artigiani o Commercianti. In alcuni casi, tuttavia, la normativa prevede agevolazioni contributive per i soggetti già titolari di pensione.

Per questo motivo è opportuno valutare la situazione caso per caso prima di procedere con l’iscrizione.

Il collaboratore familiare svolge già un lavoro dipendente

Anche la presenza di un rapporto di lavoro dipendente non esclude automaticamente l’obbligo contributivo come coadiuvante familiare.

In generale, se il familiare presta un aiuto occasionale e non continuativo nell’impresa, non sorgono particolari obblighi previdenziali. Se invece la collaborazione assume carattere abituale e prevalente, occorre verificare attentamente la posizione previdenziale e la prevalenza dell’attività svolta.

La valutazione deve essere effettuata considerando l’orario di lavoro dipendente, il ruolo svolto nell’impresa familiare e le indicazioni fornite dall’INPS.

Quali sono le sanzioni per la mancata iscrizione del collaboratore familiare?

Se un familiare collabora nell’impresa con carattere abituale e prevalente senza essere correttamente inquadrato e iscritto all’INPS, il titolare dell’attività può essere soggetto a controlli e richieste di regolarizzazione.

Tra le principali conseguenze vi sono:

  • recupero dei contributi previdenziali non versati;
  • applicazione di sanzioni civili e interessi da parte dell’INPS;
  • accertamenti ispettivi da parte degli enti competenti;
  • contestazioni in materia previdenziale e assicurativa.

L’entità delle somme richieste può diventare significativa soprattutto quando la situazione irregolare si protrae per più anni.

Come evitare problemi con INPS e INAIL?

Per ridurre il rischio di contestazioni è consigliabile:

  • verificare preventivamente se la collaborazione ha carattere occasionale oppure abituale;
  • valutare gli obblighi previdenziali e assicurativi prima dell’inizio dell’attività;
  • conservare documentazione che dimostri l’effettiva natura della collaborazione;
  • richiedere il supporto di un professionista in caso di dubbi interpretativi.

Collaboratori familiari: cosa ricordare

In sintesi:

  • il familiare che collabora in modo abituale e prevalente nell’impresa deve generalmente essere iscritto all’INPS come coadiuvante familiare;
  • la collaborazione occasionale non comporta normalmente obblighi contributivi, purché non presenti i requisiti dell’abitualità e della continuità;
  • il titolare dell’impresa è responsabile degli adempimenti previdenziali e assicurativi relativi ai collaboratori familiari;
  • una corretta valutazione della posizione del familiare consente di evitare sanzioni, recuperi contributivi e contestazioni da parte degli enti di controllo.
Cosa prevede la Circolare del Ministero del Lavoro del 2013 sulla collaborazione familiare occasionale?

La Lettera Circolare del Ministero del Lavoro n. 10478 del 10 giugno 2013 ha chiarito quando la collaborazione di un familiare nell’impresa può essere considerata occasionale e, quindi, non soggetta all’obbligo di iscrizione all’INPS.
Secondo il Ministero, una collaborazione può essere qualificata come occasionale quando:
– non supera 90 giorni nell’anno solare, anche non consecutivi;
– il familiare non è inserito stabilmente nell’organizzazione dell’impresa;
– l’attività viene svolta in modo saltuario e discontinuo;
– la collaborazione non presenta i requisiti dell’abitualità e della prevalenza.

Se invece il familiare partecipa all’attività in modo continuativo e con un ruolo stabile nell’impresa, la collaborazione non può più essere considerata occasionale. In questo caso il familiare assume la qualifica di coadiuvante familiare e sorge l’obbligo di iscrizione all’INPS con il conseguente versamento dei contributi previdenziali.
Attenzione: il limite dei 90 giorni rappresenta un importante criterio di riferimento, ma non è l’unico elemento valutato dall’INPS. In caso di controllo vengono considerati anche la continuità della collaborazione, le mansioni svolte e l’effettivo inserimento del familiare nell’attività aziendale.

Chi può essere coadiuvante familiare?

Possono essere qualificati come coadiuvanti familiari i familiari dell’imprenditore che collaborano nell’attività in modo abituale e prevalente, partecipando stabilmente alla gestione dell’impresa.
In particolare, possono assumere il ruolo di coadiuvante:
* il coniuge;
* il convivente di fatto;
* i figli;
* i genitori;
* i fratelli e le sorelle;
* i nipoti;
* gli altri parenti entro il terzo grado;
* gli affini entro il secondo grado (ad esempio suoceri, generi e nuore).
La semplice parentela, tuttavia, non è sufficiente. Per essere considerato coadiuvante familiare, il soggetto deve svolgere un’attività lavorativa concreta e continuativa nell’impresa, con carattere di abitualità e prevalenza.
Se invece l’aiuto è occasionale, sporadico e limitato nel tempo, il familiare non assume la qualifica di coadiuvante e, in linea generale, non sorge l’obbligo di iscrizione all’INPS.

Chi può fare il collaboratore familiare?

Possono essere considerati collaboratori familiari, in presenza dei requisiti previsti dalla normativa, il coniuge, il convivente di fatto, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado, tra cui:
– coniuge o convivente;
– figli e nipoti;
– genitori e nonni;
– fratelli e sorelle;
– suoceri;
– generi e nuore;
– cognati.

Che diritti ha un collaboratore familiare?

I diritti del collaboratore familiare dipendono dal tipo di collaborazione svolta e dalla sua effettiva partecipazione all’attività dell’impresa.
Se il familiare presta un aiuto occasionale e saltuario, normalmente non matura particolari diritti economici o previdenziali, poiché la collaborazione non configura un rapporto di lavoro stabile.
Se invece il familiare partecipa all’attività in modo abituale e continuativo, assumendo il ruolo di coadiuvante o partecipando a un’impresa familiare, può maturare specifici diritti previsti dalla legge.
Per questo motivo è importante distinguere tra semplice aiuto occasionale e collaborazione stabile, poiché da tale differenza derivano obblighi e tutele molto diverse sia per il familiare sia per il titolare dell’attività.

Quando devono essere versati i contributi INPS per un collaboratore familiare?

I contributi INPS devono essere versati quando il familiare collabora nell’impresa in modo abituale e prevalente, assumendo il ruolo di coadiuvante familiare. In questo caso, il titolare dell’attività deve iscrivere il familiare alla gestione previdenziale INPS Artigiani e Commercianti e adempiere agli obblighi contributivi previsti dalla normativa. L’obbligo sussiste anche se il familiare non percepisce una retribuzione o un compenso specifico per l’attività svolta.

Chi deve pagare i contributi INPS del collaboratore familiare?

La responsabilità dell’iscrizione e del versamento dei contributi INPS ricade sul titolare dell’impresa. È infatti l’imprenditore che deve comunicare all’INPS l’inizio della collaborazione e provvedere al pagamento dei contributi dovuti per il familiare coadiuvante. L’eventuale mancata iscrizione o il mancato versamento dei contributi può comportare il recupero delle somme dovute, oltre all’applicazione di sanzioni e interessi da parte dell’INPS.

Chi paga i contributi del coadiuvante?

I contributi previdenziali del coadiuvante familiare sono versati dal titolare dell’impresa, che è responsabile dell’iscrizione del familiare all’INPS e del corretto adempimento degli obblighi contributivi.
Dal punto di vista economico, tuttavia, i contributi sono riferiti alla posizione previdenziale del coadiuvante e possono essere sostenuti direttamente dal titolare oppure essere successivamente riaddebitati al familiare, secondo gli accordi interni all’impresa.
In ogni caso, nei confronti dell’INPS il soggetto responsabile del versamento rimane il titolare dell’attività. In caso di omesso pagamento, sarà infatti quest’ultimo a rispondere delle somme dovute, degli interessi e delle eventuali sanzioni.

Qual è il compenso per un coadiuvante familiare?

Il coadiuvante familiare non deve necessariamente percepire uno stipendio o un compenso periodico. La normativa previdenziale, infatti, collega l’obbligo di iscrizione all’INPS alla partecipazione abituale e prevalente all’attività dell’impresa, indipendentemente dall’esistenza di una retribuzione.
Nelle imprese individuali è frequente che il coadiuvante collabori senza percepire un compenso specifico, mentre il titolare provvede al versamento dei contributi previdenziali dovuti. Diverso è il caso dell’impresa familiare disciplinata dall’art. 230-bis del Codice Civile, dove il familiare ha diritto a partecipare agli utili dell’impresa e agli incrementi dell’azienda in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.
In altre parole, non esiste un compenso minimo o una retribuzione obbligatoria prevista dalla legge per il coadiuvante familiare. L’aspetto fondamentale è verificare se la collaborazione è abituale e prevalente, poiché da questo dipendono gli obblighi previdenziali e contributivi.
Non esiste uno stipendio minimo previsto dalla legge per il coadiuvante familiare.

Il collaboratore familiare può lavorare gratis?

Sì, il collaboratore familiare può prestare la propria attività gratuitamente. Tuttavia, l’assenza di un compenso non esclude automaticamente gli obblighi previdenziali. Se la collaborazione è abituale e prevalente, il familiare può essere comunque considerato un coadiuvante e deve essere iscritto all’INPS con il versamento dei relativi contributi. Per questo motivo è importante valutare non solo l’eventuale retribuzione, ma soprattutto le modalità concrete con cui viene svolta la collaborazione.

Il collaboratore familiare deve essere assunto?

No, il collaboratore familiare non deve necessariamente essere assunto come lavoratore dipendente. Se il familiare presta un aiuto occasionale, saltuario e non continuativo nell’impresa, non è generalmente richiesta l’assunzione. Tuttavia, quando la collaborazione diventa abituale e prevalente, il familiare può assumere la qualifica di coadiuvante familiare e deve essere regolarmente iscritto all’INPS. È quindi importante valutare la natura effettiva della collaborazione per individuare il corretto inquadramento.

Quante ore può lavorare un collaboratore familiare?

La normativa non prevede un limite preciso di ore per il collaboratore familiare occasionale. Tuttavia, la Lettera Circolare del Ministero del Lavoro n. 10478 del 10 giugno 2013 considera generalmente occasionale una collaborazione che non supera 90 giorni nell’anno solare, pari a un massimo di 720 ore annue. Se la collaborazione supera tali limiti o assume carattere abituale e continuativo, il familiare potrebbe essere considerato un coadiuvante con conseguente obbligo di iscrizione all’INPS.

Un figlio può lavorare nell’impresa del padre senza essere assunto?

Sì, un figlio può collaborare nell’impresa del padre senza essere assunto, purché l’attività sia svolta in modo occasionale e non continuativo. Se invece il figlio partecipa stabilmente all’attività aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, dovrà essere correttamente inquadrato come coadiuvante familiare e iscritto all’INPS. La semplice assenza di una retribuzione non esclude infatti gli obblighi previdenziali previsti dalla legge.

Il collaboratore familiare ha diritto alla pensione?

Dipende dalla sua posizione previdenziale. Il collaboratore familiare occasionale, non essendo generalmente iscritto all’INPS, non matura contributi pensionistici per l’attività svolta nell’impresa. Al contrario, il coadiuvante familiare regolarmente iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti versa contributi previdenziali che concorrono alla maturazione del diritto alla pensione e al calcolo della futura prestazione pensionistica.

Qual è la differenza tra collaboratore familiare e coadiuvante familiare?

La differenza principale riguarda la continuità della collaborazione. Il collaboratore familiare presta un aiuto occasionale, sporadico e non abituale nell’impresa, senza assumere un ruolo stabile nell’organizzazione aziendale. Il coadiuvante familiare, invece, partecipa all’attività in modo abituale e prevalente, contribuendo stabilmente alla gestione dell’impresa. Mentre il collaboratore occasionale non è generalmente soggetto a obblighi contributivi, il coadiuvante deve essere iscritto all’INPS e versare i relativi contributi previdenziali.


Cosa ne pensi?

44 risposte

  1. Buongiorno, Mia moglie ha un bar e io sono andato in pensione, posso lavorare senza compenso saltuariamente, mio figlio fa’ parte dell’ organico del bar come coadiuvante senza stipendio, ma inscritto all’ INPS, GRAZIE

    1. Buongiorno Ivano,
      grazie per la sua domanda.
      Sì, un familiare pensionato può collaborare senza compenso nell’attività del coniuge in modo saltuario e non continuativo, senza obbligo di iscrizione all’INPS, purché non vi sia abitualità nella prestazione.
      📌 In sintesi:
      Se la collaborazione è occasionale, gratuita e non prevalente, non è richiesta iscrizione all’INPS.
      Secondo gli orientamenti dell’INAIL, le collaborazioni del tutto occasionali e saltuarie possono essere escluse dall’obbligo assicurativo. Quando invece la collaborazione assume carattere abituale o il familiare svolge attività esposte a rischio, occorre valutare l’obbligo di assicurazione INAIL
      👦 Per quanto riguarda suo figlio, se è inserito stabilmente nell’attività come coadiuvante, è corretta l’iscrizione all’INPS anche se non percepisce stipendio (come previsto per i collaboratori familiari).
      Se ha bisogno di chiarire ulteriormente la posizione fiscale o previdenziale della sua famiglia nell’ambito dell’attività del bar, siamo a disposizione per una consulenza mirata.
      Un cordiale saluto,
      Il Commercialista Online

  2. Buongiorno, io sono collaboratrice famigliare (con atto per impresa famigliare) dell’impresa di mio fratello. Lavoro come dipendente in un altro posto a 30 ore settimanali. É corretto versare solo i contributi dove svolgo il lavoro prevalente (cioè lavoro dipendente)? La mia paura è che i contributi del lavoro dipendente poi non vengano riconsciuti a livello pensionistico.
    Grazie mille.

  3. Buongiorno , mio marito deve ristrutturare casa con cila lavori in economia da privato senza ditte esterne,può avvalersi di suo cugino come aiuto nell’ limite dei 3 mesi a giorni da definire man mano? Grazie

  4. Salve,
    madre titolare impresa individuale stagionale vorrebbe far lavorare occasionalmente il figlio minorenne che ha da poco compiuto 15 anni. come collaboratore familiare occasionale.
    Grazie per il vostro parere

  5. Salve,
    madre titolare impresa individuale stagionale vorrebbe far lavorare occasionalmente il figlio minorenne che ha da poco compiuto 15 anni. Secondo voi può rientrare nei casi di esenzione previsti dalla legge17 ottobre 1967, n. 977 art. 2 “e norme della presente legge non si applicano agli adolescenti addetti a lavori occasionali o di breve durata concernenti:
    a) servizi domestici prestati in ambito familiare;
    b) prestazioni di lavoro non nocivo, né pregiudizievole, né pericoloso, nelle imprese a conduzione familiare”
    Nel caso dovrei fare solo iscrizione Inail con DNA?
    Grazie per il vostro parere

  6. Salve sono pensionata da 4 anni. Attualmente mia nuora ha aperto un negozio. Posso aiutarla saltuariamente senza contratto? E se non fosse possibile potrei stipulare u. Contratto a chiamata senza che questo inficiare sulla mia pensione? Grazie mille

  7. Buongiorno, il coniuge coadiuvante regolarmente iscritto alla gestione INPS di appartenenza e per il quale il titolare versa i contributi sul minimale, che presta la propria collaborazione senza partecipare agli utili e senza altri compensi di qualsiasi natura, deve fare la dichiarazione fiscale in assenza di altri redditi?

  8. Se io svolgo una collaborazione famigliare occasionale per meno di 10 giornate non devo iscrivermi all Inail, ma in caso di infortunio sono comunque coperto?

    1. Buongiorno,
      la risposta è: non necessariamente.
      Se la collaborazione è realmente occasionale e rientra nei casi esclusi dall’obbligo assicurativo INAIL (prestazione meramente accidentale e nei limiti indicati dal Ministero del Lavoro), il familiare non è coperto dall’assicurazione INAIL in caso di infortunio sul lavoro.

      Proprio per questo motivo il tema va valutato con attenzione. Infatti, in molte situazioni di collaborazione familiare occasionale, pur non essendovi obblighi contributivi INPS, possono comunque sussistere obblighi assicurativi nei confronti dell’INAIL al fine di garantire la copertura contro gli infortuni sul lavoro.

      Poiché la disciplina presenta diversi aspetti interpretativi e le conseguenze di un infortunio possono essere rilevanti, consigliamo sempre di verificare preventivamente il caso concreto con un professionista prima di avvalersi della collaborazione di un familiare.

      Un cordiale saluto.

  9. Buonasera.
    Circa 30 anni fa , durante i mesi estivi (quando non ero ancora maggiorenne) ho aiutato mia mamma nella sua attività commerciale di cui lei era titolare (come ditta individuale) in qualità di collaboratore familiare occasionale per circa 2 mesi all’anno (60 gg all’anno) senza tuttavia versare contributi INPS.

    E’ possibile chiedere, attraverso il ricongiungimento A TITOLO ONEROSO, il riconoscimento di tali periodi di contributi?
    Motivo: questi mesi (in totale 6) mi farebbero comodo per i contributi di pensione ad oggi maturata.
    Potete darmi info al riguardo ?
    Vi ringrazio per l’attenzione.

  10. buonasera,
    ho ditta individuale e dovrei eseguire dei lavori di manutenzione ordinaria (tinteggiatura pareti interne) di una ditta.
    Posso avvalermi dell’aiuto di mio fratello per 4 giorni senza iscrizione inps?
    devo invece fare assicurazione inail?
    devo inserirlo come collaboratore occasionale/famigliare dove? nel caso come inserisco tale variazione temporanea?
    Grazie

  11. Salve,

    Sono coadiutrice familiare nella ditta individuale di mio padre da 4 anni, per 6 mesi all’anno in maniera continuativa, pertanto i miei contributi inps vengono regolarmente versati. Ad oggi nessuno sa dirmi con chiarezza se ho diritto o meno ad un’indennità di disoccupazione, Ho provato a fare domanda di DIS COLL due volte nel 2020 e mai prima, ma è sempre stata respinta. Potrei gentilmente avere delucidazione a riguardo, continuo a leggere articoli per cercare risposte ma non le trovo e anche il nostro commercialista non è chiaro. Forse il collaboratore ha diritto e il coadiuvante no?

    Molte grazie

  12. Buongiorno,
    mia moglie ha un’ attività di somministrazione, io sono un dipendente pubblico posso darle una mano in occasione di fiere o in casi particolari? Non ho l’obbligo di comunicazione INPS, ma per quanto riguarda l’INAIL??
    Grazie

    1. Gentile Vincenzo,
      certo come collaboratore familiare occasionale. Deve iscriversi all’INAIL.
      Cordialità

  13. Buonasera, mia ex nuora chiede a me e mio marito l’assegno di mantenimento per il nostro nipote ,perché nostro figlio è in carcere e non può, ha dichiarato di lavorare occasionalmente dal padre in campagna, ma noi sappiamo che lavora tutti i giorni, possiamo denunciare all’ispettorato del lavoro? Oppure è la nostra parola contro la sua?loro possono realmente verificare le nostre dichiarazioni? Ci sentiamo presi in giro, abbiamo offerto gli alimenti, ma lei pretende un assegno in denaro,Cordialmente la ringrazio se vorrà darmi un consiglio Monica

  14. Salve, hai fini di un controllo dell’ispettorato del lavoro, come si dimostra che il proprio figlio è nell’attività artigiana del padre occasionalmete?

  15. Salve, hai fini di un controllo del”ispettorato del lavoro, come si dimostra che il proprio figlio è nell’attività artigiana del padre occasionalmete?

    1. Salve,
      se trattasi di lavoro occasionale di un familiare occorre solo l’iscrizione INAIL.
      Cordialità

  16. Vorrei capire se in una società sas bisogna firmare qualcosa che dichiara il grado di parentela se è il cognato il collaboratore del titolare

  17. Salve! Mio è un artigiano edile e a volte tipo due volte a settimane per un paio di ore ha bisogno di me. A questo punto vi siamo rivolti al nostro commercialista che ha fatto contratto come collaboratrice però dopo tre mesi abbiamo da pagare solo per me 944 euro che giustamente per quel poco che faccio non gli guadagno neanche per sogno. Come dobbiamo fare? Grazie!!!

  18. Buongiorno,

    dal 1° di ottobre 2018 mio marito otterrà la pensione con 41 anni come lavoratore precoce.
    Potrebbe aiutarmi per qualche ora alla settimana nella mia attività commerciale, senza ovviamente percepire compenso? Ci è stato detto che potrebbe perderla.
    Grazie per la risposta

  19. Buongiorno, vorrei sapere se ci sono state modifiche alla legge.
    Non mi è chiaro come chi sia preposto al controllo, presumo l’Ispettorato del Lavoro, possa farlo
    se non vi è un contratto scritto. In particolare io potrei aiutare i miei figli nell’attività famigliare per
    le 720 ore annue… ma come bisogna giustificarle? Nessuno sa darmi una spiegazione grazie.

  20. Buongiorno,mio marito ha una rosticceria e vorrei sapere dato che io e i nostri 2 figli lo aiutiamo,se dobbiamo pagare tutti e 4 i contributi ,,(cosa assolutamente impossibile) e inoltre il nostro consulente ci ha detto che non possiamo mettere in regola i ragazzi perché nostri figli.Io credo che non é una cosa giusta ,per questo motivo chiedo aiuto per un futuro migliore grazie anticipatamente

  21. buongiorno
    mia moglie è produttore agricolo e io vorrei aiutarla nella vendita dei prodotti. Rimanendo sotto le 720 ore non obbligo alcuno nei confronti dell’inps?
    Devo comunque denunciare la mia presenza all’inps come coaiuvante o, essendo una collaborazione occasionale, non devo dire nulla a ll’inps e fare solo l’iscrizione all’inail?
    grazie

  22. interessante , vorrei sapere mia moglie è commerciante un bar e una edicola su due unità locali può farsi aiutare dalla figlia studente per 3/4 ore al di per 5 giorni settimana senza versare INPS per la figlia grazie per risposta

  23. lavoro da 4 anni come coadiuvante,ho diritto ad un disoccupazione nel caso io lascio questo lavoro£

  24. la mia compagna di vita ma non convivente puo’ aiutarmi occasionalmente nell attivita’ di ristorazione?

  25. buonasera, chi presta la propria attività in modo continuativo e prevalente come collaboratore familiare, presso un centro revisioni in quale categoria deve pagare i contributi INPS non avendo ancora i requisti per essere iscritto come artigiano?

  26. Salve, nel caso di un familiare che presta lavoro gratuito, è necessario anche stipulare un contratto con la ditta individuale in oggetto?

  27. Ottimo articolo ma i collaboratori familiari coo menoo di 90 giorni hanno diritto alla disoccupazione?

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