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Riconciliazione bancaria: come funziona

SOMMARIO

In moltissime aziende la riconciliazione bancaria è considerata un’attività “di routine”, quasi un passaggio tecnico affidato all’amministrazione o al commercialista. In realtà è uno dei pilastri della corretta gestione finanziaria.

In un contesto in cui i flussi di cassa si moltiplicano, bonifici istantanei, POS, incassi da marketplace, pagamenti automatici, carte aziendali, SDD ricorrenti, la probabilità che contabilità e banca si disallineino aumenta in modo esponenziale.

E quando i numeri non sono allineati, le decisioni diventano fragili.

La riconciliazione bancaria serve proprio a questo: garantire che i dati finanziari su cui l’imprenditore prende decisioni siano affidabili, coerenti e aggiornati.

Cos’è la riconciliazione bancaria

La riconciliazione bancaria è il processo con cui si verifica la corrispondenza tra:

  • i movimenti registrati nella contabilità aziendale
  • e quelli riportati nell’estratto conto della banca

L’obiettivo non è solo “far tornare il saldo”, ma assicurarsi che ogni movimento finanziario sia stato correttamente rilevato, classificato e contabilizzato.

In altre parole, è il punto di incontro tra realtà finanziaria e rappresentazione contabile.

Se la contabilità è la fotografia dell’azienda, la riconciliazione bancaria è il controllo che garantisce che quella fotografia non sia sfocata.

Perché è così importante per un imprenditore

Molti imprenditori guardano il saldo del conto corrente come unico indicatore di liquidità. È un errore molto comune.

Il saldo bancario non racconta sempre la verità operativa dell’azienda. Può includere:

  • incassi non ancora registrati in contabilità
  • pagamenti disposti ma non ancora contabilizzati
  • addebiti automatici non rilevati
  • commissioni bancarie non registrate
  • partite in transito

Senza una riconciliazione regolare si rischia di prendere decisioni su dati incompleti.

Immaginiamo una PMI che debba decidere se investire 30.000 euro in un nuovo macchinario. Il conto corrente mostra una disponibilità di 80.000 euro. Sembra sostenibile.

Ma se 25.000 euro sono già impegnati in pagamenti programmati non ancora contabilizzati, e 10.000 euro derivano da incassi POS non ancora correttamente registrati, la reale liquidità disponibile è molto diversa.

La riconciliazione bancaria evita questo tipo di errore decisionale.

La riconciliazione come strumento di controllo interno

Oltre alla liquidità, la riconciliazione bancaria è uno strumento di presidio.

Consente di intercettare:

  • errori di digitazione
  • registrazioni duplicate
  • omissioni contabili
  • addebiti non autorizzati
  • incongruenze tra importi

In aziende con volumi medio-alti di transazioni, anche una piccola percentuale di errore può generare effetti significativi nel tempo.

Un errore di 500 euro può sembrare trascurabile. Ma se si ripete più volte o rimane nascosto per mesi, può alterare il risultato economico, il saldo IVA, la situazione finanziaria e perfino il bilancio.

Dal punto di vista normativo, l’articolo 2214 del Codice Civile impone la corretta tenuta delle scritture contabili. Senza riconciliazione bancaria è impossibile garantire la piena attendibilità del mastro banca.

Quando i conti non tornano: cosa sta succedendo davvero?

Le differenze tra saldo contabile e saldo bancario non sono sempre sintomo di errore grave. Spesso derivano da dinamiche fisiologiche.

La prima causa è lo sfasamento temporale. Può accadere che un bonifico venga registrato in contabilità il giorno dell’emissione, ma venga addebitato dalla banca il giorno successivo. Oppure che un incasso venga accreditato con valuta differita.

In questi casi la differenza è temporanea.

Altre volte il problema nasce da costi bancari non registrati: commissioni, interessi, spese di gestione. Sono movimenti piccoli ma frequenti.

Non mancano poi gli errori umani: inversioni di cifra, doppie registrazioni, movimenti contabilizzati sul conto sbagliato.

Infine, esistono situazioni più delicate: errori storici mai corretti che si trascinano negli anni. In questi casi la differenza non è temporanea ma strutturale e richiede un intervento tecnico di ricostruzione.

Come si fa correttamente la riconciliazione bancaria

La riconciliazione non è un’operazione improvvisata. Deve seguire una metodologia chiara.

Si parte dall’estratto conto bancario del periodo di riferimento, generalmente il mese. Si confrontano uno per uno i movimenti con quelli registrati nella prima nota o nel gestionale.

Per ogni movimento bancario si verifica che esista la registrazione contabile corrispondente. Allo stesso tempo si controlla che ogni registrazione contabile abbia un effettivo riscontro in banca.

Durante questo confronto emergono tre tipologie di situazioni:

  1. Movimenti perfettamente allineati
  2. Movimenti presenti solo in contabilità
  3. Movimenti presenti solo in banca

Nel secondo caso si tratta spesso di partite in transito. Nel terzo caso è necessario registrare l’operazione mancante.

La riconciliazione è completata quando il saldo contabile coincide con il saldo bancario, al netto delle differenze giustificate.

Un esempio pratico

Immaginiamo che a fine mese il saldo contabile del conto banca sia pari a 52.430 euro, mentre il saldo bancario riporti 50.980 euro.

La differenza è di 1.450 euro.

Analizzando i movimenti emerge che:

  • è stato registrato un bonifico in uscita di 1.200 euro non ancora addebitato
  • non sono state contabilizzate commissioni bancarie per 250 euro

Registrando le commissioni e considerando il bonifico in transito, i saldi tornano.

Questo esempio mostra come una differenza apparentemente “strana” possa essere spiegata in modo logico.

Con quale frequenza va fatta?

Non esiste una norma che imponga una cadenza precisa. Tuttavia, per una PMI è fortemente consigliata la frequenza mensile, possibilmente in concomitanza con la liquidazione IVA.

In attività con elevato numero di transazioni, retail, eCommerce, ristorazione, la riconciliazione settimanale riduce il rischio di accumulare errori.

Attendere la chiusura annuale è una pratica rischiosa: più tempo passa, più difficile diventa ricostruire le anomalie.

Riconciliazione manuale o automatica?

I software gestionali moderni permettono di importare automaticamente gli estratti conto e abbinare i movimenti in modo semi-automatico.

Questo riduce il tempo operativo e l’errore umano.

Tuttavia, l’automazione non elimina la necessità di controllo professionale. I software abbinano per importo e data, ma non comprendono la natura economica dell’operazione.

La supervisione rimane fondamentale.

Cosa succede se non fai la riconciliazione bancaria

Non farla regolarmente può portare a:

  • liquidità sovrastimata o sottostimata
  • errori nel bilancio
  • difficoltà nella chiusura contabile
  • problemi in caso di verifica fiscale
  • perdita di controllo sulla tesoreria

Spesso le aziende che non riconciliano con regolarità si accorgono del problema solo quando emergono squilibri importanti.

Riconciliazione bancaria e gestione strategica

Per un imprenditore evoluto la riconciliazione non è un’attività amministrativa, ma uno strumento di governo.

Sapere con precisione quanta liquidità è realmente disponibile consente di:

  • pianificare investimenti
  • gestire finanziamenti
  • valutare distribuzione di utili
  • negoziare con le banche
  • monitorare tensioni finanziarie

È una base tecnica su cui si costruisce la strategia.

La riconciliazione bancaria è uno dei processi più sottovalutati nella gestione aziendale. Eppure è tra i più importanti. Non è solo un confronto numerico tra banca e contabilità. È un presidio di affidabilità, controllo e consapevolezza finanziaria.

Un’azienda che riconcilia regolarmente:

  • prende decisioni migliori
  • riduce i rischi
  • migliora la propria credibilità
  • affronta controlli con serenità

Se hai dubbi sullo stato del tuo mastro banca o vuoi verificare che la tua contabilità sia davvero allineata, puoi richiedere una prima consulenza con IlCommercialistaOnline.

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