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Gli step per aprire partita IVA: la guida completa 2020

Sommario
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(Last Updated On: 2 Novembre 2020)

L’apertura della partita IVA è qualcosa che spaventa ancora molte persone. Un po’ per il rischio imprenditoriale, un po’ per il timore delle tasse, degli adempimenti e delle cartelle esattoriali… un po’ perché convinti che sia un’operazione complessa e con numerose insidie dietro l’angolo. Aprire partita iva in realtà richiede attenzione, ma con il supporto di professionisti esperti, è veloce e sicuro.

La scelta di aprire una P. IVA è alla base di più e diversi scenari: desiderio di essere un freelance, voglia di avviare il proprio business o la propria start-up, dovere legato all’iscrizione all’Albo e inizio dell’esercizio della professione.

Le domande, soprattutto all’inizio, sono molte. Occorre raccogliere informazioni il più possibile chiare e precise, senza rischiare di fare confusione. Per questo motivo abbiamo deciso di scrivere questa breve, ma essenziale guida. Illustriamo i passaggi principali da seguire per aprire la partita iva, senza il timore di incorrere in penali e sanzioni, chiarendo gli aspetti legati alle imposte e ai contributi previdenziali.

Dalla prestazione occasionale alla Partita IVA

Spesso prima di aprire partita IVA, la maggior parte dei lavoratori autonomi come Web Designer, Avvocati, Programmatori utilizzano una scorciatoia più semplice e veloce. Si tratta della prestazione occasionale che prevede l’emissione di una semplice ricevuta e l’applicazione di una trattenuta pari al 20% del compenso lordo (la cosiddetta ritenuta d’acconto).

Con la prestazione occasionale è possibile “provare” a entrare nel mondo del lavoro autonomo senza dover aprire Partita IVA. Attenzione, però, la ricevuta occasionale è uno strumento molto limitato e non può essere utilizzato per tutte le attività. Non è, infatti, possibile emettere una prestazione occasionale come artigiano o estetista; è invece possibile ricorrere alla prestazione occasionale per attività come il seo specialist o il copywriter.

Affinché una prestazione possa essere effettivamente considerata come occasionale occorre che si tratti di una collaborazione limitata nel tempo e non continuativa. Pertanto, quando l’attività perde il requisito dell’occasionalità e si trasforma in un lavoro abituale occorre necessariamente aprire Partita IVA a prescindere dal reddito percepito.

Come aprire Partita IVA in 3 semplici step

I tempi per aprire Partita IVA sono molto brevi, generalmente occorrono meno di 24 ore per un libero professionista (per i quali non vi sono costi aggiuntivi) e un minimo di 10 – 15 giorni per le ditte individuali. La tempistica per l’apertura di una ditta individuale è maggiore in quanto occorre effettuare anche l’iscrizione al Registro delle Imprese (sezione Albo degli Artigiani o Camera di Commercio) tramite la procedura ComUnica e spesso è necessario presentare la SCIA.

Aprire Partita IVA è un’operazione molto semplice che avviene direttamente online. I passi fondamentali sono essenzialmente tre e riguardano le scelte che andranno a influenzare l’andamento dell’attività anche negli anni successivi.

1. La scelta del Regime Fiscale

Per chi si appresta ad aprire partita IVA e rispetta determinati requisiti, c’è la possibilità di usufruire di un regime fiscale agevolato: il regime forfettario introdotto nel 2014 e modificato successivamente. Questo regime permette di risparmiare imposte e contributi ed è molto vantaggioso.

Possono accedere al regime forfettario le Partite IVA individuali che fatturano meno di 65.000 euro/anno e che sono in possesso di determinati requisiti.
Per maggiori info sul regime forfettario scarica il nostro ebook gratuito: Aprire la Partita IVA Agevolata 2020.

Il regime forfettario prevede la deduzione dei costi a forfait sulla base di una percentuale che varia in base al Codice ATECO (il cosiddetto “coefficiente di redditività“).

Dedotti i costi calcolati in modo forfettario e gli eventuali contributi previdenziali versati si ottiene il reddito imponibile. Su tale importo occorre applicare l’imposta del 5% o del 15%.
Per approfondire quando applicare il 5% o il 15% leggi il nostro post: Regime Forfettario 5% o 15%? Quando?

Per simulare un calcolo su quanto si pagherebbe di imposte e contributi adottando il regime forfettario è possibile utilizzare il nostro tool gratuito: CALCOLA GRATIS IMPOSTE REGIME FORFETTARIO!

Quando non è possibile accedere al regime forfettario allora si deve optare per l’apertura della partita IVA in regime fiscale ordinario assoggettata ad IRPEF, addizionali comunali e regionali, IRAP se ne ricorrono i presupporti e IVA.

2. Come scegliere il Codice ATECO

Il codice ATECO (ATtività ECOnomica) è una combinazione alfanumerica per contraddistinguere le singole attività economiche. Occorre riportare questo codice al momento di aprire la Partita IVA.

La scelta del codice ATECO appropriato è fondamentale in quanto da esso, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, dipende il coefficiente di redditività per coloro che adottano il regime forfettario e la corretta gestione previdenziale a cui iscriversi.

3. Quali contributi pagare: INPS o Cassa di Previdenza?

Il terzo step riguarda proprio l’iscrizione alla gestione previdenziale appropriata. Si tratta di un passaggio fondamentale in quanto da questa scelta dipendono i contributi previdenziali da versare con la partita iva.

Per le attività riservate solo a quei professionisti che hanno superato un esame di abilitazione e/o che risultano iscritti ad un apposito Albo o Ordine Professionale, come ad esempio Medici, Notai, Avvocati, Commercialisti, esiste una Cassa Previdenziale specifica. Questo significa che, al momento di versare i contributi previdenziali, bisognerà attenersi alle regole e alle aliquote da essa indicate.

Per tutte le altre attività occorre iscriversi all’INPS. Attenzione, però, che i contributi dovuti variano a seconda dell’attività svolta. In particolare, per le ditte individuali occorre effettuare l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, mentre per i professionisti senza cassa occorre iscriversi alla Gestione Separata INPS.

INPS e partita IVA per le ditte individuali

Le ditte individuali sono tenute ad iscriversi alla Gestione IVS dell’INPS Artigiani e Commercianti, versando i contributi fissi sul minimale pari a circa 3.777,84 euro annui (così suddivisi: 3770,40 euro a titolo di IVS e 7,44 euro a titolo di maternità).

Per i contribuenti che iniziano un’attività commerciale o artigianale adottando il regime forfettario, la Legge di Stabilità 2016 ha introdotto uno sconto contributivo pari al 35% dei contributi fissi INPS da pagare alla Gestione Commercianti o Artigiani (per effetto dell’agevolazione i contributi sul minimale dovuti sono pari a 2.500 euro circa annui).

INPS e partita IVA per i professionisti “senza cassa”

I professionisti che non sono tenuti ad iscriversi in appositi Albi e che non hanno una cassa previdenziale autonoma (come ad esempio i freelance, i consulenti d’impresa, i consulenti informatici, e comunque tutti gli altri professionisti senza Albo), sono tenuti ad iscriversi all’INPS Gestione Separata e al pagamento dei relativi contributi.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, il versamento avviene solo in proporzione al volume d’affari effettivamente prodotto. I contributi, infatti, si calcolano sul reddito imponibile, con aliquota al 25,72%.

Concludendo…

Se da un lato aprire Partita IVA potrebbe incutere timore, talvolta rappresenta un’opportunità per crescere professionalmente e per farsi strada nel proprio settore. Se poi si hanno i requisiti per usufruire del regime forfettario, le imposte da versare sono molto basse (5% o 15%) e non occorre applicare nemmeno la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi.





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