Finte partite iva addio

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Quali sono gli indici per verificare le FALSE PARTITE IVA? 

I tre indici per stabilire se un contratto a progetto è falso

Dal primo gennaio 2015 entra nel vivo la riforma voluta dal Ministro Fornero sull’emersione delle cosiddette “false partite IVA”, ossia di quei contratti di collaborazione esterna che, invece, nascondono un vero e proprio rapporto subordinato con l’azienda datrice di lavoro.

La legge Fornero aveva fissato al 31 dicembre il primo termine biennale per il controllo della “mono committenza”, ossia per verificare la genuinità del rapporto di lavoro autonomo di cui sia intestatario un titolare di partita Iva. Quindi la questione interessa coloro che svolgono attività di impresa individuale di servizi, ovvero ai lavoratori autonomi privi di un ordinamento o di un iscrizione a un elenco.

Da ora scatteranno, pertanto, i controlli a tappeto. È bene allora verificare quello che stabilisce la normativa per capire se il proprio rapporto è a rischio o meno.

In particolare, la legge stabilisce che il rapporto di lavoro autonomo si presume nasconderne uno di natura subordinata qualora siano presenti almeno due delle tre seguenti condizioni:

1. se la collaborazione con lo stesso committente ha una durata complessiva maggiore di 8 mesi all’anno, per due anni consecutivi. In pratica, il rapporto di lavoro non deve aver sforato gli otto mesi per ciascun anno;

2. se il corrispettivo percepito con la collaborazione “incriminata” (anche se fatturato a più soggetti riconducibili allo stesso centro d’imputazione di interessi) sia stato superiore all’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di 2 anni solari consecutivi;

3. se il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro (anche se non a uso esclusivo) presso una delle sedi del committente.

Se due di tali tre indici non sono rispettati, gli ispettori del lavoro, senza compiere ulteriori accertamenti, potranno ascrivere la collaborazione a partita Iva nell’alveo delle collaborazioni coordinate e continuative.

Al committente/datore di lavoro è sempre consentito provare il contrario (cosiddetta “inversione dell’onere della prova”). Ma se non è in grado di dimostrare l’esistenza di una collaborazione a progetto [4] allora il rapporto di lavoro si presume essere di tipo subordinato a tempo indeterminato, fin dal giorno della sua costituzione.

Le eccezioni

La legge prevede, tuttavia, che se si verificano entrambi i due seguenti casi, non scatta la presunzione di co.co.pro:

  • il lavoratore deve possedere competenze teoriche elevate o particolari capacità tecnico-pratiche (la circolare 32 fornisce alcuni esempi);
  • il lavoratore deve essere titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi alla gestione Inps commercianti (19.395 euro per il 2014, per il 2015 il limite è da definire).

Via libera anche se la collaborazione viene svolta nell’ambito di una attività iscritta a un Ordine professionale o derivante dall’iscrizione in Albi o elenchi. Si pensi al caso di un fisioterapista che svolga la propria attività per una sola società sportiva a condizione che sia in possesso del diploma abilitante, sia iscritto negli elenchi professionali tenuti e controllato da un’amministrazione pubblica.

Per ulteriori informazioni di natura fiscale, contabile e del lavoro, puoi contattarci compilando il form sottostante.

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